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Il presbiterio

L'altare maggiore

L'antico altare di marmo bianco di Carrara fu eretto nel 1907. Il tabernacolo con la custodia del Santissimo Sacramento è in marmo policromo e risale al XVII secolo. Fu collocato tra due angeli di pietra (opera di Giovanni Scarante di Pietrasanta) posti sopra l'altare.

Altare della Custodia del Sacramento Eucaristico e Pala di S. Michele Arcangelo.

La cupola

La cupola sopra l'altare maggiore fu dipinta da Don Demetrio Alpago nel 1907 che volle rappresentare la Santa Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo circondati dal coro degli Angeli. Nelle quattro vele gli evangelisti: Matteo, Luca, Marco e Giovanni.

La cupola: Santissima Trinità con il coro degli angeli e i quattro Evangelisti (Demetrio Alpago, 1907)

San Michele Arcangelo debella Satana
Giuseppe Tomasini (1652-1731)

L'altar maggiore è dedicato a San Michele Arcangelo, titolare della Chiesa. Realizzato nel 1658, come riporta l'iscrizione sul coronamento, l'altare ospita una grande pala raffigurante San Michele Arcangelo che debella Satana. La complessa composizione si articola su due registri: in quello superiore compare la luminosa figura di Michele in veste di guerriero che calpesta e trafigge Lucifero con una lancia. Nella parte inferiore del quadro sono raffigurati gli angeli ribelli che precipitano nelle fiamme dell'inferno creando una movimentata composizione dai forti effetti drammatici accentuati dal marcato chiaroscuro. Sotto il profilo stilistico l'opera appartiene all'ambiente vicentino del tardo Seicento dominato dalla generazione dei pittori della scuola di Giulio Carpioni. Tra i vicentini appartenenti all'orbita di Carpioni la pala sembra essere atribuibile a Giuseppe Tomasini (1652-1731) considerato uno dei più fedeli collaboratori del maestro. In particolare la figura dell'arcangelo Michele ricorda alcune tipologie care al Tomasini come mostra il confronto con il San Martino nella pala "l'Apoteosi di San Nicola" della parrocchiale di Santa Maria di Castello di Arzignano. Quanto alla datazione il dipinto di Montegaldella sembra essere collocabile verso la fine degli anni novanta del Seicento, esso rivela infatti strette affinità con la grande tela raffigurante la "Madonna di Monte Berico implorata da Vincenza Pasini mette in fuga la peste" dipinta da Tomasini intorno al 1695-1700 per l'importante santuario vicentino e considerata l'opera dell'artista maggiormente influenzata dalla pittura tenebrosa. La pala venne realizzata dopo l'altar maggiore che la ospita, datato 1658. Non è da escludere dunque, come avveniva frequentemente, che in un primo tempo sul rinnovato altare sia stata mantenuta la pala antica, e che solo dopo quasi cinquant'anni si sia provveduto a farne realizzare una nuova. Committente del dipinto fu Gaetano Negri come enunciato nell'iscrizione che compare sul tronco spezzato all'estremità sinistra del quadro ove si legge: "Caietani Nigro Petas D". Gaetano fu personaggio appartenente alla nobile famiglia vicentina Negri che è ampiamente documentata a Montegaldella. Nella parrocchiale si ricorda infatti una lapide funeraria destinata ad accogliere le spoglie di Bernardino Negri figlio di Marcantonio e dei suoi eredi. Rinvenuta nel corso del rifacimento della pavimentazione e trasferita in canonica, la lapide, oggi dispersa, riportava la seguente iscrizione: "Bernardinus Nigrus Filius Q. Marci Antonii monumentum hoc pro se, filiis et heredibus pusuit anno 1658".

San Michele Arcangelo debella Satana - Giuseppe Tomasini(1652-1731)




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