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Le iniziative del 2020

IV Domenica del Tempo Ordinario
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

Giovanni Bellini, La presentazione al tempio, 1460 Fondazione Querini Stampalia (Venezia).

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore-  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.


Un figlio appartiene a Dio, non ai genitori, a cura di Ermes Ronchi

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. [...] Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme, per presentarlo al Signore. Una giovanissima coppia, col suo primo bambino, arriva portando la povera offerta dei poveri, due tortore, e il più prezioso dono del mondo: un bambino. Sulla soglia, due anziani in attesa, Simeone e Anna. Che attendevano, dice Luca, «perché le cose più importanti del mondo non vanno cercate, vanno attese» (Simone Weil). Perché quando il discepolo è pronto, il maestro arriva. Non sono i sacerdoti ad accogliere il bambino, ma due laici, che non ricoprono nessun ruolo ufficiale, ma sono due innamorati di Dio, occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. E lei, Anna, è la terza profetessa del Nuovo Testamento, dopo Elisabetta e Maria. Perché Gesù non appartiene all'istituzione, non è dei sacerdoti, ma dell'umanità. È Dio che si incarna nelle creature, nella vita che finisce e in quella che fiorisce. «È nostro, di tutti gli uomini e di tutte le donne. Appartiene agli assetati, ai sognatori, come Simeone; a quelli che sanno vedere oltre, come Anna; a quelli capaci di incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro e come vita» (M. Marcolini). Simeone pronuncia una profezia di parole immense su Maria, tre parole che attraversano i secoli e raggiungono ciascuno di noi: il bambino è qui come caduta e risurrezione, come segno di contraddizione perché siano svelati i cuori. Caduta, è la prima parola. «Cristo, mia dolce rovina» canta padre Turoldo, che rovini non l'uomo ma le sue ombre, la vita insufficiente, la vita morente, il mio mondo di maschere e di bugie, che rovini la vita illusa. Segno di contraddizione, la seconda. Lui che contraddice le nostre vie con le sue vie, i nostri pensieri con i suoi pensieri, la falsa immagine che nutriamo di Dio con il volto inedito di un abbà dalle grandi braccia e dal cuore di luce, contraddizione di tutto ciò che contraddice l'amore. Egli è qui per la risurrezione, è la terza parola: per lui nessuno è dato per perduto, nessuno finito per sempre, è possibile ricominciare ed essere nuovi. Sarà una mano che ti prende per mano, che ripeterà a ogni alba ciò che ha detto alla figlia di Giairo: talità kum, bambina alzati! Giovane vita, alzati, levati, sorgi, risplendi, riprendi la strada e la lotta. Tre parole che danno respiro alla vita. Festa della presentazione. Il bambino Gesù è portato al tempio, davanti a Dio, perché non è semplicemente il figlio di Giuseppe e Maria: «i figli non sono nostri» (Kalil Gibran), appartengono a Dio, al mondo, al futuro, alla loro vocazione e ai loro sogni, sono la freschezza di una profezia “biologica”. A noi spetta salvare, come Simeone ed Anna, almeno lo stupore.

fonte Avvenire.it


III Domenica del Tempo Ordinario
Il Signore è qui, ma riusciamo a distrarci, a cura di Matteo Liut

Giusto de' Menabuoi sec. XIV, Vocazione di San Pietro e Sant'Andrea

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia [...] Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, ma si alza una voce libera sul lago di Galilea. Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo, e va ad affrontare confini, nella meticcia Galilea, crogiolo delle genti, quasi Siria, quasi Libano, regione quasi perduta per la fede. Cominciò a predicare e a dire: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Siamo davanti al messaggio generativo del Vangelo. La bella notizia non è «convertitevi», la parola nuova e potente sta in quel piccolo termine «è vicino»: il regno è vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto; Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle. C'è polline divino nel mondo. Ci sei immerso. Dio è venuto, forza di vicinanza dei cuori, «forza di coesione degli atomi, forza di attrazione delle costellazioni» (Turoldo). Cos'è questa passione di vicinanza nuova e antica che corre nel mondo? Altro non è che l'amore, che si esprime in tutta la potenza e varietà del suo fuoco. «L'amore è passione di unirsi all'amato» (Tommaso d'Aquino) passione di vicinanza, passione di comunione immensa: di Dio con l'umanità, di Adamo con Eva, della madre verso il figlio, dell'amico verso l'amico, delle stelle con le altre stelle. Convertitevi allora significa: accorgetevi! Giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. La notizia bellissima è questa: Dio è all'opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao e di Betsaida, per guarire la tristezza e il disamore del mondo. E ogni strada del mondo è Galilea. Noi invece camminiamo distratti e calpestiamo tesori, passiamo accanto a gioielli e non ce ne accorgiamo. Il Vangelo di Matteo parla di «regno dei cieli», che è come dire «regno di Dio»: ed è la terra come Dio lo sogna; il progetto di una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani; una storia finalmente libera da inganno e da violenza; una luce dentro, una forza che penetra la trama segreta della storia, che circola nelle cose, che non sta ferma, che sospinge verso l'alto, come il lievito, come il seme. La vita che riparte. E Dio dentro. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli che gettavano le reti in mare. Gesù cammina, ma non vuole farlo da solo, ha bisogno di uomini e anche di donne che gli siano vicini (Luca 8,1-3), che mostrino il volto bello, fiero e luminoso del regno e della sua forza di comunione. E li chiama ad osare, ad essere un po' folli, come lui. Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell'uomo. Passa uno che sa reincantare la vita. E dietro gli vanno uomini e donne senza doti particolari, e dietro gli andiamo anche noi, annunciatori piccoli affinché grande sia solo l'annuncio. Terra nuova, lungo il mare di Galilea. E qui sopra di noi, un cielo nuovo. Quel rabbi mi mette a disposizione un tesoro, di vita e di amore, un tesoro che non inganna, che non delude. Lo ascolto e sento che la felicità non è una chimera, è possibile, anzi è vicina.

fonte Avvenire.it


IL BATTESIMO DEL SIGNORE

Battesimo di Cristo di Tintoretto (1578-1581), Scuola Grande di San RoccoVenezia

La scena del battesimo di Gesù apre la vita pubblica del Figlio di Dio e segna in qualche modo il passaggio dalla sua silenziosa testimonianza nell’ambito del piccolo abitato di Nazaret alla predicazione pubblica, che di lì a poco seguirà. Per questo anche la Chiesa primitiva, dovendo scegliere un sostituto di Giuda Iscariota, si dà come criterio che l’eletto debba essere “tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (At 1,21-22). Ma che cosa rappresenta in concreto il momento del battesimo di Gesù? Cosa è successo quel giorno, che ha dato una svolta alla vita di Gesù di Nazaret? Il racconto evangelico è parco di particolari, non si dilunga molto a descrivere quello che succede: ci parla della indecisione di Giovanni, di fronte alla venuta di Gesù (“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”, Mt 3,14), e di un fenomeno celeste (l’apertura dei cieli, la discesa dello Spirito in forma di colomba, e l’udirsi di una voce dal cielo), che non è chiaro da chi sia stato colto (da Gesù? da Giovanni? da entrambi?, cfr. Gv 1,32-33). Eppure questi pochi particolari sono sufficienti per darci delle piste interpretative dell’evento, perché ci comunicano il senso di quello che avvenne sulle rive del fiume Giordano duemila anni fa. L’esitazione del Battista nel battezzare Gesù testimonia che Gesù non ha bisogno di un battesimo per la remissione dei peccati: egli è l’innocente, anzi, egli è colui che toglie il peccato del mondo (cfr. Gv 1,29), egli è colui dal quale lo stesso Giovanni avrebbe bisogno di ricevere il battesimo. Ma Gesù preferisce mettersi in fila con i peccatori, perché è venuto proprio per assumere su di sé il peso e la pena di tutto il peccato umano. Nell’aprirsi dei cieli dopo il suo battesimo, comprendiamo che la strada per il cielo, per il mondo di Dio, che si era chiusa dopo il primo peccato dei progenitori, viene finalmente riaperta, per non chiudersi mai più. Con Gesù la via per il regno del Padre è ormai percorribile da tutti coloro che crederanno in lui e, attraverso il loro battesimo, saranno incorporati a lui. Lo Spirito di Dio, che discende su Gesù come una colomba, richiama la consacrazione in Spirito Santo che già nell’Antico Testamento ricevevano gli unti, i “messia”, del Signore (come Saul, Davide, i sacerdoti, ecc.). Questo abilita Gesù ad agire con la potenza di Dio, come ci ha ricordato la lettura degli Atti degli Apostoli, affinché egli passasse per le strade del mondo “beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38). Non che Gesù non fosse già colmo di Spirito fin dal suo concepimento nel seno di Maria, ma ora l’unzione spirituale diventa consacrazione pubblica all’esercizio di un ministero di guarigione e liberazione, che manifesti la vera identità di Gesù quale Figlio di Dio. La voce del Padre, che si ode su Gesù al Giordano, va interpretata alla luce della prima lettura di questa domenica. Il profeta Isaia aveva infatti proclamato, a nome del Signore, che Dio avrebbe posto il suo Spirito su un suo misterioso servo: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio” (Is 42, 1). Come la figura del servo, lumeggiata da Isaia, ha una missione da compiere verso tutti i popoli (“…porterà il diritto alle nazioni…”, Is 42,1), sia Israele che i pagani (“…ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”, Is 42,6), così Gesù vivrà il suo servizio d’amore al Padre per adempiere la stessa missione universale. Grazie al battesimo cristiano, infatti, tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro origine etnica o religiosa precedente, sono introdotti nella Chiesa, sono elevati alla vita della grazia, e divengono la famiglia dei figli di Dio, la comunità di coloro che, credendo in Gesù, sono stati guariti, liberati dal Maligno, e redenti dai loro peccati, secondo l’annuncio delle letture di questa domenica.

dal sussidio Avvento-Natale 2019


TOMBOLONE DELLA BEFANA

Sabato 4 gennaio 2020 ore 19.30, presso la pizzeria-bar 2012 a Ghizzole ci sarà il tombolone della Befana il cui ricavato sarà donato all'asilo.


VISITA MOSTRA DEI PRESEPI

Domenica 5 gennaio 2020 ci sarà la visita della mostra dei presepi presso il palazzo della Gran Guardia a Verona. Partenza ore 13.30 dal piazzale della chiesa di Montegaldella. La quota di partecipazione è di 20 euro. Le iscrizioni, con anticipo di 10 euro, si raccolgono entro e non oltre il 20 dicembre(vedi locandina). Per info contattare Leonardo STIMAMIGLIO e Andrea SCHERMIDORI.




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