Il Gruppo Campanario
Le campane di Montegaldella
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Poesie sulle campane



STORIA DELLE CAMPANE

La campana è uno strumento a vaso rovesciato, solitamente in bronzo, con battaglio di ferro appeso all'interno, il quale, se percosso fa emanare un suono squillante.
Il nome lo si fa derivare dal famoso bronzo della Campania con cui si ritiene siano state fuse le prime campane da S.Paolino, Vescovo di Nola. In realtà l'uso della campana era conosciuto, particolarmente in Oriente, già da parecchi secoli prima di Cristo.
I primi cristiani conoscevano i tintinnabula ma ne dovevano fare un uso assai limitato per le loro funzioni e sempre "interno", dovendo mantenere quanto più possibile segreti il luogo e l'ora dei loro convegni per non incorrere nei rigori delle leggi imperiali romane, che condannavano la religione cristiana come contraria allo Stato. Segnali rumorosi, o signa com'erano chiamati, molto probabilmente cominciarono ad essere usati dopo che l'Editto di Costantino del 313 assicurò ai cristiani assoluta libertà di pubblica professione della fede, garantendone altresì rispetto e incolumità.
I tintinnabula e i signa possono, a ragione, essere considerati quindi predecessori e precursori delle campane, quantunque fra quelli e queste corra una notevole differenza. Viene spontaneo domandarsi in qual maniera, dai primitivi tintinnabula e dai signa si sia passati alle vere campane; quando queste abbiano fatto la loro apparizione e chi ne sia stato l'ideatore. La risposta non è facile, correndo in proposito diverse congetture.Comunque, la maggior parte degli storici è concorde nell'attribuirne la paternità a S. Paolino, come già detto. Lo spessore della campana non è uniforme, presentando un ingrossamento nella testata e nel bordo, praticamente i due punti ove è richiesta una maggior resistenza. All'esterno si presenta variamente ornata da fregi, stemmi e scritte. All'interno invece è perfettamente liscia e sul fondo presenta un'asola di ferro per l'agganciamento del battaglio. Originariamente le campane non avevano la forma attuale ed erano povere d'ornati. Dai rari esemplari esistenti e dai pochi documenti che è stato possibile consultare, risulta che all'inizio presentavano le forme più impensate. Solo in epoche abbastanza recenti esse hanno cominciato ad assumere quelle odierne.

Naturalmente, con l'evoluzione della forma si è venuto perfezionando e abbellendo anche l'aspetto esteriore e dagli antichi semplicissimi ornati si è arrivati alle moderne decorazioni. Attraverso una plurisecolare esperienza, poi, i fonditori di campane sono giunti anche a dare loro una voce perfetta, pastosa e robusta, sia mediante una migliore dosatura di metalli, che formano la lega, sia con una più proporzionata distribuzione del metallo lungo le pareti del vaso sonoro. E proprio da tale perfezione di suono discendono la cultura e la passione delle campane, dei loro magnifici e solenni concerti che espandendosi su città e paesi conquistano le persone non solo ad ascoltarli ma pure a realizzarli manovrandole direttamente. Così diventano migliaia e migliaia i "campanari" interessati ai sistemi di suono che sono parecchi e diversificati.
Il più antico è certamente quello del dondolamento del battaglio a campana ferma. Si trova ancora in uso in parecchie zone dell'Italia centro-meridionale.

Un altro, pure assai antico, è quello definito a staffa. La campana, in questo caso, è appesa ad un piccolo ceppo che si adagia su due perni, al quale viene applicata una robusta pertica, o timone, alla cui estremità va agganciata una fune che scende fino al pianterreno del campanile. Agendo sulla corda si imprime alla campana un leggero movimento di oscillazione che produce un contemporaneo dondolamento del battaglio. Questo sistema dà i medesimi risultati del precedente con l'unico vantaggio che lo squillo ha una maggiore potenza.

Notevolmente diffuso specie nel Friuli-Venezia Giulia, è il sistema a slancio che, talvolta, presenta l'armatura di sostegno a sospensione e prevede che le campane siano provviste di un ceppo non molto pesante e di una mezza ruota. Una delle sue estremità è fornita di un anello per l'aggancio della fune di manovra. Una volta messe in movimento, le campane vengono lanciate ad una altezza di 30-40 gradi e producono uno squillo prolungato, caratteristico, potente ed in pari tempo gradevole.

Da ultimo abbiamo il sistema moderno a campane giranti, sicuramente il più rispondente alle esigenze della chiesa, e che, a seconda delle diverse caratteristiche di armamento e di montaggio, si suddivide in tre categorie:emiliano, lombardo e veronese. La diversa denominazione discende ovviamente dalla città o regione in cui viene più intensamente praticato.

Il più antico dei tre, a campane giranti, è quello Emiliano. Esso comporta, generalmente, concerti di sole quattro campane, intonate a salto:do, re, mi, sol; oppure: do, mi, fa, sol. Per realizzarli i campanari emiliani devono salire fin sotto le campane che, se particolarmente pesanti, li costringono addirittura a salire sul castello. L'inizio e il termine delle concertazioni vengono eseguiti con molta perfezione poiché i campanari, mettendo audacemente le mani entro la campana in oscillazione, accelerano, ritardano o arrestano il movimento del battaglio a seconda delle necessità.
Il sistema Lombardo Ambrosiano trova larga applicazione ovviamente in Lombardia. A differenza del precedente, in questo i concerti sono montati su armature di metallo le quali, oltre ad essere meno ingombranti e più solide consentono una diversa distribuzione delle campane, che possono anche essere esposte ai finestroni della cella. Agendo su di esse si mettono in movimento con oscillazioni sempre più ampie, fino a far loro descrivere un arco completo per portarle nella posizione di all'impiedi, cioè con la bocca verso l'alto e il ceppo in basso. Per effetto di una spranga di arresto, che contrasta con una balestra infissa nel castello, la campana può salire all'impiedi da una sola parte e in tale posizione può comodamente rimanere senza che qualcuno ve la trattenga. Essa poi, considerata la profonda svasatura del ceppo, risulta eccessivamente bilanciata e di movimento assai lento. Perciò non si possono ottenere vere suonate ma semplici successioni di note a scala alterna, e non tanto per la lentezza dei bronzi, quanto per la citata spranga d'arresto che costringe ogni campana ad emettere, sempre, un doppio squillo prima di adagiarsi sulla balestra ammortizzatrice.
Ultimo, e certamente più completo, dei tre sistemi a campane rotanti è quello Veronese, così denominato perché sorto a Verona. È da ritenersi il meno vecchio dei tre, costituendone la derivazione con assunzione dei pregi ed eliminazione dei difetti. In esso la campana gode di piena libertà di movimento in ambedue i sensi affidandosi, per rimanere in equilibrio, unicamente alla valentia del suonatore che la manovra. Il sistema veronese è pressoché identico al lombardo, ma con alcune varianti:

-maggiore velocità delle campane;

-assenza di sbarre o congegni d'arresto per la posizione di riposo, ottenuta solo per la tecnica del suonatore;

-emissione di un unico squillo, grazie alla possibilità della campana di raggiungere la posizione verticale salendo da ambo i lati della corsa.

Ultimo e più completo, abbiamo definito il sistema veronese. Non si pensi, con ciò, che esso sia andato esente da obiezioni e critiche.Il sistema veronese, mantenendo inalterata la personalità del suonatore di campane, gli ha saputo garantire l'incolumità da qualsiasi pericolo, non essendo costretto a salire in cella a manovrare direttamente i bronzi, con le mani, con le braccia, con le spalle o con i piedi.

Anche le campane di Montegaldella sono montate a Sistema Veronese, azionate, curate e amate da un vivace gruppo di "campanari”.



 

Testi a cura di Lucio Barbieri




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