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Le iniziative del 2020

DOMENICA 25 OTTOBRE - XXX DEL TEMPO ORDINARIO


 

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


DOMENICA 18 OTTOBRE - XXIX DEL TEMPO ORDINARIO


Il pagamento del tributo, Masaccio(1401-1428), Chiesa di Santa Maria del Carmine (Firenze).

Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


DOMENICA 11 OTTOBRE - XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO


Parabola del banchetto di nozze (frammento), Bernardo Strozzi(1581-1644), Gallerie dell'Accademia (Venezia).

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.  

 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 


DOMENICA 4 OTTOBRE - XXVII DEL TEMPO ORDINARIO


La vigna del Signore, Lucas Cranach il Giovane (1515-86) Stadtkirche, Wittenberg, Germania.

Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».


MARTEDI 29 SETTEMBRE

GLI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE


I tre Arcangeli - Michele di Ridolfo del Ghirlandaio (1503 -1577), Abbazia di S. Michele Arcangelo a Passignano.

Michele (Chi è come Dio?) è l’arcangelo che insorge contro Satana e i suoi satelliti (Gd 9; Ap 12, 7; cfr Zc 13, 1-2), difensore degli amici di Dio (Dn 10, 13.21), protettore del suo popolo (Dn 12, 1).
Gabriele (Forza di Dio) è uno degli spiriti che stanno davanti a Dio (Lc 1, 19), rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8, 16; 9, 21-22), annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 11-20) e a Maria quella di Gesù (Lc 1, 26-38).
Raffaele (Dio ha guarito), anch’egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; cfr Ap 8, 2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco.
La Chiesa pellegrina sulla terra, specialmente nella liturgia eucaristica, è associata alle schiere degli angeli che nella Gerusalemme celeste cantano la gloria di Dio (cfr Ap 5, 11-14; Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, «Sacrosanctum Concilium», 8).
Il 29 settembre il martirologio geronimiano (sec. VI) ricorda la dedicazione della basilica di san Michele (sec. V) sulla via Salaria a Roma.


DOMENICA 20 SETTEMBRE - XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La parabola dei lavoratori della vigna, Francesco Maffei (1605-1666), Museo di Castelvecchio (Verona).

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perchè ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchè io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


DOMENICA 13 SETTEMBRE - XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La parabola del servo malvagio, Domenico Fetti (1589-1623), Semper Gallery (Dresda).

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


DOMENICA 6 SETTEMBRE - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Amerai il tuo prossimo come te stesso»

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 13,8-10

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole; perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.


GIUBILEO PER LA TERRA

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO
1° settembre 2020

«Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo» (Lv 25,10)  

Cari fratelli e sorelle,

Ogni anno, particolarmente dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’ (LS, 24 maggio 2015), il primo giorno di settembre segna per la famiglia cristiana la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, con la quale inizia il Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, nel ricordo di san Francesco di Assisi. In questo periodo, i cristiani rinnovano in tutto il mondo la fede nel Dio creatore e si uniscono in modo speciale nella preghiera e nell’azione per la salvaguardia della casa comune. Sono lieto che il tema scelto dalla famiglia ecumenica per la celebrazione del Tempo del Creato 2020 sia “Giubileo per la Terra”, proprio nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario del Giorno della Terra. Nella Sacra Scrittura, il Giubileo è un tempo sacro per ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi.

1. Un tempo per ricordare Siamo invitati a ricordare soprattutto che il destino ultimo del creato è entrare nel “sabato eterno” di Dio. È un viaggio che ha luogo nel tempo, abbracciando il ritmo dei sette giorni della settimana, il ciclo dei sette anni e il grande Anno giubilare che giunge alla conclusione di sette anni sabbatici. Il Giubileo è anche un tempo di grazia per fare memoria della vocazione originaria della creato ad essere e prosperare come comunità d’amore. Esistiamo solo attraverso le relazioni: con Dio creatore, con i fratelli e le sorelle in quanto membri di una famiglia comune, e con tutte le creature che abitano la nostra stessa casa. «Tutto è in relazione, e tutti noi esseri umani siamo uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche tra noi, con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra» (LS, 92). Il Giubileo, pertanto, è un tempo per il ricordo, dove custodire la memoria del nostro esistere inter-relazionale. Abbiamo costantemente bisogno di ricordare che «tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri» (LS, 70).

2. Un tempo per ritornare Il Giubileo è un tempo per tornare indietro e ravvedersi. Abbiamo spezzato i legami che ci univano al Creatore, agli altri esseri umani e al resto del creato. Abbiamo bisogno di risanare queste relazioni danneggiate, che sono essenziali per sostenere noi stessi e l’intero tessuto della vita. Il Giubileo è un tempo di ritorno a Dio, nostro amorevole creatore. Non si può vivere in armonia con il creato senza essere in pace col Creatore, fonte e origine di tutte le cose. Come ha osservato Papa Benedetto, «il consumo brutale della creazione inizia dove non c’è Dio, dove la materia è ormai soltanto materiale per noi, dove noi stessi siamo le ultime istanze, dove l’insieme è semplicemente proprietà nostra» (Incontro con il Clero della Diocesi di Bolzano-Bressanone, 6 agosto 2008). Il Giubileo ci invita a pensare nuovamente agli altri, specialmente ai poveri e ai più vulnerabili. Siamo chiamati ad accogliere nuovamente il progetto originario e amorevole di Dio sul creato come un’eredità comune, un banchetto da condividere con tutti i fratelli e le sorelle in spirito di convivialità; non in una competizione scomposta, ma in una comunione gioiosa, dove ci si sostiene e ci si tutela a vicenda. Il Giubileo è un tempo per dare libertà agli oppressi e a tutti coloro che sono incatenati nei ceppi delle varie forme di schiavitù moderna, tra cui la tratta delle persone e il lavoro minorile. Abbiamo bisogno di ritornare, inoltre, ad ascoltare la terra, indicata nella Scrittura come adamah, luogo dal quale l’uomo, Adam, è stato tratto. Oggi la voce del creato ci esorta, allarmata, a ritornare al giusto posto nell’ordine naturale, a ricordare che siamo parte, non padroni, della rete interconnessa della vita. La disintegrazione della biodiversità, il vertiginoso aumento dei disastri climatici, il diseguale impatto della pandemia in atto sui più poveri e fragili sono campanelli d’allarme di fronte all’avidità sfrenata dei consumi. Particolarmente durante questo Tempo del Creato, ascoltiamo il battito della creazione. Essa, infatti, è stata data alla luce per manifestare e comunicare la gloria di Dio, per aiutarci a trovare nella sua bellezza il Signore di tutte le cose e ritornare a Lui (cfr San Bonaventura, In II Sent., I,2,2, q. 1, concl; Brevil., II,5.11). La terra dalla quale siamo stati tratti è dunque luogo di preghiera e di meditazione: «risvegliamo il senso estetico e contemplativo che Dio ha posto in noi» (Esort. ap. Querida Amazonia, 56). La capacità di meravigliarci e di contemplare è qualcosa che possiamo imparare specialmente dai fratelli e dalle sorelle indigeni, che vivono in armonia con la terra e con le sue molteplici forme di vita.

3. Un tempo per riposare Nella sua sapienza, Dio ha riservato il giorno di sabato perché la terra e i suoi abitanti potessero riposare e rinfrancarsi. Oggi, tuttavia, i nostri stili di vita spingono il pianeta oltre i suoi limiti. La continua domanda di crescita e l’incessante ciclo della produzione e dei consumi stanno estenuando l’ambiente. Le foreste si dissolvono, il suolo è eroso, i campi spariscono, i deserti avanzano, i mari diventano acidi e le tempeste si intensificano: la creazione geme! Durante il Giubileo, il Popolo di Dio era invitato a riposare dai lavori consueti, a lasciare, grazie al calo dei consumi abituali, che la terra si rigenerasse e il mondo si risistemasse. Ci occorre oggi trovare stili equi e sostenibili di vita, che restituiscano alla Terra il riposo che le spetta, vie di sostentamento sufficienti per tutti, senza distruggere gli ecosistemi che ci mantengono. L’attuale pandemia ci ha portati in qualche modo a riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili. La crisi, in un certo senso, ci ha dato la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere. È stato possibile constatare come la Terra riesca a recuperare se le permettiamo di riposare: l’aria è diventata più pulita, le acque più trasparenti, le specie animali sono ritornate in molti luoghi dai quali erano scomparse. La pandemia ci ha condotti a un bivio. Dobbiamo sfruttare questo momento decisivo per porre termine ad attività e finalità superflue e distruttive, e coltivare valori, legami e progetti generativi. Dobbiamo esaminare le nostre abitudini nell’uso dell’energia, nei consumi, nei trasporti e nell’alimentazione. Dobbiamo togliere dalle nostre economie aspetti non essenziali e nocivi, e dare vita a modalità fruttuose di commercio, produzione e trasporto dei beni.

4. Un tempo per riparare Il Giubileo è un tempo per riparare l’armonia originaria della creazione e per risanare rapporti umani compromessi. Esso invita a ristabilire relazioni sociali eque, restituendo a ciascuno la propria libertà e i propri beni, e condonando i debiti altrui. Non dovremmo perciò dimenticare la storia di sfruttamento del Sud del pianeta, che ha provocato un enorme debito ecologico, dovuto principalmente al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti. È il tempo di una giustizia riparativa. A tale proposito, rinnovo il mio appello a cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19. Occorre pure assicurare che gli incentivi per la ripresa, in corso di elaborazione e di attuazione a livello mondiale, regionale e nazionale, siano effettivamente efficaci, con politiche, legislazioni e investimenti incentrati sul bene comune e con la garanzia che gli obiettivi sociali e ambientali globali vengano conseguiti. È altresì necessario riparare la terra. Il ripristino di un equilibrio climatico è di estrema importanza, dal momento che ci troviamo nel mezzo di un’emergenza. Stiamo per esaurire il tempo, come i nostri figli e i giovani ci ricordano. Occorre fare tutto il possibile per limitare la crescita della temperatura media globale sotto la soglia di 1,5 gradi centigradi, come sancito nell’Accordo di Parigi sul Clima: andare oltre si rivelerà catastrofico, soprattutto per le comunità più povere in tutto il mondo. In questo momento critico è necessario promuovere una solidarietà intra-generazionale e inter-generazionale. In preparazione all’importante Summit sul Clima di Glasgow, nel Regno Unito (COP 26), invito ciascun Paese ad adottare traguardi nazionali più ambiziosi per ridurre le emissioni. Il ripristino della biodiversità è altrettanto cruciale nel contesto di una scomparsa delle specie e di un degrado degli ecosistemi senza precedenti. È necessario sostenere l’appello delle Nazioni Unite a salvaguardare il 30% della Terra come habitat protetto entro il 2030, al fine di arginare l’allarmante tasso di perdita della biodiversità. Esorto la Comunità internazionale a collaborare per garantire che il Summit sulla Biodiversità (COP 15) di Kunming, in Cina, costituisca un punto di svolta verso il ristabilimento della Terra come casa dove la vita sia abbondante, secondo la volontà del Creatore. Siamo tenuti a riparare secondo giustizia, assicurando che quanti hanno abitato una terra per generazioni possano riacquistarne pienamente l’utilizzo. Occorre proteggere le comunità indigene da compagnie, in particolare multinazionali, che, attraverso la deleteria estrazione di combustibili fossili, minerali, legname e prodotti agroindustriali, «fanno nei Paesi meno sviluppati ciò che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale» (LS, 51). Questa cattiva condotta aziendale rappresenta un «un nuovo tipo di colonialismo» (San Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 27 aprile 2001, cit. in Querida Amazonia, 14), che sfrutta vergognosamente comunità e Paesi più poveri alla disperata ricerca di uno sviluppo economico. È necessario consolidare le legislazioni nazionali e internazionali, affinché regolino le attività delle compagnie di estrazione e garantiscano l’accesso alla giustizia a quanti sono danneggiati.

5. Un tempo per rallegrarsi Nella tradizione biblica, il Giubileo rappresenta un evento gioioso, inaugurato da un suono di tromba che risuona per tutta la terra. Sappiamo che il grido della Terra e dei poveri è divenuto, negli scorsi anni, persino più rumoroso. Al contempo, siamo testimoni di come lo Spirito Santo stia ispirando ovunque individui e comunità a unirsi per ricostruire la casa comune e difendere i più vulnerabili. Assistiamo al graduale emergere di una grande mobilitazione di persone, che dal basso e dalle periferie si stanno generosamente adoperando per la protezione della terra e dei poveri. Dà gioia vedere tanti giovani e comunità, in particolare indigene, in prima linea nel rispondere alla crisi ecologica. Stanno facendo appello per un Giubileo della Terra e per un nuovo inizio, nella consapevolezza che «le cose possono cambiare» (LS, 13). C’è pure da rallegrarsi nel constatare come l’Anno speciale di anniversario della Laudato si’ stia ispirando numerose iniziative a livello locale e globale per la cura della casa comune e dei poveri. Questo anno dovrebbe portare a piani operativi a lungo termine, per giungere a praticare un’ecologia integrale nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle diocesi, negli Ordini religiosi, nelle scuole, nelle università, nell’assistenza sanitaria, nelle imprese, nelle aziende agricole e in molti altri ambiti. Ci rallegriamo anche che le comunità credenti stiano convergendo per dare vita a un mondo più giusto, pacifico e sostenibile. È motivo di particolare gioia che il Tempo del Creato stia diventando un’iniziativa davvero ecumenica. Continuiamo a crescere nella consapevolezza che tutti noi abitiamo una casa comune in quanto membri della stessa famiglia! Rallegriamoci perché, nel suo amore, il Creatore sostiene i nostri umili sforzi per la Terra. Essa è anche la casa di Dio, dove la sua Parola «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14), il luogo che l’effusione dello Spirito Santo costantemente rinnova. “Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnova la faccia della terra” (cfr Sal 104,30).

Roma, San Giovanni in Laterano, 1° settembre 2020  

FRANCESCO


 

 

DOMENICA 30 AGOSTO - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cristo chiama i suoi primi Discepoli, Adam Brenner, 1839 Leicester Arts and Museum.

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.

Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».


DOMENICA 23 AGOSTO - XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù Cristo consegna le chiavi a san Pietro, Pietro Vannucci detto Pietro Perugino (14481523), Cappella Sistina (Roma).

 Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


SABATO 15 AGOSTO - ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

L'Assunzione di Maria - Demetrio Alpago (1907).

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.

 Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.   Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».   Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».   Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


DOMENICA 16 AGOSTO - XX del Tempo Ordinario

Cristo e la cananea, Jean-Germain Drouais (1763-1788), Museo del Louvre (Parigi). 

Donna, grande è la tua fede!

Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». "È vero, Signore", disse la donna, "eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni". Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.


DOMENICA 9 AGOSTO - XIX del Tempo Ordinario

Ilyas Basim Khuri Bazzi Rahib, Cristo cammina sulle acque (Cristo soccorre Pietro), manoscritto dei Vangeli in lingua araba, 1684, Baltimora, Walters Art Museum.

Comandami di venire verso di te sulle acque.

Dal Vangelo secondo Matteo 
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


DOMENICA 2 AGOSTO - XVIII del Tempo Ordinario

Moltiplicazione dei pani e dei pesci (particolare), Bartolomeo Letterini (1669-1748), Chiesa di S. Pietro Martire (Murano - Venezia).

Tutti mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


DOMENICA 26 LUGLIO - XVII del Tempo Ordinario

La parabola del tesoro nascosto, Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669), Museum of Fine Arts (Boston).

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo

Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


RACCOLTA DEL FERRO VECCHIO

Sabato 4 luglio dalle 8:00 alle 16:00 raccogliamo il ferro vecchio pro parrocchia. Verrà posizionato venerdì sera un cassone dove convogliare il materiale ferroso. Invitiamo chiunque abbia ferro vecchio da buttare a portarlo quindi in canonica a Montegaldella. Spargiamo la notizia il più possibile in tutti i gruppi! Il cassone verrà ritirato verso le 16:30 di sabato pomeriggio. Grazie mille!!


DOMENICA 19 LUGLIO - XVI del Tempo Ordinario

Gesù predicatore, Carl Heinrich Bloch (1834-1890), Frederiksborg slot Museum di Hillerød, Danimarca. .

Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura.  

Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio». Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».


DOMENICA 12 LUGLIO - XV del Tempo Ordinario

Il seminatore al tramonto, Vincent Van Gogh (1853-1890), Museo Kröller-Muller (Otterlo).

Il seminatore usci a seminare (Mt 13,1-23)

Dal Vangelo secondo Matteo

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


DOMENICA 5 LUGLIO - XIV del Tempo Ordinario

Cristo, Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669), Gemäldegalerie (Berlino).

Io sono mite e umile di cuore (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il Signore Gesù, in virtù della sua intima comunione con il Padre, è davvero colui che può rivelare al mondo la vita di Dio. Il brano evangelico di questa domenica comprende l’ultima parte del capitolo undici di Matteo. Terminato il “discorso missionario” viene raccontata l’ambasciata del Battista, che offre l’occasione a Gesù di mostrare nelle opere da lui compiute la prova della sua messianicità. Poi Gesù rimprovera le città perché pur avendo visto le sue azioni straordinarie, non si sono convertite, non hanno cioè riconosciuto in lui la presenza del Messia. Il tono del discorso è molto duro, eppure cambia improvvisamente: al versetto 25 inizia il brano odierno e le parole di Gesù lasciano trasparire gioia e intima commozione. Il cambiamento è determinato proprio dal fatto che l’attenzione passa da coloro che rifiutano il Cristo a coloro che lo accolgono. E Gesù invita l’umanità a mettersi alla sua scuola. Una scuola che è comunione di vita con lui e alimenta il desiderio di imparare da lui, di averlo cioè come modello. Gesù propone il suo “giogo”, che non è una nuova legislazione, ma la sua stessa persona da accogliere e da imitare. E in particolare Gesù ci propone due sue caratteristiche: la mitezza e l’umiltà. La mitezza che Gesù ci propone non è avere un atteggiamento da perdente, ma fare nostro il suo modo di guardare agli altri pieno di compassione e di misericordia: fare nostro il suo modo di stare davanti al dolore e alla sconfitta. La croce è la scuola più grande della mitezza perché è la cattedra dell’amore più grande. E poi l’umiltà, che è riconoscere che quello che io sono è dono di Dio che mi chiama ad essere a mia volta dono. Posso in questa settimana vivere la sobrietà nell’uso dei beni e la sincerità nei rapporti con gli altri.

dal bollettino parrocchiale


DOMENICA 28 GIUGNO - XIII del Tempo Ordinario

Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,40)

Il brano evangelico di questa domenica costituisce l’ultima parte del discorso di Gesù sulla missione e riguarda la relazione del discepolo con la sua Persona e di conseguenza quella del discepolo stesso con la sua famiglia di appartenenza. Seguire il Cristo per l’evangelista Matteo ha queste caratteristiche. Innanzitutto un amore radicale per il Signore, che trasfigura anche le relazioni umane, comprese quelle più sacrosante, come quelle familiari. Seconda caratteristica è il dono totale di sé per Gesù e per i fratelli, espresso nel sapere prendere ogni giorno la propria croce e seguire il Signore lungo la via del Calvario. Infine, una terza caratteristica è l’accoglienza del prossimo in cui si riconosce la stessa persona di Cristo, da amare e soccorrere. Queste tre caratteristiche del seguire il Signore si compenetrano a vicenda, in quanto l’amore esclusivo per il Signore si esprime nel dono di sé e nell’accoglienza dei fratelli. Ed è un amore che può arrivare fino al martirio. Accogliere: per ben sei volte ritorna questo verbo in poche righe, ad indicare la sua importanza nel contesto del brano evangelico. Accoglienza che non nasce da semplice compassione filantropica o dal buon carattere di una persona sensibile alle necessità altrui. Ma dal riconoscere nel volto del fratello la stessa presenza di Cristo. Gesù invita ad accogliere in particolare due categorie di persone: da un lato i profeti, gli inviati di Dio, dall’altro i piccoli che hanno bisogno anche solo di un bicchiere d’acqua. Un’accoglienza che riconosce Gesù nel fratello, soprattutto nei più piccoli e poveri. Viviamo le opere di misericordia!

SOLIDARIETÀ CONTAGIOSA

Anni fa un’amica assistente sociale ci aveva chiesto di ospitare per una settimana una diciassettenne quasi cieca che per vari motivi non poteva restare nell’istituto né tornare a casa dai suoi. Dopo averne parlato con i ragazzi, ormai adolescenti, decidemmo di comune accordo per il sì, anche se questa scelta avrebbe comportato sacrifici per ciascuno: la casa era già piccola per 4 figli studenti che aveva bisogno di spazio. Miriam venne da noi e, aiutata da tutti, si inserì talmente bene da aiutare i ragazzi per il compleanno di uno di loro che ricorreva in quel periodo. Finì che, invece di una sola, le settimane divennero tre. Le ricordiamo come un momento forte di famiglia. Quella esperienza di accoglienza sarebbe stata efficace anni dopo. Nostra figlia, sposata e madre di due bambine, ha ospitato un bambino disadattato che per Pasqua sarebbe rimasto solo nell’istituto. Un altro nostro figlio, lui pure sposato e con tre bambini, ha accolto per il pranzo di natale, oltre la suocera, una persona inferma di mente. La solidarietà è contagiosa.  H.G. -  Austria.


TU SEI PIETRO (Mt 16,18)

Particolare dell'abbraccio dei due santi, icona greca del XV secolo dell'isola di Parmos.

Il testo del Vangelo della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, all'inizio riporta le opinioni che circolavano sull'identità di Gesù e alla fine espone il compito futuro dell'apostolo Pietro. Al centro colloca la confessione di fede di Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Pietro è dichiarato beato perchè in lui si era manifestata l'azione rivelatrice del Padre; alla beatitudine segue una promessa che fa leva sul nome stesso: Pietro, pietra. Il suo nome diventa rivelatore della sua funzione e missione nella Chiesa. Pietro è una pietra di fondazione; anche se poi a costruire la Chiesa è il Signore stesso.

Anche noi siamo chiamati per nome da Dio, per mostrare con le opere il suo volto di amore, misericordia, perdono, ascolto, condivisione. Ad ognuno è poi affidata una missione secondo il proprio stato di vita; ma in tutte le vocazioni l'importante è lo stile, che deve mostrare al mondo un Dio amore. Siamo servi, siamo pietre poste a fondamento della comunità.


DOMENICA 21 GIUGNO - XII del Tempo Ordinario

La Vocazione dei Primi Apostoli, Domenico Ghirlandaio (1448-1494) , Cappella Sistina (Roma).

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».


DOMENICA 14 GIUGNO - CORPUS DOMINI

Pala del Corpus Domini, Giusto di Gand(1430-1480) , Galleria Nazionale delle Marche(Urbino).

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


DOMENICA 7 GIUGNO - SS. TRINITA'

SS. Trinità, particolare della cupola della chiesa di Montegaldella, Demetrio Alpago (1870 - 1908).

La grazia di Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


PENTECOSTE

Dal Trittico del Giudizio Universale, Pentecoste, Beato Angelico (1395 - 1455), Galleria Nazionale di Palazzo Corsini (Roma).

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli Apostoli

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». 


ASCENSIONE DEL SIGNORE

Ascensione del SIgnore, Giotto (1267 - 1337), Cappella degli Scrovegni (Padova).

Fu elevato in alto sotto i loro occhi

Dagli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».


VI DOMENICA DI PASQUA - Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito 

Cristo Trasfigurato, Andrea Previtali (1480 - 1528), Pinacoteca di Brera (Milano).

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

 Dal Vangelo secondo Giovanni 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Continuiamo con l’iniziativa adottata in Quaresima a seguito dell’emergenza sanitaria, e quindi di mantenere l’ANGOLO BELLO, come spazio significativo della casa in cui alimentare la propria fede, vivendo un momento di preghiera e di confronto con la Parola di Dio, ma anche di scambio/racconto su ciò che ognuno pensa e sta vivendo.

Ancora chiamati a vivere questa situazione di emergenza, siamo anche consapevoli che nulla può sostituirsi alla dimensione comunitaria che normalmente viviamo e proponiamo negli itinerari di educazione alla fede. Tutti ci rendiamo conto di quanto siano fondamentali i legami interpersonali, i contatti fisici, le relazioni concrete, che simboleggiano l’essenza del nostro essere Chiesa di Montegaldella, e di come ciò che proponiamo, anche a livello di preghiere, rosari, eucarestie videotrasmesse, sia soltanto un pallido riflesso di quello che in realtà desidereremmo vivere. 

A fare da sfondo a questo cammino pasquale è il Libro degli Atti degli Apostoli scritto dall’evangelista Luca in continuità con il suo vangelo, e in particolare alcuni episodi che ci aiutano ad entrare nello spirito e nella vita delle prime comunità cristiane, consentendoci di confrontarli con i nostri. Il momento da vivere in famiglia deve essere scelto liberamente, secondo i tempi e le possibilità di ognuna, in un giorno a scelta della settimana.

Nell’ANGOLO BELLO è posta un’immagine di Gesù e un cero acceso con il libro dei Vangeli aperto sul brano indicato. 

Ecco gli orari con le proposte in video e da fare in casa come preghiera comunitaria.

Sussidio per la preghiera del sabato sera.

Sussidio per la preghiera di domenica sera.


APERTURA DELLE CHIESE PER LA PREGHIERA PERSONALE

Avvisiamo che le nostre chiese di Montegaldella e Ghizzole nei prossimi giorni saranno aperte per la preghiera personale e con l'adozione di tutte le misure di prevenzione e protezione sanitaria previste dai decreti governativi e regionali (mascherina, distanziamento, nessun assembramento).

Ecco gli orari e i giorni di apertura:

Chiesa di Montegaldella di Ghizzole:
10:30 - 11:30 (sabato 16 maggio)

Chiesa di Montegaldella di Montegaldella:
16:30 - 18:30 (sabato 16 maggio);

10:30 - 12:00 (domenica 17 maggio)

16:30 - 18:30 (domenica 17 maggio);


V DOMENICA DI PASQUA - Io sono la via, la verità e la vita

Vocazione dei primi apostoli, Domenico Ghirlandaio (1448 - 1494), Cappella Sistina (Roma).

Io sono la via, la verità e la vita.

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Continuiamo con l’iniziativa adottata in Quaresima a seguito dell’emergenza sanitaria, e quindi di mantenere l’ANGOLO BELLO, come spazio significativo della casa in cui alimentare la propria fede, vivendo un momento di preghiera e di confronto con la Parola di Dio, ma anche di scambio/racconto su ciò che ognuno pensa e sta vivendo.

Ancora chiamati a vivere questa situazione di emergenza, siamo anche consapevoli che nulla può sostituirsi alla dimensione comunitaria che normalmente viviamo e proponiamo negli itinerari di educazione alla fede. Tutti ci rendiamo conto di quanto siano fondamentali i legami interpersonali, i contatti fisici, le relazioni concrete, che simboleggiano l’essenza del nostro essere Chiesa di Montegaldella, e di come ciò che proponiamo, anche a livello di preghiere, rosari, eucarestie videotrasmesse, sia soltanto un pallido riflesso di quello che in realtà desidereremmo vivere. 

A fare da sfondo a questo cammino pasquale è il Libro degli Atti degli Apostoli scritto dall’evangelista Luca in continuità con il suo vangelo, e in particolare alcuni episodi che ci aiutano ad entrare nello spirito e nella vita delle prime comunità cristiane, consentendoci di confrontarli con i nostri. Il momento da vivere in famiglia deve essere scelto liberamente, secondo i tempi e le possibilità di ognuna, in un giorno a scelta della settimana.

Nell’ANGOLO BELLO è posta un’immagine di Gesù e un cero acceso con il libro dei Vangeli aperto sul brano indicato. 

Ecco gli orari con le proposte in video e da fare in casa come preghiera comunitaria.

Sussidio per la preghiera del sabato sera.

Sussidio per la preghiera di domenica sera.


CARITAS PARROCCHIALE DI MONTEGALDELLA E GHIZZOLE

Sosteniamo questa iniziativa della nostra Caritas Parrocchiale in collaborazione con la Protezione Civile e l'Amministrazione Comunale.

Si parte lunedi 27 aprile e si termina sabato 2 maggio. Per chi vuole è possibile consegnare il materiale anche presso la Baita degli Alpini domenica 3 maggio con gli orari che vedete nel volantino (rispettando sempre le norme di sicurezza: mascherine, guanti e no assembramenti).

Partecipiamo!!! Grazie per il vostro aiuto!!


IV DOMENICA DI PASQUA - GESU' IL BUON PASTORE

Gesù il Buon Pastore, mosaico, prima metà del V secolo A.C., Mausoleo di Galla Placidia (Ravenna).

Io sono la porta delle pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10 )
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».

Continuiamo con l’iniziativa adottata in Quaresima a seguito dell’emergenza sanitaria, e quindi di mantenere l’ANGOLO BELLO, come spazio significativo della casa in cui alimentare la propria fede, vivendo un momento di preghiera e di confronto con la Parola di Dio, ma anche di scambio/racconto su ciò che ognuno pensa e sta vivendo.

Ancora chiamati a vivere questa situazione di emergenza, siamo anche consapevoli che nulla può sostituirsi alla dimensione comunitaria che normalmente viviamo e proponiamo negli itinerari di educazione alla fede. Tutti ci rendiamo conto di quanto siano fondamentali i legami interpersonali, i contatti fisici, le relazioni concrete, che simboleggiano l’essenza del nostro essere Chiesa di Montegaldella, e di come ciò che proponiamo, anche a livello di preghiere, rosari, eucarestie videotrasmesse, sia soltanto un pallido riflesso di quello che in realtà desidereremmo vivere. 

A fare da sfondo a questo cammino pasquale è il Libro degli Atti degli Apostoli scritto dall’evangelista Luca in continuità con il suo vangelo, e in particolare alcuni episodi che ci aiutano ad entrare nello spirito e nella vita delle prime comunità cristiane, consentendoci di confrontarli con i nostri. Il momento da vivere in famiglia deve essere scelto liberamente, secondo i tempi e le possibilità di ognuna, in un giorno a scelta della settimana.

Nell’ANGOLO BELLO è posta un’immagine di Gesù e un cero acceso con il libro dei Vangeli aperto sul brano indicato. 

Ecco gli orari con le proposte in video e da fare in casa come preghiera comunitaria.

 

Sussidio per la preghiera del sabato sera.

Sussidio per la preghiera di domenica sera.


III DOMENICA DI PASQUA

Cena in Emmaus, Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1571-1610), National Gallery (Londra).

«Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato…», dicono Pietro e Giovanni davanti al tribunale che li voleva condannare in quanto testimoni della risurrezione di Gesù.

Anche noi dopo avere vissuto la settimana santa e la Pasqua, uniche nel loro genere e indimenticabili, non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato. Non possiamo non dire quello che abbiamo provato di fronte a tante tragedie, ma anche ciò che Gesù ha fatto per noi durante i giorni di tristezza e di dolore nelle nostre famiglie e nel mondo. Non possiamo tacere come la Sua risurrezione ci abbia aperto un orizzonte di speranza e non possiamo non raccontare quali speranze ci abitano il cuore, mentre camminiamo nel tempo che ci attende verso la Pentecoste.

Per questo motivo si è deciso di proseguire con l’iniziativa adottata in Quaresima a seguito dell’emergenza sanitaria, e quindi di mantenere l’ANGOLO BELLO, come spazio significativo della casa in cui alimentare la propria fede, vivendo un momento di preghiera e di confronto con la Parola di Dio, ma anche di scambio/racconto su ciò che ognuno pensa e sta vivendo.

Ancora chiamati a vivere questa situazione di emergenza, siamo anche consapevoli che nulla può sostituirsi alla dimensione comunitaria che normalmente viviamo e proponiamo negli itinerari di educazione alla fede. Tutti ci rendiamo conto di quanto siano fondamentali i legami interpersonali, i contatti fisici, le relazioni concrete, che simboleggiano l’essenza del nostro essere Chiesa di Montegaldella, e di come ciò che proponiamo, anche a livello di preghiere, rosari, eucarestie videotrasmesse, sia soltanto un pallido riflesso di quello che in realtà desidereremmo vivere. 

A fare da sfondo a questo cammino pasquale è il Libro degli Atti degli Apostoli scritto dall’evangelista Luca in continuità con il suo vangelo, e in particolare alcuni episodi che ci aiutano ad entrare nello spirito e nella vita delle prime comunità cristiane, consentendoci di confrontarli con i nostri. Il momento da vivere in famiglia deve essere scelto liberamente, secondo i tempi e le possibilità di ognuna, in un giorno a scelta della settimana.

Nell’ANGOLO BELLO è posta un’immagine di Gesù e un cero acceso con il libro dei Vangeli aperto sul brano indicato. 

Sussidio per la preghiera del sabato sera.

Sussidio per la preghiera di domenica sera.


DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

II DOMENICA DI PASQUA

Gesù Misericordioso o della Divina Misericordia,(1937) Eugeniusz Kazimirowski, Vilnius.

La domenica della Divina Misericordia è stata istituita da San Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000 (seconda Domenica di Pasqua) durante la Solenne Celebrazione Eucaristica in occasione della canonizzazione di Santa Faustina Kowalska. Successivamente la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti ha emanato il Decreto di istituzione il 5 maggio 2000.

Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a Santa Faustina Kowalska a Plock in Polonia nel 1931, indicandole anche il momento preciso durante l’anno liturgico, cioè la Seconda Domenica di Pasqua. La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche Santa Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore". Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa (dal diario di Santa Faustina): "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. (...) Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre".

Ha detto Gesù (dal diario di Santa Faustina): “Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene (…). Questa festa è uscita dalle viscere della Mia Misericordia ed è confermata nell’abisso delle Mie grazie. Ogni anima che crede ed ha fiducia nella Mia Misericordia, la otterrà. Si, la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia Misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta. Per mezzo di questa immagine concederò molte grazie alle anime, essa deve ricordare le esigenze della Mia Misericordia, poiché anche la fede più forte, non serve a nulla senza le opere.” Relativamente all’immagine di Gesù Misericordioso (dal diario di Santa Faustina): La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Dopo un istante, Gesù mi disse: “Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in te! (…) Il mio sguardo da quest’immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce. I due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua. Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime… Entrambi i raggi uscirono dall’intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio. (…) Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria. Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente è quest’immagine con la scritta: Gesù, confido in Te”.

L’anima è purificata dal sacramento del battesimo e della penitenza (raggio pallido), mentre il migliore nutrimento per essa è l’Eucaristia (raggio rosso). Dunque questi due raggi simboleggiano i santi sacramenti e tutte le grazie dello Spirito Santo, il cui simbolo biblico è l’acqua, ed anche la nuova alleanza di Dio con l’uomo fatta per mezzo del sangue di Cristo.

Come da indicazioni del calendario condiviso, domenica 19 aprile alle ore 15:00(Ora della Misericordia) proponiamo un momento di preghiera comunitaria (Montegaldella, Montegalda e Ghizzole) con accensione della candela nell'Angolo Bello della propria casa, recitando anche la Coroncina. Qui trovate il documento per la preghiera, e anche gli audio dei canti.

Canto 1 Fiumi di Misericordia (RNS)

Canto 2 Vieni Santo Spirito (Gen Verde)

Canto 3 E' Risorto (Gen Verde)


LA PASQUA DEL SIGNORE

Anastasis (particolare), 14° secolo, Chiesa di Montegaldella di Chora (Istanbul).

Un messaggio di augurio Pasquale per tutta la Comunità Cristiana da parte del nostro parroco don Gabriele:

“Carissimi Parrocchiani, desidero mandare questo messaggio di SPERANZA e di VITA. In questa situazione di difficoltà e di sofferenza, che stiamo ormai vivendo a livello mondiale, sento importante annunciare L'EVENTO PASQUALE come" SEGNO" VIVO e CONCRETO di SPERANZA e di VITA per tutti e invocare lo SPIRITO SANTO, "DONO PASQUALE" per eccellenza, perché ci aiuti a riprendere, quanto prima, il cammino di Comunità Cristiana che testimonia la BELLEZZA e la GIOIA del VANGELO! Ci salutiamo con l'annuncio della S. PASQUA :"CRISTO È RISORTO. SÌ È VERAMENTE RISORTO. ALLELUIA! “

Don Gabriele


VENERDI SANTO - STABAT MATER

Dittico della Crocifissione - Rogier van der Weyden (1399-1464), Philadelphia Museum of Art.

La morte di Gesù sulla croce (Lc 23,44-46)

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

Stabat Mater dal testo di Jacopone da Todi (traduzione letterale)

La madre stava addolorata, lacrimante presso la croce, da cui pendeva il Figlio.
Una spada attraversò la sua anima gemente, contristata e addolorata.
Oh, quanto triste ed afflitta fu la benedetta madre dell’Unigenito!
Di quanto si affliggeva e si doleva la madre devota, al vedere le pene del nobile Figlio.
Qual è quell’uomo che non piangerebbe, se vedesse la madre di Cristo in una simile tortura?
Chi potrebbe non rattristarsi al contemplare la madre devota, che patisce con il Figlio?
Vide Gesù sottoposto a torture e frustate, per i peccati del suo popolo.
Vide il suo dolce Figlio morire abbandonato da tutti, quando emise lo spirito.
Orsù, o madre, sorgente d’amore, fa’ che io senta la violenza del dolore, onde con te pianga.
Fa’ che il mio cuore arda d’amore per Cristo Dio, onde io sia gradito a lui.
Santa madre, opera questo: imprimi saldamente al mio cuore le ferite del Crocifisso.
Dividi con me le pene del tuo Figlio ferito, che si è degnato persino di soffrire per me.
Fa’ che io pianga veramente con te, che [io] soffra con il Crocifisso, finché io avrò vita.
Desidero stare con te presso la croce e associarmi a te nel pianto.
Quando il corpo morirà, fa’ che sia donata all’anima la gloria del paradiso. Amen.

Potete ascoltare una versione dello Stabat Mater di estrema bellezza:

Giovanni Battista Pergolesi "Stabat Mater"(1736) https://www.youtube.com/watch?v=xHQVtYzjLao

Qui di seguito trovate una proposta per una catechesi del Venerdi Santo con l'arte esposta in modo mirabile da don Antonio Scattolini della Diocesi di Verona.

Seguite il link su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=dFSsSRj-Z6s

Riportiamo (tratto dall'intervento di don Antonio Scattolini) le parole molto significative di una studentessa di teologia di Taranto, Michela Conte:

" L'emergenza che stiamo vivendo ha il solo compito di rafforzare la cura come unico stile di vita e fonte di relazioni. Ci sono cose alle quali non c'è risposta. Imparare a convivere con l'assenza di spiegazioni, con il vuoto, con il mistero è qualcosa in cui siamo ancora carenti perchè ci manca l'empatia. Se l'avessimo, infatti, penseremmo immediatamente che chi in questa epidemia ha perso un genitore, un fratello, una sorella, un parente o un amico ha diritto a non sentire sciocchezze, a non vedere che chi sta bene ha addirittura le energie per speculare sulla tragedia alla ricerca di risposte rassicuranti o di contenuti accativanti per i propri post sui social. Chi l'avrebbe mai detto che al tempo delle mascherine sarebbero cadute cosi tante maschere. Chi l'avrebbe mai detto che un invisibile, fastidioso e nocivo virus avrebbe fatto emergere quanto siamo noi in primis nocivi e fastidiosi, ammalati di visibilità, incapaci di silenzio e di rispetto per la dignità di chi sta male. Questa emergenza insegna una cosa sola: abbiamo ancora tanta umanità da imparare, e che in  ogni piccolo gesto di attenzione abita il riscatto da tanti comportamenti immaturi."


DOVE VUOI CHE PREPARIAMO LA PASQUA

La Pasqua, centro e il culmine della nostra fede, da sempre viene preparata con grande cura. L’attuale situazione di emergenza sanitaria, che ci priva della celebrazione dei sacramenti e dell’esperienza comunitaria, richiede un’attenzione maggiore perché la prossima Pasqua non sia improvvisata. La Settimana Santa, il Triduo Pasquale e il tempo di Pasqua, come già avvenuto nel tempo di Quaresima, possono diventare l’opportunità per riscoprire la preghiera personale e in famiglia come occasione da valorizzare anche ben oltre l’emergenza attuale. I riti, le preghiere e i gesti domestici proposti, ovviamente, non sostituiscono la preghiera comunitaria e la celebrazione liturgica, alle quali sarà importante tornare non appena le circostanze lo permetteranno. La nostra diocesi, ha preparato la struttura per una proposta pastorale che qui viene offerta è elastica e come tale, offre dei suggerimenti e delle indicazioni, senza schematizzare troppo. La meditazione della Parola di Dio e la Liturgia delle Ore rimangono strade privilegiate per la preghiera personale e in famiglia. Ogni giorno eleviamo la nostra preghiera fiduciosa a Dio per gli ammalati e i loro familiari, per tutti gli operatori sanitari e per il nostro Paese così ferito dal contagio del virus, perché siamo tutti in grado di vivere le circostanze attuali da credenti. «L’ANGOLO BELLO» DELLA CASA. I cristiani ortodossi chiamano «angolo bello» lo spazio dove in casa collocano una o più icone, una lampada votiva e dei fiori. Le famiglie e quanti vivono da soli o con parenti pensino, in vista della prossima Settimana Santa e del Triduo Pasquale, un luogo in casa, anche piccolo, ma curato dove mettere in evidenza alcuni segni importanti: il Libro dei Vangeli, il Crocifisso, un cero, dei fiori, un ramoscello d’ulivo (per chi ne possiede la pianta nel giardino di casa, e senza dover farlo benedire) una busta per un’offerta all’’Ufficio diocesano missionario che ricorda la Quaresima di fraternità e i progetti missionari della nostra Diocesi. Può essere il luogo dove ci si ritrova per la celebrazione della LITURGIA DELLE ORE o, specie per le famiglie, usando il sussidio «DOVE VUOI CHE PREPARIAMO LA PASQUA?». TESTO PER LA PREGHIERA PERSONALE E IN FAMIGLIA predisposto dagli Uffici pastorali della Diocesi. Questo «angolo della preghiera» potrà restare il luogo della preghiera della famiglia anche quando sarà superata l’attuale situazione. «PREGA NEL SEGRETO»: «Entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto». Tutti i fedeli, i religiosi, le religiose, i presbiteri e i diaconi gravemente impossibilitati a celebrare, potranno raccogliersi in preghiera silenziosa nelle proprie abitazioni – nell’orario della Messa parrocchiale – unendosi così realmente, in spirito e verità, al mistero dell’Eucaristia che i presbiteri offriranno in comunione invisibile ma reale con tutta la Chiesa di Montegaldella e per tutta la Chiesa di Montegaldella PREGHIERA NELLE CASE, NELLE FAMIGLIE, NELLE ABITAZIONI DEI DIACONI, NEI MONASTERI E COMUNITÀ RELIGIOSE FEMMINILI: l’impedimento a partecipare alle celebrazioni del Triduo Pasquale venga sostenuto con vari mezzi di preghiera, tra cui la Liturgia delle Ore e il Testo per la preghiera personale e in famiglia predisposto dalla Diocesi. 

Preghiera per domenica delle Palme 5 aprile 2020 ore 20:30
Preghiera per Lunedi Santo 6 aprile 2020 ore 20:30
Preghiera per Martedi Santo 7 aprile 2020 ore 20:30
Preghiera per Giovedi Santo 9 aprile 2020 ore 12:00
Preghiera per Venerdi Santo 10 aprile 2020 ore 12:00

Sussidio Diocesano per celebrare la Settimana Santa in Famiglia

 


GIOVEDI SANTO - IN COENA DOMINI

Ultima cena - Giorgio Lao K. (1934), Pieve di S. Giustina, Palazzolo (VR).

L’ultima cena di Gesù coi suoi discepoli (Lc 22,14-16;19-20)

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

 

Qui di seguito trovate una proposta per una catechesi del Giovedì Santo con l'arte esposta in modo mirabile da don Antonio Scattolini della Diocesi di Verona.

Seguite il link su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=0TnKS64OsZk


V DOMENICA DI QUARESIMA

La Resurrezione di Lazzaro, di Giotto, 1266-1337, Cappella degli Scrovegni (Padova).

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 11,1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.


IV DOMENICA DI QUARESIMA

La guarigione del cieco, di Duccio di Buoninsegna, 1308-1311, Nation Galllery (Londra).

 

Per la IV domenica di Quaresima, il Patriarcato di Venezia propone un sussidio con uno schema per la preghiera da vivere in famiglia. Ci sembra una bella iniziativa per condividere insieme ai nostri cari un momento di preghiera in questo tempo forte.

Scarica lo schema per la preghiera in famiglia.

Anche questa settimana, viste le limitazioni dovute all’emergenza Coronavirus, domenica 22 marzo (quarta di Quaresima), alle ore 10 sui canali Youtube e social della Diocesi di Padova (http://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo) verrà trasmessa la messa presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, in forma non pubblica. La diretta della messa del vescovo di Padova sarà trasmessa anche dall’emittente Tv7 Triveneta sul canale 12 del digitale terrestre.

Anche la nostra diocesi propone uno schema per la preghiera in famiglia. Scaricalo qui di seguito.


III DOMENICA DI QUARESIMA

Cristo e la Samaritana, di Annibale Carracci, 1593, Pinacoteca di Brera.

 

Per la III domenica di Quaresima, il Patriarcato di Venezia propone un sussidio con uno schema per la preghiera da vivere in famiglia e un’attività per i bambini. Ci sembra una bella iniziativa per condividere insieme ai nostri cari un momento di preghiera in questo tempo forte.

Scarica lo schema per la preghiera con i bambini.

Scarica lo schema per la preghiera in famiglia.


II DOMENICA DI QUARESIMA

Trasfigurazione di Gesù Cristo, Raffaello Sanzio (1482-1520), Pinacoteca Vaticana (Roma).

l suo volto brillò come il sole

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».


RINVIATO IL CONCERTO DI MUSICA SACRA

Montegaldella, 04 marzo 2020

 In merito agli ultimi sviluppi sull'emergenza coronavirus e visto le disposizioni in merito delle autorità competenti si è purtroppo deciso di rinviare il concerto di musica sacra in programma per sabato 14 marzo 2020. Non appena la situazione si sarà normalizzata comunicheremo la nuova data del concerto.

Il parroco e il gruppo promotore

Il 14 marzo prossimo, continuando un  appuntamento  annuale, ricorderemo Luciano Campesato con un concerto in sua memoria e per raccogliere fondi per il mantenimento dell’organo storico restaurato della nostra chiesa. L’organo è stato realizzato nel 1896 dalla ditta organaria Francesco, Alfredo e Antenore Zordan e fa parte integrante sia dal punto di vista architettonico, che estetico e liturgico della nostra Chiesa di Montegaldella, la cui origine si può far risalire al periodo della dominazione longobarda. Dai documenti che riferiscono sulle Visite Pastorali, rilevati presso la Curia Vescovile di Padova, risulta che Montegaldella era già parrocchia fin dal 1425 “…con la sua bella Chiesa di Montegaldella”. Il concerto verrà eseguito dal M° Denis Zanotto.  

Il M° Zanotto proporrà brani di compositori vissuti tra l’inizio del 1600 e la fine del 1800 come Bach, Balbastre, Cerruti, Bernardo Storace, Padre Davide da Bergamo e Pietro e Giovanni Morandi. Concluderà il concerto con la Gran Marcia dalla Norma di Vincenzo Bellini.


VI Domenica del Tempo Ordinario

Gesù e i discepoli, Maestà, Duccio di Buoninsegna (1255-1318), Duomo di Siena.

Gesù viene a guarirci, non a rifare un «codice», a cura di Ermes Ronchi

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli [...]». Ma io vi dico. Gesù entra nel progetto di Dio non per rifare un codice, ma per rifare il coraggio del cuore, il coraggio del sogno. Agendo su tre leve decisive: la violenza, il desiderio, la sincerità. Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida. Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio dove si assemblano i gesti. L'apostolo Giovanni affermerà una cosa enorme: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo il mio lento morire, ma è un incubatore di violenza e omicidi. Ma io vi dico: chiunque si adira con il fratello, o gli dice pazzo, o stupido, è sulla linea di Caino... Gesù mostra i primi tre passi verso la morte: l'ira, l'insulto, il disprezzo, tre forme di omicidio. L'uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell'altro. Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna. Geenna non è l'inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti il fratello tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell'immondizia; è ben più di un castigo, è la tua umanità che marcisce e va in fumo. Ascolti queste pagine che sono tra le più radicali del Vangelo e capisci per contrasto che diventano le più umane, perché Gesù parla solo della vita, con le parole proprie della vita: «Custodisci le mie parole ed esse ti custodiranno» (Prov 4,4), e non finirai nell'immondezzaio della storia. Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio. Ma io vi dico: se guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice semplicemente: se tu desideri una donna; ma: se guardi per desiderare, con atteggiamento predatorio, per conquistare e violare, per sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o collezionare, tu commetti un reato contro la grandezza di quella persona. Adulterio viene dal verbo a(du)lterare che significa: tu alteri, cambi, falsifichi, manipoli la persona. Le rubi il sogno di Dio. Adulterio non è tanto un reato contro la morale, ma un delitto contro la persona, deturpi il volto alto e puro dell'uomo. Terza leva: Ma io vi dico: Non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no. Dal divieto del giuramento, Gesù va fino in fondo, arriva al divieto della menzogna. Di' sempre la verità e non servirà più giurare. Non abbiamo bisogno di mostraci diversi da ciò che siamo nell'intimo. Dobbiamo solo curare il nostro cuore, per poi prenderci cura della vita attorno a noi; c'è da guarire il cuore per poi guarire la vita.

fonte Avvenire.it


IV Domenica del Tempo Ordinario
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

Giovanni Bellini, La presentazione al tempio, 1460 Fondazione Querini Stampalia (Venezia).

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore-  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.


Un figlio appartiene a Dio, non ai genitori, a cura di Ermes Ronchi

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. [...] Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme, per presentarlo al Signore. Una giovanissima coppia, col suo primo bambino, arriva portando la povera offerta dei poveri, due tortore, e il più prezioso dono del mondo: un bambino. Sulla soglia, due anziani in attesa, Simeone e Anna. Che attendevano, dice Luca, «perché le cose più importanti del mondo non vanno cercate, vanno attese» (Simone Weil). Perché quando il discepolo è pronto, il maestro arriva. Non sono i sacerdoti ad accogliere il bambino, ma due laici, che non ricoprono nessun ruolo ufficiale, ma sono due innamorati di Dio, occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. E lei, Anna, è la terza profetessa del Nuovo Testamento, dopo Elisabetta e Maria. Perché Gesù non appartiene all'istituzione, non è dei sacerdoti, ma dell'umanità. È Dio che si incarna nelle creature, nella vita che finisce e in quella che fiorisce. «È nostro, di tutti gli uomini e di tutte le donne. Appartiene agli assetati, ai sognatori, come Simeone; a quelli che sanno vedere oltre, come Anna; a quelli capaci di incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro e come vita» (M. Marcolini). Simeone pronuncia una profezia di parole immense su Maria, tre parole che attraversano i secoli e raggiungono ciascuno di noi: il bambino è qui come caduta e risurrezione, come segno di contraddizione perché siano svelati i cuori. Caduta, è la prima parola. «Cristo, mia dolce rovina» canta padre Turoldo, che rovini non l'uomo ma le sue ombre, la vita insufficiente, la vita morente, il mio mondo di maschere e di bugie, che rovini la vita illusa. Segno di contraddizione, la seconda. Lui che contraddice le nostre vie con le sue vie, i nostri pensieri con i suoi pensieri, la falsa immagine che nutriamo di Dio con il volto inedito di un abbà dalle grandi braccia e dal cuore di luce, contraddizione di tutto ciò che contraddice l'amore. Egli è qui per la risurrezione, è la terza parola: per lui nessuno è dato per perduto, nessuno finito per sempre, è possibile ricominciare ed essere nuovi. Sarà una mano che ti prende per mano, che ripeterà a ogni alba ciò che ha detto alla figlia di Giairo: talità kum, bambina alzati! Giovane vita, alzati, levati, sorgi, risplendi, riprendi la strada e la lotta. Tre parole che danno respiro alla vita. Festa della presentazione. Il bambino Gesù è portato al tempio, davanti a Dio, perché non è semplicemente il figlio di Giuseppe e Maria: «i figli non sono nostri» (Kalil Gibran), appartengono a Dio, al mondo, al futuro, alla loro vocazione e ai loro sogni, sono la freschezza di una profezia “biologica”. A noi spetta salvare, come Simeone ed Anna, almeno lo stupore.

fonte Avvenire.it


III Domenica del Tempo Ordinario
Il Signore è qui, ma riusciamo a distrarci, a cura di Matteo Liut

Giusto de' Menabuoi sec. XIV, Vocazione di San Pietro e Sant'Andrea

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia [...] Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, ma si alza una voce libera sul lago di Galilea. Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo, e va ad affrontare confini, nella meticcia Galilea, crogiolo delle genti, quasi Siria, quasi Libano, regione quasi perduta per la fede. Cominciò a predicare e a dire: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Siamo davanti al messaggio generativo del Vangelo. La bella notizia non è «convertitevi», la parola nuova e potente sta in quel piccolo termine «è vicino»: il regno è vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto; Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle. C'è polline divino nel mondo. Ci sei immerso. Dio è venuto, forza di vicinanza dei cuori, «forza di coesione degli atomi, forza di attrazione delle costellazioni» (Turoldo). Cos'è questa passione di vicinanza nuova e antica che corre nel mondo? Altro non è che l'amore, che si esprime in tutta la potenza e varietà del suo fuoco. «L'amore è passione di unirsi all'amato» (Tommaso d'Aquino) passione di vicinanza, passione di comunione immensa: di Dio con l'umanità, di Adamo con Eva, della madre verso il figlio, dell'amico verso l'amico, delle stelle con le altre stelle. Convertitevi allora significa: accorgetevi! Giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. La notizia bellissima è questa: Dio è all'opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao e di Betsaida, per guarire la tristezza e il disamore del mondo. E ogni strada del mondo è Galilea. Noi invece camminiamo distratti e calpestiamo tesori, passiamo accanto a gioielli e non ce ne accorgiamo. Il Vangelo di Matteo parla di «regno dei cieli», che è come dire «regno di Dio»: ed è la terra come Dio lo sogna; il progetto di una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani; una storia finalmente libera da inganno e da violenza; una luce dentro, una forza che penetra la trama segreta della storia, che circola nelle cose, che non sta ferma, che sospinge verso l'alto, come il lievito, come il seme. La vita che riparte. E Dio dentro. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli che gettavano le reti in mare. Gesù cammina, ma non vuole farlo da solo, ha bisogno di uomini e anche di donne che gli siano vicini (Luca 8,1-3), che mostrino il volto bello, fiero e luminoso del regno e della sua forza di comunione. E li chiama ad osare, ad essere un po' folli, come lui. Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell'uomo. Passa uno che sa reincantare la vita. E dietro gli vanno uomini e donne senza doti particolari, e dietro gli andiamo anche noi, annunciatori piccoli affinché grande sia solo l'annuncio. Terra nuova, lungo il mare di Galilea. E qui sopra di noi, un cielo nuovo. Quel rabbi mi mette a disposizione un tesoro, di vita e di amore, un tesoro che non inganna, che non delude. Lo ascolto e sento che la felicità non è una chimera, è possibile, anzi è vicina.

fonte Avvenire.it


IL BATTESIMO DEL SIGNORE

Battesimo di Cristo di Tintoretto (1578-1581), Scuola Grande di San RoccoVenezia

La scena del battesimo di Gesù apre la vita pubblica del Figlio di Dio e segna in qualche modo il passaggio dalla sua silenziosa testimonianza nell’ambito del piccolo abitato di Nazaret alla predicazione pubblica, che di lì a poco seguirà. Per questo anche la Chiesa di Montegaldella primitiva, dovendo scegliere un sostituto di Giuda Iscariota, si dà come criterio che l’eletto debba essere “tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (At 1,21-22). Ma che cosa rappresenta in concreto il momento del battesimo di Gesù? Cosa è successo quel giorno, che ha dato una svolta alla vita di Gesù di Nazaret? Il racconto evangelico è parco di particolari, non si dilunga molto a descrivere quello che succede: ci parla della indecisione di Giovanni, di fronte alla venuta di Gesù (“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”, Mt 3,14), e di un fenomeno celeste (l’apertura dei cieli, la discesa dello Spirito in forma di colomba, e l’udirsi di una voce dal cielo), che non è chiaro da chi sia stato colto (da Gesù? da Giovanni? da entrambi?, cfr. Gv 1,32-33). Eppure questi pochi particolari sono sufficienti per darci delle piste interpretative dell’evento, perché ci comunicano il senso di quello che avvenne sulle rive del fiume Giordano duemila anni fa. L’esitazione del Battista nel battezzare Gesù testimonia che Gesù non ha bisogno di un battesimo per la remissione dei peccati: egli è l’innocente, anzi, egli è colui che toglie il peccato del mondo (cfr. Gv 1,29), egli è colui dal quale lo stesso Giovanni avrebbe bisogno di ricevere il battesimo. Ma Gesù preferisce mettersi in fila con i peccatori, perché è venuto proprio per assumere su di sé il peso e la pena di tutto il peccato umano. Nell’aprirsi dei cieli dopo il suo battesimo, comprendiamo che la strada per il cielo, per il mondo di Dio, che si era chiusa dopo il primo peccato dei progenitori, viene finalmente riaperta, per non chiudersi mai più. Con Gesù la via per il regno del Padre è ormai percorribile da tutti coloro che crederanno in lui e, attraverso il loro battesimo, saranno incorporati a lui. Lo Spirito di Dio, che discende su Gesù come una colomba, richiama la consacrazione in Spirito Santo che già nell’Antico Testamento ricevevano gli unti, i “messia”, del Signore (come Saul, Davide, i sacerdoti, ecc.). Questo abilita Gesù ad agire con la potenza di Dio, come ci ha ricordato la lettura degli Atti degli Apostoli, affinché egli passasse per le strade del mondo “beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38). Non che Gesù non fosse già colmo di Spirito fin dal suo concepimento nel seno di Maria, ma ora l’unzione spirituale diventa consacrazione pubblica all’esercizio di un ministero di guarigione e liberazione, che manifesti la vera identità di Gesù quale Figlio di Dio. La voce del Padre, che si ode su Gesù al Giordano, va interpretata alla luce della prima lettura di questa domenica. Il profeta Isaia aveva infatti proclamato, a nome del Signore, che Dio avrebbe posto il suo Spirito su un suo misterioso servo: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio” (Is 42, 1). Come la figura del servo, lumeggiata da Isaia, ha una missione da compiere verso tutti i popoli (“…porterà il diritto alle nazioni…”, Is 42,1), sia Israele che i pagani (“…ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”, Is 42,6), così Gesù vivrà il suo servizio d’amore al Padre per adempiere la stessa missione universale. Grazie al battesimo cristiano, infatti, tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro origine etnica o religiosa precedente, sono introdotti nella Chiesa di Montegaldella, sono elevati alla vita della grazia, e divengono la famiglia dei figli di Dio, la comunità di coloro che, credendo in Gesù, sono stati guariti, liberati dal Maligno, e redenti dai loro peccati, secondo l’annuncio delle letture di questa domenica.

dal sussidio Avvento-Natale 2019


TOMBOLONE DELLA BEFANA

Sabato 4 gennaio 2020 ore 19.30, presso la pizzeria-bar 2012 a Ghizzole ci sarà il tombolone della Befana il cui ricavato sarà donato all'asilo.


VISITA MOSTRA DEI PRESEPI

Domenica 5 gennaio 2020 ci sarà la visita della mostra dei presepi presso il palazzo della Gran Guardia a Verona. Partenza ore 13.30 dal piazzale della chiesa di Montegaldella. La quota di partecipazione è di 20 euro. Le iscrizioni, con anticipo di 10 euro, si raccolgono entro e non oltre il 20 dicembre(vedi locandina). Per info contattare Leonardo STIMAMIGLIO e Andrea SCHERMIDORI.


PARROCCHIA DI MONTEGALDELLA

Nei prossimi giorni passeranno dei volontari della parrocchia per la distribuzione delle buste natalizie. Invitiamo a leggere con attenzione la lettera informativa e ringraziamo per ciò che ognuno potrà dare. Grazie.


COMUNE

Ogni mercoledì, dalle 15.00 alle 17.00, c’è il ritrovo per tutti gli anziani organizzato dalla Consulta della bella età.




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