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Le Iniziative del 2019

TROFEO DEL PONTE

Venite a trovarci sabato 22 giugno presso gli impianti sportivi dei Montegalda(VI): in occasione del Trofeo del Ponte la parrocchia di Montegaldella preparerà piadine e cassoni romagnoli. Il ricavato della vendita va per la sistemazione della canonica ai fini di un riutilizzo come centro parrocchiale. Ringraziamo fin da ora quanti si stanno impegnando nell'iniziativa che speriamo possa coinvolgere tutta la comunità. Ricordate: la parrocchia è di tutti! Aiutiamola!!

PS: inizio operazioni ore 19:30 durante il torneo.


CORPUS DOMINI

Giusto di Gand (1430-1480), Corpus Domini, Galleria Nazionale delle Marche - Urbino..

Voi stessi date loro da mangiare (Lc 9,13)

Il sacrificio di “pane e vino” offerto da Melchisedek e Abramo per ringraziare Dio del dono della pace (1a lettura), la moltiplicazione dei pani come espressione della capacità di Gesù di soddisfare i più profondi bisogni dell’uomo (vangelo), sono anche segni che fanno riferimento alla comunione con Dio e con i fratelli, che è espressa e realizzata dal pane eucaristico, memoriale della morte del Signore (2a lettura). Gesù dona non parole ma se stesso; vuole incontrare l’uomo nei suoi bisogni concreti. Nel segno del pane moltiplicato si presenta come Colui che può sfamare le profonde esigenze dell’uomo. Egli sa che il pane “spezzato” e condiviso è il grande miracolo che sfama le folle. Anche se i beni a disposizione sono inadeguati (cinque pani e due pesci), quando vengono condivisi, sono sempre sufficienti; anzi ne avanza qualcosa. Ma quando Gesù opera non fa mai le cose da solo. Chiede collaborazione: chiede i pochi pani e i pesci, chiede l’aiuto dei discepoli “voi stessi date loro da mangiare”. Gesù sa che l’uomo vive solo dell’amore, solo per mezzo dell’amore. Per questo provoca i suoi amici a diventare dono col poco che hanno: “Date”. “Quando ho fame, Signore, manda sulla mia strada qualcuno da sfamare. Quando ho bisogno, mandami qualcuno che abbia ancora più bisogno di me” (santa madre Teresa di Calcutta). La fine della fame non consisterà mai nel mangiare a sazietà, da solo, il tuo pane, ma nel condividere spartendo il pane che hai, i cinque pani e i due pesci, il bicchiere d’acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po’ di tempo… un po’ di cuore. Noi siamo ricchi solo di ciò che doniamo e abbiamo donato.

Dal bollettino parrocchiale


PENTECOSTE

Beato Angelico, Pentecoste 1395 - 1455. Museo di S. Marco. Firenze.

Lo Spirito che rinnova il creato

“Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”: il ritornello del salmo responsoriale di Pentecoste allarga a dismisura la visuale espressa dalla lettura, di per sé già ampia: nell’esperienza dell’effusione improvvisa dello Spirito sulla primitiva comunità sono coinvolti “Giudei osservanti di ogni nazione sotto il cielo”, e quindi tendenzialmente già tutto il mondo abitato. Ma la risposta nella preghiera va ancora oltre: chiama in causa l’azione dello Spirito su tutta la creazione, su tutta la terra. Siamo invitati a contemplare con animo grato le “opere del Signore”, fatte «tutte con saggezza», in tutta la terra «piena delle creature» di Dio (cf. Sal 104/103). Nell’orizzonte della solennità di Pentecoste non sta solo Gerusalemme, né solo Israele, né soltanto i credenti di Israele di ogni nazione, e neppure soltanto tutti i popoli: celebriamo l’azione dello Spirito che rinnova “la faccia di tutta la terra”.

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2019, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale


PASQUA DI RISURREZIONE

Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9)         

La Risurrezione di Cristo, Paolo Veronese (1528-1588),  Chiesa di S. Francesco della Vigna (Venezia). 

Gesù è risorto, è vivo, è di nuovo con noi. La vittoria della morte su di lui è stata passeggera: questo il lieto annuncio che oggi ci è rivolto; annuncio che può correre il rischio di non sorprendere più, ma che pur sempre ha la forza di ridonare gioia e speranza a quanti stanno vivendo l’esperienza della sofferenza, della difficoltà e dell’insuccesso. Il sepolcro vuoto (vangelo) e la testimonianza di Pietro (1a lettura) sono i motivi proposti per rinnovare la nostra fede nel “Vivente”, perché il nostro comportamento sia segnato dalle prospettive aperte dalla risurrezione (2a lettura). Tutta la vita di Gesù è stata una sorpresa continua: la sua nascita, la sua vita pubblica, la sua morte, in particolare la sua vita di Risorto. Il vangelo odierno parla della sorpresa, dello sconcerto di Maria di Magdala, di Pietro e Giovanni, all’indomani della sepoltura di Gesù: il sepolcro, simbolo e dimora della morte, è vuoto, non custodisce alcun cadavere, ma solo “teli posati là” e il “sudario avvolto in un luogo a parte”, come se fosse abitato da un vivente. È un segno: la morte non ha afferrato Gesù; la sua vittoria su Cristo è stata solo momentanea, passeggera: lui in effetti vive, perché Dio ha premiato la sua fedeltà risuscitandolo dai morti. Gesù è entrato in una nuova condizione esistenziale, difficile da definire, ma di cui gli apostoli iniziano a fare una sicura esperienza. Per questo anche noi possiamo essere nella gioia, che ci impegna a ritrovare oggi il Risorto nei luoghi che egli ci ha indicato: la sua Comunità, i Sacramenti, la sua Parola, il prossimo, il nostro cuore, i fatti della vita quotidiana. 


CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DI CRESIMA E PRIMA COMUNIONE

Sabato 20 aprile in chiesa a Montegaldella alle ore 20.30, durante la Veglia Pasquale, riceveranno i sacramenti della Cresima e della Prima Comunione i ragazzi di V elementare. Ricordiamoli nella preghiera con le loro famiglie: BASTON Nicole, BEDIN Viola, CAVALIERE Alice, CORTINOVIS Letizia, GASPARI Arianna, PACCAGNELLA Andrea Sara, PAVAN Ilaria, RAMPAZZO Filippo, SPILLARE Alessia, STIMAMIGLIO Letizia, ZANDONA’ Thomas e ZANZARIN Chiara.

Domenica 5 maggio in chiesa a Montegaldella alle ore 10.30, riceveranno il sacramento della Cresima i ragazzi di terza media. Ricordiamoli nella preghiera con le loro famiglie: ALBIERO Lorenzo, BREDA Dennis, BUSATO Giovanni, CAMPAGNARO Elena, FUREGON Sofia, HOPKINS David, LISSANDRON Chantal, MARAN Rachele, MENEGAZZO Nicola, MONTI Tommaso, PICCOLI Giorgia, PIERANTONI Lara, POCATERRA Helena, ROSSATO Francesca, TURETTA Enea e ZANETTIN Alessia.


COLLETTA DI FRATERNITA’ PER REALIZZARE I PROGETTI MISSIONARI DIOCESANI

Durante la Quaresima raccoglieremo le offerte per i progetti missionari della Diocesi in: Brasile, Ecuador, Thailandia, Kenya ed Etiopia. Riguardo al ciclone Idai che ha devastato il Mozambico, e non solo, per informazioni ed aiuti vedere il sito: mediciconlafrica.org. Le scatolette da prendere in chiesa, sono un’occasione per un segno concreto di condivisione con i poveri delle missioni diocesane. Saranno poi riportate in chiesa durante la S. Messa del Giovedì Santo il 18 aprile. La cesta in chiesa raccoglie sempre offerte della comunità per i poveri delle missioni diocesane.


LA LUCE DEL RE HA VINTO LE TENEBRE

«Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa, attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore» (Prefazio di Quaresima I).

La Quaresima è un vero e proprio tempo sacramentale (cf Colletta, I domenica), dal duplice carattere penitenziale e battesimale (cf SC 109). Essa non è soltanto preparazione alla Pasqua, ma vera e propria iniziazione sacramentale ad essa, attraverso un percorso che, coinvolgendoci integralmente, ci predispone alla celebrazione del mistero pasquale. Per i catecumeni, alla prima; per i cristiani, a un’esperienza sacramentale in un rinnovato spirito battesimale1 . Tale centratura battesimale della Quaresima, che per i catecumeni si esprime nell’ultima fase che precede l’iniziazione sacramentale, per tutti i cristiani mira ad aprire un percorso di memoria grata ed umile dell’evento che ci ha indelebilmente innestati a Cristo nella Chiesa, che si fa anche invocazione di perdono e riconoscimento di conversione, propri dell’opacità e dell’ambiguità della nostra condizione, di chi è già in cammino, ma non è ancora arrivato. Per questo, nella durata simbolica dei 40 giorni - tempo biblico del peregrinare dell’uomo sulla terra, tempo di attesa, di lotta, di ricerca - la Chiesa si lascia introdurre in un intenso itinerario di conversione, che ha per cardini l’ascolto orante della Parola di Dio, le celebrazioni liturgiche e sacramentali, il digiuno e la carità. Queste tipiche “armi del combattimento” del tempo quaresimale siano vissute nel sapiente equilibrio tra il coinvolgimento personale e quello comunitario e sociale, e tra dimensione interna ed esterna degli atti e dei gesti compiuti, secondo le possibilità concrete dei fedeli, e in modalità consone al tempo attuale (cf SC 110). Infatti non c’è né fede né peccato che siano solamente individuali, né esterno e interno possono procedere in maniera dissociata. Tali pratiche, appartenenti alla ricca tradizione ecclesiale, si prestano ad essere luoghi in cui ciò che si compie esteriormente diventa porta di accesso alla nostra interiorità e ci rende disponibili alla grazia vivificante di Dio, e il rinnovamento e la conversione interiori danno forma ai nostri gesti, ai nostri atti, alle nostre scelte (cf Orazione dopo la comunione, mercoledì delle Ceneri).

dal Sussidio Quaresima Pasqua 2019 (CEI)

Scarica il Sussidio Quaresima Pasqua 2019


Concerto di Musica Sacra

Il 2 marzo prossimo, continuando un  appuntamento  annuale, ricorderemo Luciano Campesato con un concerto in sua memoria e per raccogliere fondi per il mantenimento dell’organo storico restaurato della nostra chiesa. L’organo è stato realizzato nel 1896 dalla ditta organaria Francesco, Alfredo e Antenore Zordan e fa parte integrante sia dal punto di vista architettonico, che estetico e liturgico della nostra Chiesa, la cui origine si può far risalire al periodo della dominazione longobarda. Dai documenti che riferiscono sulle Visite Pastorali, rilevati presso la Curia Vescovile di Padova, risulta che Montegaldella era già parrocchia fin dal 1425 “…con la sua bella Chiesa”. Il concerto verrà eseguito dal M° Fabrizio Durlo.




Tutti gli davano testimonianza (Lc 4,22)

Il messaggio odierno verte sulla vocazione profetica. Profeta è colui che fa una reale esperienza di Dio, che si lascia prendere dalla sua parola in modo tale che niente lo può scoraggiare dal testimoniare l’amore di Dio. Come Geremia (1a lettura), come Gesù (vangelo), ogni vita profetica è chiamata a fare la dura esperienza della persecuzione. In ogni caso sarà però sempre l’amore ad avere il sopravvento (2a lettura). Non possiamo ignorare né sottrarci alla missione che ci è stata affidata. Gesù si riconosce profeta (v 24), vive e agisce come tale. In effetti con Lui è iniziato l’anno di grazia del Signore (v 19), in Lui s’è adempiuta la scrittura annunciante il Messia (v 21). Se non compie alcun segno a riprova delle sue affermazioni, è perché nei suoi concittadini c’è solo curiosità, manca la fede; a questo atteggiamento subentra la pretesa e allora tutto si blocca e diventa rifiuto. Anche noi siamo chiamati nella vita quotidiana a dare testimonianza a Gesù e al suo messaggio. E lo sappiamo: la testimonianza parte dalla fiducia nella persona di Gesù, in quanto ha fatto e detto. Sappiamo che Egli ha vissuto in pieno la vita umana, che è passato attraverso tutti gli abissi della vita, fino a quando la sua esistenza ha trovato conclusione al di fuori della città, in uno stato di abbandono totale, appesa ad una croce. E se Gesù ha percorso questo cammino ogni sofferenza, ogni miseria umana è diventata speranza e in ogni croce è già presente la risurrezione. Di questo noi cristiani siamo testimoni!


Oggi si è compiuta questa Scrittura (Lc 4,21)

Esdra raffigurato in una miniatura del Codex Amiatinus (sec VIII) - Biblioteca Laurenziana (Firenze).

La parola di Dio proclamata al popolo rappresenta il contenuto essenziale dell’odierna liturgia. Esdra organizza la comunità ebraica mediante l’annuncio della legge di Dio (1a lettura); Gesù dà inizio alla sua attività pubblica commentando la Sacra Scrittura (vangelo). La parola di Dio ha preso corpo in Cristo e si esplica ora nei carismi, che sono dati alla comunità dei credenti (2a lettura). Il Dio che amiamo e nel quale crediamo non è un dio muto. È un Dio vivente, che parla alla sua creatura. Egli si è rivelato nei modi più svariati. Ma è soprattutto in Gesù che la parola di Dio prende corpo e si rivolge all’uomo; da scrittura o semplice parola diventa persona. Gesù inaugura la sua attività pubblica con il lieto annuncio, fatto ai concittadini di Nazareth (v 16), che la “Scrittura oggi si è compiuta” (v 21). Egli è il “consacrato” dallo Spirito che porta la salvezza ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi (v 18). Con Lui il regno di Dio è finalmente presente e fa sì che la salvezza non sia più una speranza, ma si concretizzi come liberazione dal male nella vita di ogni uomo, in particolare degli oppressi. Gesù rivela che nella sua persona, ora, in quest’oggi di Dio, la parola si compie. È una grazia che giunge a noi attraverso la Parola. Sappiamo che le parole di Gesù chiedono di essere incarnate in vite concrete per gli altri, proprio come Lui che ha dato vita alla parola del profeta Isaia.


EPIFANIA

Adorazione dei Magi - Andrea Mantegna (1431-1506) - Getty Museum (Los Angeles).

Epifania: manifestazione di Dio agli uomini, in Cristo. A tutti: giudei e pagani, greci e barbari. Cristo libera l’uomo dalle barriere, dalle prigionie di ogni tipo. E si rivela ad ognuno in modo diverso. La sua pienezza è anche pienezza di rivelazione. Noi leggiamo solo segni, che rimandano alla rivelazione piena. Cogliere i segni è vivere l’epifania di ogni giorno. Evento non appariscente, ma importante, incisivo. Evento che apre alla speranza. Epifania che si fa nostra nella realtà. Ma anche epifania che diventa per gli altri. Ognuno di noi deve farsi manifestazione di Dio per i fratelli. Deve vivere rivelando qualcosa di Lui. Sappiamo dal vangelo che il messaggio di questa festa è forte e anche severo: Gesù chiede una scelta decisa: i giudei lo rifiutano, i pagani lo accolgono. Questo accogliere o rifiutare è costante nella storia. E si ripresenta anche a noi, ad ogni uomo e donna. Si impone una scelta. Espressa dall’evangelista Matteo nel presentarci i Magi prostrati in adorazione. Avevano diretto il loro sguardo verso il cielo nella contemplazione della stella, adesso sono con il capo chinato, riversi per terra e comprendono quale grande dono abbia fatto Dio attraverso l’Emmanuele. Davanti hanno un piccolo segno nel bambino che trovano in casa, a Betlemme, accanto all’amore di sua madre: trovano ora la stella della misericordia, della gioia, della festa “di un popolo che camminava nelle tenebre”. È la stella del piccolo che veste i panni dell’affamato, dell’assetato, del carcerato, del nudo, del malato e dello straniero. Sia così anche per noi.





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