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Le Iniziative del 2018

CONCERTO IN CHIESA

Domenica 30 Dicembre 2018 alle ore 18:30 si terrà nella chiesa parrocchiale di Montegaldella il Concerto Musicalborgo con gli allievi e i maestri del dipartimento Suzuki di Pop Corner Accademy.


CAMPO INVERNALE FRATERNITA'

Dal 03 al 05 gennaio 2019 a Casa Alpenise (Monte Grappa) ci sarà il campo invernale del gruppo Fraternità I e II media.
Riceviamo per il campo aiuti alimentari: pasta, latte, patate ecc… Info: contattare CARON Giovanni cell: 347-3815162.


 

 

AVVENTO TEMPO DI GRAZIA

Siamo in cammino con tanti fratelli verso il mistero di Dio che si fa Bambino.  Con fede siamo invitati ad entrare nel tempo di Avvento e a lasciarci condurre dalla Parola e dalle testimonianze. L’Avvento è un momento davvero favorevole per fare memoria di quanto il Signore ha compiuto di meraviglie per l’uomo e per noi.
Papa Francesco ha cosi presentato: “Il mistero del Natale, che è luce e gioia,  interpella e scuote, perché è nello stesso tempo un mistero di Speranza e di  Tristezza. Porta con se un sapore di tristezza, in quanto l’Amore non è accolto,  la Vita viene scartata. Cosi accadde a Giuseppe e a Maria, che trovarono le porte chiuse e posero Gesù in una mangiatoia. Gesù nacque rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell’ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali restiamo insensibili a chi è emarginato. Il Natale ha soprattutto un sapore di Speranza perché, nonostante le nostre tenebre, la luce di Dio risplende.
Dio, innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza, nascendo povero e fragile in mezzo a noi, come uno di noi. Nasce a Betlemme, che significa “CASA DEL PANE”. Sembra cosi volerci dire che nasce come pane per noi; viene alla vita per darci la sua vita, viene nel nostro mondo per portarci il suo amore. Non viene a dimorare e a comandare, ma a nutrire e a servire. Cosi c’è un filo diretto che collega la mangiatoia e la croce, dove Gesù sarà Pane Spezzato: è il filo diretto dell’amore che si dona e ci salva, che dà luce alla nostra vita, pace ai nostri cuori”.
Guardiamo a Maria e impariamo da Lei ad essere uomini e donne di fede, di  silenzio, di preghiera, di ascolto della Parola di Dio.

 

Tu lo dici: io sono re (Gv 18,37)

Andrea Previtali, Salvator Mundi (1519), National Gallery (Londra).

Con la solennità di Cristo, “Re dell’universo”, si chiude l’anno liturgico. Tale festa invita a guardare a Gesù come centro della nostra vita e come Signore del mondo. Ciò che Cristo è, l’ha ottenuto dal Padre: il suo potere, il suo regno sono destinati a non venire mai meno (1a lettura). La sua signoria però non è sul tipo di quella umana, è totalmente diversa (vangelo). A Lui va “la gloria e la potenza nei secoli dei secoli” (2a lettura). Davanti a Pilato Gesù si proclama re (v 37); ma a scanso di equivoci tiene subito a precisare il senso della sua regalità: “il mio regno non è di questo mondo” (v 36). Con ciò non vuol dire che il suo regno non sia attuale o non si realizzi in questo mondo: vuole semplicemente dire che è diverso da quello mondano. Gesù vuole stare al centro della nostra vita non come una forza che si impone dall’esterno, ma come una sorgente interiore. A Lui aderiamo perché è attraente, per i valori che ci propone. La sua signoria è questa: non vuole che il mondo vada in rovina, ma si salvi. L’ambito specifico della sua azione regale è la verità, la rivelazione di Dio: è re perché si è donato tutto a questa missione (v 37); è re perché “ama” realmente l’uomo: non solo lo libera dal male, ma lo rende anche regno di Dio. Allora dire regno di Cristo significa dire giustizia, pace, libertà, amore, dignità umana, fraternità, liberazione dal peccato e da ogni forma di male. Cristo è mio re se sta al centro della mia vita: ha potere su di me se mi lascio guidare dalla sua parola, se il suo essere dono diventa la norma del mio agire.  


Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti

 

Ci avviamo ormai alla conclusione dell’anno liturgico e giustamente la liturgia invita a riflettere sulle ultime realtà, sulla fine della storia e del mondo, quando si compirà in modo definitivo quella salvezza che ora possediamo solo nella speranza. Essa verrà inaugurata dal ritorno del Signore che radunerà gli eletti (vangelo); ritorno che è un giudizio, in cui verrà fatta quella giustizia che ancora non c’è (1a lettura). Marco, l’evangelista, ci dice che i tempi ultimi verranno aperti dal ritorno del Signore. Egli verrà “con grande potenza e gloria” (v 26) e “radunerà i suoi eletti dai quattro venti” (v 27). Per Marco si tratta di tranquillizzare una comunità spaventata. Nessuna tribolazione deve spaventare: perché dopo di essa, e nonostante tutto, gli eletti verranno salvati. Occorre essere costanti, non cedere: la salvezza verrà data in modo pieno e definitivo a quanti già fin d’ora si orientano decisamente al bene. “Per mezzo del Figlio…, fatto uomo per noi, hai raccolto (o Padre) tutte le genti nell’unità della Chiesa”, così preghiamo nella preghiera eucaristica. Gesù è venuto su questa terra a ricomporre l’unità della famiglia umana. Se questo ha fatto Gesù, ora tocca a noi lavorare in questa direzione: ogni uomo è mio fratello, nessuno mi è estraneo. Papa san Giovanni XXIII ci ricordava che è molto più quello che ci unisce che quello che ci divide dagli altri. Facciamo della nostra vita, con tutto quello che la compone, un cammino verso la fraternità universale. Nel luogo dove viviamo diamo il nostro contributo a “formare di tutti una sola famiglia”.

 

CONCERTO IN CHIESA

Sabato 10 novembre 2018 alle ore 20:45 si terrà nella chiesa parrocchiale di Montegaldella il 30° Concerto del XXI Festival Concertistico Internazionale degli Organi Storici del vicentino.
Il concerto è inserito nella rassegna patrocinata dalla Provincia di Vicenza e sostenuta dalla Fondazione Cariverona, da Asolo Musica e Regione Veneto. Verrà suonato lo splendido organo Zordan del 1896 della parrocchiale recentemente restaurato e inaugurato dal M° Enrico Zanovello.
Si esibirà il M° Silvio Celeghin all'organo, e il coro "Ensemble La Rose", diretto da Jose Borgo.


ORGELMESSE

Domenica 14 ottobre alla S. Messa delle ore 10:30, la nostra parrocchia ospiterà per la seconda volta quest'anno la rassegna Orglemesse, trenta messe animate con l’accompagnamento dell’organo. L’iniziativa rientra nella programmazione della Società del Quartetto di Vicenza in collaborazione con il Festival Concertistico Internazionale degli organi storici del vicentino. Sabato sera animerà la celebrazione liturgica il Tommaso Marcato con musiche di Mozart, Franck e Pachelbel.   


PELLEGRINAGGIO A ROMA

Per la canonizzazione di Papa Paolo VI  è stato organizzato a livello Vicariale un pellegrinaggio a Roma dal 12 al 14 Ottobre. Il costo non dovrebbe superare i 180 euro tutto incluso. Per le iscrizioni ci si rivolga in parrocchia entro il mese di Agosto.  


E' TEMPO DI RIPRENDERE IL CAMMINO

Domenica 30 settembre, presso la casa Sacro Cuore di Torreglia, ci sarà l’incontro formativo per tutti gli operatori pastorali della parrocchia. Il tema sarà: la verifica dell’anno pastorale 2017-18 e le prospettive del nuovo 2018-19, il Sinodo dei Giovani con la presenza nel pomeriggio di don Paolo ZARAMELLA (Responsabile della Pastorale Giovanile). Per le adesioni contattare don Gabriele o Paolo Poletto.   


CONCERTO THE SUN

Sabato 29 settembre i The Sun si esibiranno (con ingresso libero) in Piazza dei Signori (VI) alle 16:30. I giovani di Montegaldella parteciperanno al concerto con partenza alle ore 15:00 dalla Chiesa di Montegaldella (con mezzi propri). Al termine del concerto, per chi desidera, si andrà in pizzeria “Al Vecio Portego”. Per iscrizioni contattare Alice Zanini (3406496517) o Sabrina Levorato (3498382379) entro il 20 settembre 


PELLEGRINAGGIO AD ASSISI 

E' stato organizzato un pellegrinaggio ad Assisi dal 24 al 25 novembre dal tema “Sui passi di Francesco, in cerca del suo volto”. Il viaggio è in pullman granturismo e prevede l’ausilio di un guida locale durante le visite ai luoghi di Francesco. Termine delle iscrizioni 20 settembre 2018. Quota di partecipazione 155,00 euro/persona. Per informazioni ed iscrizioni contattare Andrea Schermidori (338.7922291). Si veda la locandina per il programma completo.    


THE SUN

Incontro testimonianza: venerdì 15 giugno, alle 21, in Chiesa a Montegaldella, vi sarà la testimonianza dei The Sun, gruppo rock italiano originario di Thiene. Il gruppo parlerà del loro percorso artistico, segnato dal riavvicinamento alla Fede, prima da parte del cantante e poi dal resto del gruppo: A dicembre 2016, per mano dei Cardinali Parolin e Ravasi, il cantan- te riceve a nome di Papa Francesco la Medaglia del Pontificato “per il contributo dato allo sviluppo dell’umanesimo cristiano e delle sue espressioni artistiche nel mondo”.


FACOLTA' TEOLOGICA

La facoltà teologica del Triveneto propone due percorsi di studio di livello accademico per la preparazione di insegnanti di religione e operatori pastorali: in teologia (con la possibilità di conseguire i titoli di laurea, licenza e dottorato) e in scienze religiose (laurea e laurea magistrale), che possono essere seguiti nella sede centrale di Padova e nelle sedi degli istituti teologici collegati in rete. Le iscrizioni per l'anno accademico 2017-2018 sono aperte da maggio a settembre. Info: 049/664116 - www.fttr.it


CARITAS VICARIALE

Nel vicariato di Montegalda funziona il Centro di Ascolto della Caritas con due sportelli:
Veggiano: in patronato, 1° piano, ogni sabato dalle 9:30 alle 11:30;
Grisignano: in canonica, ogni sabato dalle 9:30 alle 11:30.
Inoltre e stato aperto un conto corrente bancario in Banca Prossima, con possibilita di operare presso la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, agenzia di Veggiano.
Numero del conto: 1000/00144094
PARROCCHIA DI SANTA GIUSTINA
FONDO CARITAS VICARIALE
IBAN: IT79 G033 5901 6001 0000 0144 094
Chi vuole contribuire personalmente puo versare la sua offerta su questo conto corrente.


SALA POLIVALENTE

Inizia l’attività gratuita del dopo scuola presso la sala polivalente (vicino alla Baita degli Alpini) nei giorni di martedì e venerdì dalle ore 15:00 alle ore 17:00. Ringraziamo i volontari che si dedicano a questo servizio. Chi volesse rendersi disponibile per questo servizio è ben accetto: contattare il parroco o i volontari presenti.


PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA  

Dal 25 giugno al 2 luglio 2018 ci sarà il pellegrinaggio vicariale in Terra Santa per otto giorni. La quota di partecipazione è di 1.200,00 euro. Per informazioni si veda la locandina illustrativa e contattare il parroco.  


E' TEMPO DI GREST!

GREST INIZIO ESTATE: si svolgerà a Montegalda dal 8 al 14 luglio. Per informazioni contattare gli animatori di Montegalda.

GREST DI FINE ESTATE: Il Grest 2018 di fine estate si svolgerà a Montegaldella dal 19 al 26 agosto. Quest’anno si festeggerà il 25° anniversario. Per informazioni contattare Leonardo CARLI e Sofia ZACCARIA.


CORPUS DOMINI

Prendete: questo è il mio corpo (Mc 14,22)               

Pala del Corpus Domini (Comunione agli apostoli) - Giusto di Gand (1430-1480) - Galleria Nazionale delle Marche (Urbino).   

Dio è il nostro alleato più grande e noi siamo alleati di Dio (1a lettura). La storia ci dice che l’alleanza con Dio è stata sincera nelle intenzioni, ma continuamente infranta per le infedeltà di Israele. Essa diventa definitiva nel sangue di Cristo. Ogni volta che noi celebriamo l’Eucaristia celebriamo la nuova alleanza, quella eterna che Dio ha stretto con i molti, cioè con tutti. E ogni volta che celebriamo l’Eucaristia ci incontriamo tra fratelli che, pieni di speranza, si sentono coinvolti con Cristo, perché al nostro servizio per amore è legato il futuro dell’uomo e l’avvento fra gli uomini del regno di Dio. Cristo si rende presente fra noi e si dona a ciascuno perché noi a nostra volta siamo presenti al mondo come lievito che lo fermenta. Accogliere il Corpo di Cristo ci impegna a lasciarci trasformare da Lui per diventare come Lui; ci impegna anche ad una intensa attività di rinnovamento dell’ambiente in cui viviamo: gli altri diventano fratelli con i quali condividiamo l’umanità. Prendere, ricevere il pane benedetto è prendere e ricevere Gesù. Egli lo consegna per nutrire la vita dei discepoli e per farli entrare in comunione con Lui. E questa comunione ci cambia in Lui e ci rimanda poi ad amare come Lui ha amato. Un amore concreto e grande, un amore che non si risparmia, un amore che si dona fino in fondo. Proprio come Lui!          


ROSARIO NEL MESE DI MAGGIO

A Ghizzole
- Dal lunedi al venerdi alle ore 20.30 in Chiesa.

A Montegaldella
- Lunedi, mercoledi e venerdi alle ore 20.30 presso il Capitello di S. Maria Maddalena.
- Dal lunedi al venerdi alle ore 20.30 presso il Capitello della Madonna del Contadino (via Campanella).
- Mercoledi e venerdi alle ore 21.00 presso la cappella di S. Eurosia (Villa La Deliziosa).
- Mercoledi e venerdi alla ore 20.15 presso Fam. Stimamiglio Leonardo.


SANTISSIMA TRINITA'

Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)              

Nicoletto Semitecolo, La Trinità, 1367 - Museo Diocesano di Padova (dalla Sacrestia dei Canonici della Cattedrale).  

Le letture bibliche odierne ci invitano a ripensare, in una prospettiva di fede, ai modi in cui Dio si rivela e si fa presente nella storia del mondo, della Chiesa e nella nostra vita di ogni giorno. Come Dio eccelso eppure tanto vicino al suo popolo (1a lettura); come Padre che, col dono del suo Spirito, vuole unire a sé gli uomini trasformandoli in figli (2a lettura); come mistero di comunione che ogni discepolo è chiamato ad accogliere in sé e a testimoniare con gratitudine di fronte al mondo (vangelo), perché: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni”. Abbiamo una compagnia, non siamo abbandonati. Siamo abitati, siamo immersi in Dio. Davanti a questa presenza che cosa siamo chiamati a fare? Innanzitutto l’ascolto. Di fronte a Dio che sempre fa il primo passo, cioè crea, salva, sceglie, purifica, santifica, dà la forza e la luce per affrontare le scelte, il cristiano è uno che accoglie e ascolta. Poi è importante fare nostro l’atteggiamento di Maria che “conservava nel suo cuore” quello che le capitava. Anche noi siamo chiamati dopo l’ascolto, a conservare in cuore. Questo ci aiuterà a fare delle scelte, talvolta coraggiose. E come Gesù si è fatto vicino a noi, così noi siamo chiamati a farci vicini al prossimo. Diceva Chiara Lubich: “Dal mattino alla sera, ogni rapporto con gli altri va vissuto con l’amore di Gesù… Vedendo Gesù in loro, non trascurando nessuno, anzi amando tutti, per primi… farsi, in un certo modo, l’altro. Come Gesù che, Dio, si è fatto, per amore, uomo come noi” (a Santiago di Compostela, ai giovani, 1989).         


PENTECOSTE

Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità (Gv 16,13)             

Pentecoste - Duccio di Buoninsegna (1255-1318) - Museo dell'Opera del Duomo (Siena).  

Pentecoste: festa dello Spirito Santo, dono per eccellenza di Gesù Risorto. Lo Spirito viene abbondantemente effuso sulla comunità dei primi credenti (1a lettura), viene donato a tutto il Corpo della Chiesa e ai singoli (2a lettura) perché siano sostenuti nel loro impegnativo mandato di liberare il mondo dal male e rinnovare il volto dell’umanità. Lo Spirito non si comunica come possesso egoistico, come gioia e fede strettamente personali: esso è dato per “l’utilità comune”. San Giovanni ci suggerisce che la missione dello Spirito è quella di rendere testimonianza a Gesù, al punto di essere chiamato Spirito di verità. Dato che Gesù è la Verità, è bello pensare che lo Spirito porta il cristiano ad assomigliare sempre più a Gesù. Lo Spirito ci fa comprendere che in Gesù la rivelazione di Dio ha raggiunto la sua pienezza. È lo Spirito la nuova legge del popolo di Dio, del cristiano; è Lui che ci sa trasformare in uomini nuovi, in donne nuove, donati al regno di Dio, donati ai fratelli. Ci dona il coraggio e la libertà della testimonianza e dell’annuncio. È lo Spirito che sostiene e difende dalle insidie. È lo Spirito che ci rende consapevoli della nostra fragile grandezza; per questo ci libera dall’orgoglio e dalla presunzione: c’è un Altro che agisce attraverso di noi, anche nonostante i nostri limiti. A noi lasciarci guidare verso un amore vero e profondo. Non un amore che si nutre di parole, di dichiarazioni o di promesse, ma di concretezza, di fatti; un amore riconoscibile dai frutti che produce. Presenza discreta ma sicura, lo Spirito produrrà cambiamenti inspiegabili. Lo testimoniano i santi, anche nostri contemporanei.        


INCONTRO-APPROFONDIMENTO SU MEDJUGORJE

Domenica 20 maggio in chiesa ci sarà un incontro di conoscenza e approfondimento su Medjugorje. Alle 16:00 inizio con proiezione di un filmato esplicativo, 16:30 intervento di Mons. Pietro Brazzale (cosa sta accadendo a Medjugorje dal 1981, inquadramento della posizione della Chiesa,…). A seguire alle 17:00 Santa Messa. Si veda la locandina in chiesa.


GITA-PELLEGRINAGGIO

La consulta della Bella Età in collaborazione con la Proloco e la parrocchia di Montegaldella, in occasione della presenza dell’Urna del S. Papa Giovanni XXIII, organizza per il 30 maggio un viaggio-pellegrinaggio al Santuario del comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII e al Santuario della Madonna di Caravaggio (BG). Per informazioni e iscrizioni contattare Attilio e Daniela (vedere locandina).


VI DOMENICA DI PASQUA

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri (Gv 15,17)            

Pala del Corpus Domini (Comunione agli apostoli) - Giusto di Gand (1430-1480) - Galleria Nazionale delle Marche (Urbino).  

Anche in questa domenica ritorna l’invito a rimanere nell’amore di Cristo mediante l’osservanza dei comandamenti e in particolare del comandamento dell’amore reciproco. La risposta dell’uomo infatti nei confronti di Dio e il suo atteggiamento verso i propri simili non possono non modellarsi se non sul comportamento di Dio stesso e di Gesù: possono cioè essere solo una risposta e un atteggiamento dettati dall’amore. È nato da Dio e conosce Dio, cioè si trova in comunione con Lui, solo chi ama (2a lettura). Il comandamento di Cristo poi è questo: che vi amiate gli uni gli altri (v 17). Si può essere suoi amici solo se si fa quanto comanda (v 14); si resta nel suo amore quando si osservano i suoi comandamenti (v 10). Come Gesù si è dimostrato Figlio di Dio nel suo totale dono all’uomo, dono dettato dall’amore per il Padre e per noi, così noi ci accorgiamo di essere in un autentico rapporto con Dio e Gesù Cristo, non solo mediante la preghiera e le celebrazioni liturgiche, ma anche nell’impegno per i fratelli.  Certo quando usiamo la parola amore possiamo pensare a mille cose. La Parola di Dio di questa domenica ce ne parla in un modo molto concreto. Ce lo presenta come solidarietà, come fraternità, come dono, come conoscenza e ascolto. Tutti atteggiamenti molto precisi che rendono fattivo l’amore. È bello pensare che l’evangelista Giovanni ha scoperto il vero volto di Dio nell’impegno di Cristo per l’uomo. Il mondo d’oggi saprà scoprire chi è Dio attraverso la testimonianza di amore e di dedizione che i cristiani sapranno dare.       


V DOMENICA DI PASQUA

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto Gv (15,5)           

Cristo vera vite - Victor (1674) - Museo delle icone (Venezia).  

Il nostro rapporto con Gesù rappresenta il tema di fondo dell’odierna liturgia. Gesù, presentandosi come “vera vite”, si pone come centro signifi- cativo della vita cristiana e come condizione essenziale per “portare frutto”. Ma occorre “rimanere in lui” (vangelo). Ciò avviene mediante l’osservanza dei comandamenti, in particolare quelli riguardanti la fede e l’amore frater- no (2a lettura). Un esempio di ciò che può significare un vitale rapporto con il Cristo, è dato dall’entusiasmo con cui Paolo testimonia la sua fede (2a let- tura). L’immagine della vite con i tralci esprime bene l’essenziale e il vitale legame tra Gesù e i credenti. La vita di questi ultimi dipende dall’intensità del loro rapporto con lui; non solo perché egli ne è il modello, ma perché co- stituisce la stessa forza interiore del cristiano. Egli è la vera vigna del Signo- re: si diventa popolo di Dio mediante l’inserimento in lui. Il “rimanere in lui” non è una realtà statica, avvenuta una volta per sempre nel battesimo. È una realtà dinamica: occorre lasciarsi potare dal Padre e la preghiera divie- ne efficace. Diversamente il tralcio infruttuoso è tagliato e gettato nel fuoco; c’è il rischio di diventare cristiani senza mordente e insignificanti. E' bene chiedersi: cosa significa per me rimanere in Gesù. È lui la sorgente del mio agire? Cerco di pensare come Gesù? Di fare come lui? Di incontrare gli altri come li incontrava lui? Di lavorare con il suo stile? Di ser- vire come lui serviva?...      


VISITE GUIDATE

Nell’ambito del percorso Arte e Fede organizzato dal Gruppo Guide di Montegalda, mercoledi 25 aprile ci sarà una visita guidata dal titolo “Da S. Michele a S.Marco” tra le chiese di Montegaldella e Montegalda. Ritrovo davanti al comune di Montegalda alle ore 14:30. 


IV DOMENICA DI PASQUA

Io sono il buon pastore (Gv 10,14)           

Adorazione dei Pastori (particolare) - Lorenzo Lotto (1480-1557) - Pinacoteca Tosio Martinengo (Brescia).  

La liturgia odierna presenta Gesù come “buon pastore” che spontaneamente offre la sua vita per le pecore, a differenza di tutti gli altri, semplici “mercenari” che badano a sé (vangelo). Per questo “non vi è, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (1a lettura). Grazie a lui, già fin d’ora siamo figli di Dio, anche se la realtà apparirà tale nel giorno dell’incontro definitivo col Signore (2a lettura). L’evangelista Giovanni mette al centro di questa immagine il dono della vita. Gesù, diversamente da quanti pretendono chiamarsi guide, ha come fondamentale obiettivo non la salvezza della propria vita, ma quella degli altri: per la loro redenzione impegna tutto se stesso. Pone così il criterio per distinguere i veri dai falsi pastori: la disponibilità agli altri. Il pastore buono assume liberamente il suo destino, non condizionato da mode o entusiasmi momentanei. La sua attività non si limita ai vicini o alle persone gradite: vuole raggiungere tutti. Noi siamo chiamati, per grazia, a diventare partecipi della realtà di Gesù, buon Pastore. Lo saremo nella misura in cui anche la nostra vita diventa “sacrificata”, “offerta”, “data”. Cerchiamo nella settimana, che oggi inizia, di essere dono per chi incontriamo. Santa Madre Teresa di Calcutta ci ricordava che tutto il nostro essere cristiani si riassume in cinque paroline: Lo-avete-fatto-a-me. Essere dono perché l’altro è una presenza di Gesù e quello che io, consapevolmente o meno, faccio al prossimo, Gesù lo ritiene fatto a sé.   


FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

Domenica 8 aprile in chiesa a Montegaldella a partire dalle ore 16:00 ci sarà la Festa della Divina Misericordia. Inizieremo con l'Adorazione Eucaristica con recita della Coroncina della Divina Misericordia (ci sarà la possibilità della Santa Confessione). Sarà un momento di condivisione fraterna nella preghiera e ricco di grazia. Seguirà la S. Messa alle ore 17:00 (si veda la locandina). 


12° RASSEGNA CORI ALPINI

Sabato 14 aprile alle ore 20:45 in chiesa a Montegaldella ci sarà la 12° rassegna cori alpini con il coro ANA Amici Miei di Montegalda e il coro Pasubio. Partecipiamo. 


II DOMENICA DI PASQUA

Otto giorni dopo venne Gesù (Gv 20,26)          

Incredulità di San Tommaso - Vincenzo Campi (1563-1591) - Museo Civico di Cremona  

Gesù risorto crea attorno a sé una comunità in cui i credenti sono “un cuor solo e un’anima sola” (1a lettura), dona quella fede e quell’amore che rendono figli di Dio e vincono il mondo. Se la morte del Maestro aveva portato sconforto e delusione, l’esperienza della sua risurrezione e della vitalità e verità delle sue parole, capovolsero decisamente la situazione. È il Risorto in persona che irrompe nel chiuso della loro paura, superando ogni ostacolo, frantumando ogni barriera (v. 19). Il ritorno di Gesù risorto e l’incontro con lui, significano riconquistare la pace, la gioia e ricevere lo Spirito Santo. E con questi, i discepoli riscoprono il mandato missionario e il proprio compito di liberare il mondo dal peccato. La riscoperta di tutti questi valori, il ritorno all’entusiasmo: questo furono le apparizioni di Gesù risorto tra i suoi: risurrezione anche per i discepoli. Il vangelo odierno ci dona anche una indicazione temporale della “venuta” del Risorto in mezzo ai suoi: “la sera di quel giorno” e “otto giorni dopo”. È indicato il ritmo settimanale: quello di domenica in domenica. Per la maggioranza dei cristiani è necessario che questo ritmo diventi una priorità, se vogliamo che la nostra fede, che pure è grazia, diventi significativa per la nostra vita. È urgente che l’incontro domenicale attorno alla duplice mensa della Parola e del Pane eucaristico diventi un’esigenza del cuore, capace di dare forma cristiana alla nostra vita, che talvolta tende al qualunquismo. L’incontro con il Risorto nella sua comunità darà uno stile che piano piano faremo nostro. E sarà lo stile della prima comunità cristiana che con semplicità, ma decisione, ha cambiato questo mondo.  

LA LAMPADA  

Avevo sempre cercato un buon rapporto con mia suocera, persona molto difficile. Mio marito me lo aveva sempre detto e, se il rapporto con la madre era difficile per lui, figurarsi per me. Volevo ignorarla, Non ero in pace però: il Vangelo dice di “amare tutti” e in quel “tutti” è compresa anche la suocera. E allora, una telefonata per sentire come stava, portarla in giro in macchina, invitarla a pranzo una volta la settimana… Un po’ alla volta sono cadute le barriere e sono diventata la sua confidente e accompagnatrice alle visite mediche, dove mi presentava come il suo angelo custode. A quasi ottant’anni ha cominciato ad interessarsi a una vicina sola che aveva bisogno di compagnia e a preparare regolarmente dolci per la parrocchia. Mi diceva: “Da te ho capito quanto fa bene sentirsi ricordati”. Un giorno mi ha confidato: “Questa lampada mi è molto cara perché me l’ha lasciata mio nonno. È uno dei pochi ricordi di famiglia: quando sarò morta sono contenta che resti a te…”. Ora questa lampada è in casa nostra e ci ricorda che solo l’amore resta.       

I.B. – Svizzera


PASQUA DI RISURREZIONE

Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9)         

La Risurrezione di Cristo, Paolo Veronese (1528-1588),  Chiesa di S. Francesco della Vigna (Venezia). 

Gesù è risorto, è vivo, è di nuovo con noi. La vittoria della morte su di lui è stata passeggera: questo il lieto annuncio che oggi ci è rivolto; annuncio che può correre il rischio di non sorprendere più, ma che pur sempre ha la forza di ridonare gioia e speranza a quanti stanno vivendo l’esperienza della sofferenza, della difficoltà e dell’insuccesso. Il sepolcro vuoto (vangelo) e la testimonianza di Pietro (1a lettura) sono i motivi proposti per rinnovare la nostra fede nel “Vivente”, perché il nostro comportamento sia segnato dalle prospettive aperte dalla risurrezione (2a lettura). Tutta la vita di Gesù è stata una sorpresa continua: la sua nascita, la sua vita pubblica, la sua morte, in particolare la sua vita di Risorto. Il vangelo odierno parla della sorpresa, dello sconcerto di Maria di Magdala, di Pietro e Giovanni, all’indomani della sepoltura di Gesù: il sepolcro, simbolo e dimora della morte, è vuoto, non custodisce alcun cadavere, ma solo “teli posati là” e il “sudario avvolto in un luogo a parte”, come se fosse abitato da un vivente. È un segno: la morte non ha afferrato Gesù; la sua vittoria su Cristo è stata solo momentanea, passeggera: lui in effetti vive, perché Dio ha premiato la sua fedeltà risuscitandolo dai morti. Gesù è entrato in una nuova condizione esistenziale, difficile da definire, ma di cui gli apostoli iniziano a fare una sicura esperienza. Per questo anche noi possiamo essere nella gioia, che ci impegna a ritrovare oggi il Risorto nei luoghi che egli ci ha indicato: la sua Comunità, i Sacramenti, la sua Parola, il prossimo, il nostro cuore, i fatti della vita quotidiana. 

LE HA CHIESTO PERDONO  

Ogni volta che, nel college dove studio, la mia insegnante parla male dei cristiani, ne sono così addolorata che mi verrebbe voglia di scappare, ma sono costretta ad ascoltarla perché non è permesso disertare la lezione. Un giorno lei ha chiesto di farle delle domande sull’Islam. Quasi tutte le mie compagne si sono fatte avanti, tranne me; al che la mia compagna di banco mi ha chiesto come mai me ne stavo zitta. Appena ha saputo che credevo in Gesù Cristo, senza aggiungere altro mi ha guardata con disprezzo e ha cambiato posto. Il giorno seguente il pulmino della scuola non è venuto a prenderci, a causa di un guasto; pertanto, se volevamo tornare a casa non c’era altra soluzione che ricorrere ai mezzi pubblici. Non avendo i solti per pagare il biglietto, quella ragazza ha chiesto alle altre compagne musulmane di aiutarla, ma nessuna aveva soldi in più. Io però li avevo e così, senza pensarci su più di tanto, ho pagato anche  il suo biglietto. Meravigliata, ha sentito il bisogno di chiedermi perdono.      

A.Y. – Pakistan


DOMENICA DELLE PALME

Davvero quest’uomo era Figlio di Dio! (Mc 15,39)        

L'ingresso a Gerusalemme, Giotto (1305) - Cappella degli Scrovegni (Padova).

L’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme e il racconto della passione sono le due scene della celebrazione odierna, quasi ad indicare plasticamente le due concezioni opposte del Messia che deve venire: quella del re glorioso che tutti aspettavano e quella del servo sofferente che Dio aveva invece preparato per la nostra salvezza. Il racconto della passione che seguiremo questa domenica è quello di Marco. In esso possiamo, tra le altre, cogliere queste caratteristiche. Innanzitutto una certa crudezza nel descrivere senza veli e senza alcuna attenuazione gli aspetti più sconcertanti della passione di Gesù: parla di “paura e angoscia”; riferisce tre volte l’invocazione di Gesù al Padre per essere liberato; delle parole di Gesù in croce ricorda solo il suo grido per l’abbandono del Padre (Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?): tutti particolari che gli altri evangelisti o attenuano o addirittura omettono. Poi la progressiva accentuazione dei titoli messianici nel corso del racconto (Figlio dell’uomo, Messia, Re dei giudei) che culmina nell’aperta professione di fede di un pagano, il centurione, ai piedi della croce: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”. Il vangelo ci dice la sofferenza sconvolgente di Gesù che nasce dall’obbedienza al Padre, ma anche del difficile cammino di fede degli apostoli e dei primi discepoli: l’uomo schiavo dell’egoismo e vittima dei suoi stessi vizi e peccati, dai quali non sa come uscirne, i malati, i poveri, i perseguitati… Gesù ha offerto la sua vita per salvare tutti noi dal peccato. Chi si offre oggi per contribuire alla liberazione degli oppressi? Noi che vogliamo essere cristiani possiamo mettere il nostro amore fatto di piccoli o grandi gesti. E sarà il nostro amore a continuare quell’amore grande “di colui che dà la vita per i propri amici”.   

SCUOLA DI LINGUA 

Abbiamo dato vita ad una scuola gratuita di lingua italiana per stranieri quando abbiamo saputo che una ragazza africana non trovava lavoro perché non sapeva la lingua. In tanti ci siamo dati da fare per il locale, i tavoli, le sedie e la lavagna. Tre volte alla settimana lezioni per una decina di persone cattoliche e musulmane. A fine luglio concludiamo con una festa: piatti tipici, danze e canti. A un certo punto Cady, musulmana, comincia a cantare una canzone della Messa cattolica. Tutti cercano di essere dono per gli altri. Continuano i rapporti e sperimentiamo che, avendo messo alla base del nostro servizio il rispetto dell’altro e una solidarietà vera, i frutti sono meravigliosi. Mussà, invitandoci al suo matrimonio, ci diceva quanto sia stata importante per la sua vita la nostra amicizia.     

L.G. – Italia


S. Messa delle PALME - 25 marzo 2018 - con Concerto-Meditazione

La S. Messa delle Palme del 25 marzo 2018 delle 17:00 sarà animata dal Gruppo Corale Xinfonia di Malo. Al termine della messa seguirà un momento musicale (concerto-meditazione) "Ai piedi della croce"  in preparazione della Settimana Santa.


V DOMENICA DI QUARESIMA

Se il chicco di grano caduto  in terra muore, produce molto frutto (Gv 12,24)       

Profumo di sogno, Sebastião Salgado (2015). 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.      

Il nostro cammino verso Pasqua sta avvicinandosi alla meta: la via percorsa da Gesù è anche la nostra via. La sorte del Signore Gesù che muore per risorgere è la “norma” per quanti lo seguono. L’evangelista esprime questa verità attraverso tre detti convergenti sul tema “croce – glorificazione”: il grano che muore per portare frutto; il servo che deve seguire il suo Signore; il turbamento di Gesù che annuncia imminente la sua esaltazione. Vivere è dare la vita. Non dare è già morire: lo sappiamo quando l’acqua si ferma, stagna, imputridisce. Per questo è importante per me diventare chicco di grano che scompare. Chicco di grano seminato nella terra accogliente della mia famiglia, della mia comunità, nella terra talvolta arida del mio lavoro, nella terra amara delle domande senza risposta, dei giorni di lacrime. E questo chicco di grano contiene in sé la vita, ad una condizione: quando diventa dono, quando scompare. Lo so per esperienza: se tengo per me non servo a niente, neanche a me stesso. La condizione è proprio quella di scomparire, di donarmi. E la vita rifiorisce: non come vuoi tu, ma come vuole Dio. Così ha fatto Gesù: si è donato. Egli è come un seme che sprofonda nella terra, cioè che si dona fino alla morte, per portare frutto. E il frutto è far famiglia: “attirerò tutti a me”. Gesù si dona per radunare tutti gli uomini, perché gli uomini diventino la famiglia di Dio.  

CON IDEE DIVERSE 

Ero nella disposizione di amare Gesù in chiunque, quando vidi venirmi incontro, leggendo il giornale, un collega dalle idee assai diverse dalle mie. Per evitare discussioni, fui tentato di passare all’altro marciapiede. E i miei propositi di prima? Intanto lui ormai mi era davanti. Col dito puntato sul giornale, dove a grossi titoli veniva attaccata la Chiesa, m’investì con violenza. Invece di controbattere – come il solito – mi trattenni. Per lo sforzo però cominciai a sudare. Stavo ormai per cedere, quando il tono dell’altro cominciò ad essere meno aggressivo. Continuai ad ascoltarlo e lui, contento di potersi aprile con qualcuno, cominciò a parlarmi in modo sempre più confidenziale, di quando – bambino – frequentava la chiesa… Ero sbalordito: non ritrovavo più l’immagine che mi ero fatta di lui. Forse il suo modo di comportarsi era solo una veste esterna sotto cui nascondeva un sincero amore per Gesù. Alla sua richiesta di un consiglio, non so cosa risposi: dovette comunque sentirsi capito, voluto bene, perché si commosse e lì, per strada, mi abbracciò.    

A.P. – Roma


Concerto di Musica Sacra

Il 16 marzo prossimo, continuando un  appuntamento  annuale, ricorderemo Luciano Campesato con un concerto in sua memoria e per raccogliere fondi per il mantenimento dell’organo storico restaurato della nostra chiesa. L’organo è stato realizzato nel 1896 dalla ditta organaria Francesco, Alfredo e Antenore Zordan e fa parte integrante sia dal punto di vista architettonico, che estetico e liturgico della nostra Chiesa, la cui origine si può far risalire al periodo della dominazione longobarda. Dai documenti che riferiscono sulle Visite Pastorali, rilevati presso la Curia Vescovile di Padova, risulta che Montegaldella era già parrocchia fin dal 1425 “…con la sua bella Chiesa”. Il concerto verrà eseguito dal M° Haig Vosgueritchian, nato a Gerusalemme e diplomato presso il Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza sotto la guida del M° Pierluigi Comparin conseguendo il Diploma Accademico di Secondo Livello. E’ stato il primo Organista Armeno/Palestinese di Terra Santa a conseguire questo titolo. Durante gli studi ha svolto numerosi servizi come Organista e Direttore di Coro presso le Basiliche del Santo Sepolcro, dell’Annunciazione di Nazareth, di Santa Caterina a Betlemme, presso la Chiesa di San Salvatore a Gerusalemme e di San Lazzaro a Betania. E’ stato Maestro di Cappella della Chiesa “Our Lady of the Atonement” a San Antonio in Texas – Stati Uniti d’America. Si è esibito in Concerto a Geusalemme, Stati Uniti d’America, Lituania e Olanda.   Il M° Vosgueritchian proporrà brani di compositori vissuti tra la fine del 1500 e l’inizio 1800 come Sweelinck, Frescobaldi, Pachelbel, Couperin, Pergolesi e Cimarosa. Concluderà il concerto con una sonata di Vincenzo Bellini.





IV DOMENICA DI QUARESIMA

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Gv 3,17)      

Il Lago, Perworth: Tramonto, (1775 - 1851) J.M.W. Turner - Tate Gallery (Londra). 

La quarta domenica di quaresima è detta in "laetare", perchè accanto al tema della sofferenza, ci viene proposto quello della gioia. La stessa vita, infatti, ci presenta la gioia frutto di sofferenze come per lo scalatore, giunto in cima alla vetta, che gioisce per la conquista e si dimentica delle fatiche compiute. Il Figlio dell'uomo, Gesù, deve essere innalzato sulla croce, affinchè chi lo veda, possa credere.

La croce non è un simbolo di sconfitta, ma di vittoria, di esaltazione, per attirare a se gli uomini e donare la vita eterna fin da ora. La scelta sta a noi ed è tra la luce di Cristo e chiudersi nel buio della nostra vita, nelle tenebre del nostro cuore. Non basta però solo aderire a parole, ma bisogna aderire nei fatti e nella verità. Quello che Gesù ci sta dicendo in questo Vangelo è di aderire alla sua luce, di fare luce nella nostra vita, di essere luce.

Abbiamo mostrato un olio di Turner, pittore inglese maestro della luminosità pittorica che rappresenta un tramonto di quelli caldi, immensi, per tutti. La luce per Turner rappresentava l'emanazione dello spirito divino e questo è il motivo per cui nei suoi ultimi quadri trascurò di rappresentare oggetti solidi e i loro dettagli, concentrandosi sui giochi di luce riflessi nell'acqua e sullo splendore dei cieli e del fuoco. Per vedere un tramonto o un'alba per prima cosa bisogna guardare in alto, si deve alzare lo sguardo. Quando ci smarriamo basta rivolgersi verso l'alto per ritrovare la strada e per non sentirci persi o soli, basta guardare in su per sapere che Lui è con noi e in noi sempre, come un sole che  sorge e tramonta per poi rinascere.

Scelta dell'immagine e commento di Sara Veronesi

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».     

L’intero messaggio odierno rileva uno sconcertante contrasto di tenebre e luce, di giudizio e di salvezza. La tensione si fa drammatica nel brano evangelico; ma l’accento è posto tutto sul polo positivo: l’amore di Dio. Egli “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” e poco dopo: “Dio ha mandato suo Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”(Gv 3,17). Ma l’amore di Dio è “diverso” da ciò che noi chiamiamo amore, perché noi non riusciamo a comprendere il senso di una fedeltà non ricambiata, il senso di un amore deciso a rischiare tutto, anche la vita per la persona amata. Eppure così è l’amore di Dio per noi. E, trasformati dalla grazia del suo Spirito, così deve diventare anche il nostro amore per Lui e per i fratelli. Cristo è il rischio corso da Dio per noi; la fede è il rischio che noi dobbiamo accettare di correre per Dio. Chi non osa rischiare così, non scoprirà mai cosa sia veramente amare. Si ama veramente non a parole, ma con la vita, cioè quando osiamo rischiare per Dio, come Dio ha rischiato per noi il suo Figlio Gesù. Sappiamo amare così noi? Sappiamo testimoniare con la vita il nostro amore a Dio e ai fratelli? Lo sappiamo poi che l’amore in genere è fatto di piccoli gesti concreti: una parola, un ascolto, una condivisione, un perdono, un po’ di tempo donato, un bicchiere d’acqua, una visita, un’accoglienza. Cerchiamo in questa settimana che questi gesti nascano dal nostro cuore. 

POSSIBILITA' DI PACE

Millar non riusciva a spiegarselo. Christian chiedeva sempre permessi infrasettimanali, mai il sabato e la domenica come altri ragazzi della fattoria. Poi, lavorava il doppio per recuperare le ore perse. Era un contadino instancabile, serio e rigoroso. Millar non si era pentito di avergli offerto l’impiego sei mesi prima. Certo, c’erano quelle strane assenze. Alla fine glielo aveva confessato: “Sono stato un guerrigliero. A 16 anni ho imbracciato il fucile, poi il 5 gennaio 2008 ho lasciato le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e sono entrato nel programma di reintegrazione. I permessi sono per i colloqui di verifica”. Millar aveva avuto un tuffo al cuore. Aveva in casa uno di loro. Sì, di loro. Di quelli che avevano piazzato le mine su cui erano inciampati i due fratelli: le loro gambe erano state ridotte a brandelli. Condannati alla sedia a rotelle. Lui, però, era anche Christian, il lavoratore impeccabile, il ragazzo gentile che si fermava più del dovuto per aiutare i compagni, che spesso si fermava a chiacchierare. Doveva giudicarlo per ciò che era o per quello che è diventato? No, non l’avrebbe licenziato. Dopotutto, ognuno ha diritto alla sua quota d’errori. Allora, era l’inizio del 2009, non pensava che otto anni dopo Christian sarebbe diventato addirittura suo socio nella coltivazione di banane. Ne hanno novemila piante a Granada, nella Stato del Meta. Lavorano fianco a fianco e ormai sono amici. “L’accordo con le Farc non mi entusiasma. Ma se è per il bene del Paese, dico: ‘Facciamolo!’. Christian ed io ce l’abbiamo fatta. Anche questa nazione, dunque, ha una possibilità di pace”   

da Avvenire


III DOMENICA DI QUARESIMA

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (Gv 2,19)     

Gesù scaccia i mercanti dal tempio, (1593-1678) Jacob Jordaens - Museo del Louvre (Parigi). 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,13-25)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.    

Una parte molto importante della legislazione dell’Antico Testamento riguardava il culto del tempio: feste, sacrifici, purificazioni, rituali, ecc. Venendo nel tempio, il Figlio nella casa del Padre, Gesù non si preoccupa soltanto di estirpare alcuni abusi. Egli vuole manifestare la sua gloria e così dichiarare superata tutta la legislazione rituale antica. La polemica di Gesù contro i venditori del tempio sta a significare, implicitamente, il superamento anche delle istituzioni più sante, poiché al loro posto deve subentrare ormai Cristo crocifisso e risorto: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gesù parla di se stesso, del suo corpo risorto. Gesù innalzato sulla croce è colui che ha vinto. La fede vede in Lui la Parola che abita tra noi (Gv 1,14). Natanaele vedrà il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo (Gv 1,51). La fede vede in Gesù il nuovo tempio; Egli è il nuovo luogo in cui si può trovare Dio. Gesù ha avviato un processo di cambiamento nel rapporto con Dio. Tu lo puoi incontrare non soltanto in un luogo preciso, come poteva essere il tempio per il pio giudeo; lo puoi incontrare in Gesù, nella sua parola, nei sacramenti, nella sua comunità riunita nel suo nome. E Gesù ti porta al Padre. E tutta la tua vita può essere una lode a Dio, non soltanto i riti e i luoghi particolari. Non accontentiamoci di dare cose a Dio: diamogli in nostro cuore. Incontrare Dio è il desiderio di tutta la Bibbia. E noi incontreremo Dio in Gesù. Egli poi, lo sappiamo, ci invia ai fratelli. È in Gesù che possiamo fare un’autentica esperienza di Dio ed è in Lui che possiamo fare un’autentica esperienza di fraternità.     

UN SALVADANAIO PIENO DI MONETE

Una sera assieme ad altri ci ponevamo l’interrogativo di cosa fare per non lasciarci trascinare dal consumismo che crea così tanti bisogni non veri. Ci è venuto in mente che una cosa che facciamo ogni giorno è la spesa: allora perché non mettere da parte tutte le monete che riceviamo come resto? Abbiamo preso così un salvadanaio, i nostri figli hanno subito svuotato le tasche e il gioco è iniziato. Da quel momento tutte le monete che prima giravano qua e là finiscono nel salvadanaio. Appena il salvadanaio è pieno, ci guardiamo attorno per vedere chi ha bisogno. E basta poco per rendersi conto di quante famiglie sono nella condizione di aver bisogno di essere aiutate. Questo semplice gioco ci ha aperto gli occhi. E i figli sottolineano che veramente non si tratta di fare qualcosa, ma di crescere insieme. È una goccia nell’oceano, ma dentro c’è tutto l’impegno di una famiglia che cerca di allenarsi per non dimenticare chi è meno fortunato.    

L. C. –Spagna


INCONTRO DI PREGHIERA E CATECHESI

 



II DOMENICA DI QUARESIMA

Questi è il figlio mio, l’amato: ascoltatelo (Mc 9,7)    

Trasfigurazione, (1483-1520) Raffello Sanzio - Pinacoteca Vaticana (Città del Vaticano). 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9, 2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.   

Alla visione del sacrificio di Isacco (1a lettura) viene accostata la visione del Cristo trasfigurato e glorioso. Guardando il vangelo di Marco l’episodio della Trasfigurazione è posto dopo il rifiuto di Pietro di credere in un Messia sofferente e crocifisso. Gesù riprende il discorso affermando che non solo il Messia, ma anche chiunque crede in lui, deve seguire la logica della croce. Per premunire i discepoli contro uno scandalo simile avviene la Trasfigurazione. È la seconda grande manifestazione di Gesù come Figlio di Dio, dopo quella del battesimo nel Giordano. La terza sarà quella sconvolgente della croce (Mc 15,39). Gesù trasfigurato viene proclamato dalla voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo”. Gesù vive l’amore del Padre, è l’amore. Il Padre torna a manifestare questa verità agli uomini per legittimare e accreditare la missione d’amore che proviene dall’alto. È bello pensare che ognuno di noi ha il suo “Tabor”. Dio ci offre molte possibilità perché ci possiamo trasformare: preghiere, colloqui, incontri, sacramenti, episodi cui partecipiamo, liturgie… Ma soprattutto chi ci aiuta a cambiare la nostra vita è la Parola ascoltata e messa in pratica. “Ascoltatelo”: l’ascolto di una parola che giunge a noi in infiniti modi e che, nella misura in cui l’accogliamo e mettiamo in pratica, trasfigura la nostra vita: la rende cristiana, vita di figli e fratelli.    

UN ALTRO PERMESSO

Una mia amica aveva bisogno di un secondo intervento chirurgico. Aveva due bambini piccoli che erano già stati da me, ma stavolta il lavoro non mi permetteva di accoglierli. Di fronte alla prospettiva che lei li avrebbe messi in un istituto, ne ho parlato con mio marito che mi ha incoraggiata a chiedere un permesso anche non retribuito. Ma il direttore non era d’accordo e insisteva per un’altra soluzione. Poi ha proseguito: “E se le dicessi che lei perde il lavoro se prende questi giorni?”. Ho risposto che non sarei venuta meno alla decisione presa. Al che è rimasto così colpito che mi ha concesso il permesso. Non molto tempo dopo, per partecipare ad un incontro fra varie denominazioni cristiane, a cui tenevo molto (sono anglicana), sono tornata a chiedere un permesso al direttore, che è ebreo. Quando ha saputo di cosa si trattava, ha affermato: “Se la tua fede ti porta ad agire in questa maniera, non posso negarti niente”.  

M.H. - Inghilterra


I DOMENICA DI QUARESIMA

Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto (Mc 1,12)   

La tentazione di Gesù Cristo nel Deserto, (1872-1874)  I. N. Kramskoij - Galleria Tretjakov (Mosca). 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».  

Il messaggio che ci viene dalla parola di Dio nella prima domenica di quaresima di quest’anno, sembra nuovo, tanto è diverso dal solito. Non vi figurano in primo piano le “tre grandi tentazioni” di Gesù nel deserto. Lo stesso deserto, più che come luogo della tentazione, viene presentato come luogo della preghiera e dell’incontro con Dio. Marco, nel vangelo odierno, vede la tentazione, che pure è una realtà scomoda, in una prospettiva provvidenziale: è infatti lo Spirito a sospingere Gesù nel deserto. Gesù ha da poco ricevuto il battesimo dal Battista. Marco ci racconta la scena con queste parole “e subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui” (Mc 1,10). Lo Spirito di Dio, che è solidarietà, amore, umiltà e servizio in Gesù è ormai presente anche tra di noi. Ed egli fa nuove tutte le cose: dà un cuore nuovo. Quello Spirito ora conduce Gesù nel deserto e lo rende vittorioso. E sappiamo che in Gesù vittorioso, tutta l’umanità ha già vinto il male. Il cristiano, unito a Gesù nel battesimo, vive la stessa scelta e la stessa difficoltà a mantenerla. Ha il suo medesimo Spirito di solidarietà, amore, umiltà e servizio e vi resta fedele nonostante gli inganni del nemico. Quando ci lasciamo guidare dallo Spirito, come Gesù, sappiamo superare le tentazioni e rimanere fedeli al dono ricevuto. Perché è lo Spirito che realizza in noi l’essere immagine viva di Cristo e la porta a pienezza fino al “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Non sono tanto i nostri sforzi, che pure sono necessari, a farci come Gesù. È lo Spirito di cui conosciamo i divini effetti nelle persone e nelle comunità: amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé.   

IL CESTINO

Non siamo ricchi e per le vacanze avevano affittato una casetta a modico prezzo. Mentre Helen cucinava, io andavo a fare la spesa con i ragazzi. Nei negozi c’erano molte tentazioni per loro, ma i soldi erano contati. Presto, alle mie obiezioni, cominciarono a manifestare il loro disappunto, mettendo su il muso. Che fare? Quella domenica  a Messa il Vangelo diceva: “Cercate prima il regno di Dio…”. Che voleva dire? Intanto, in quel momento, significava essere pazienti, non reagire con parole poco gentili e coinvolgere i nostri figli nella responsabilità dell’economia familiare. A casa abbiamo messo tutti i soldi in un cestino sul tavolo e con loro abbiamo deciso come spenderli per il tempo rimanente. Cominciavano così a fare i conti anche loro. Il cestino è rimasto sempre disponibile a tutti, ma a questo punto ognuno dimenticava le sue voglie per far spazio all’altro. È tornata la pace in famiglia, i ragazzi hanno iniziato a dare una mano in cucina nelle pulizie. Cantavamo, giocavamo. L’armonia è continuata anche dopo, al ritorno da quella vacanza.

H.G.S. – Austria P. Italia


VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù lo toccò... e subito la lebbra scomparve da lui  

Gesù guarisce un lebbroso, (1180-1190) Mosaici della Cattedrale di Monreale (Palermo). 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. 

Quel lebbroso che le leggi ebraiche escludevano dalla convivenza umana, perché ritenuto fisicamente e moralmente pericoloso (1a lettura), quello stesso lebbroso, nonostante tutte le proibizioni, viene accostato e toccato con amore dal Cristo, curato e reinserito nella società. Gesù così sottolinea che è necessario superare le prescrizioni e i comportamenti che generano emarginazioni. Non solo non se ne sta alla larga dal lebbroso, ma perfino lo vuole toccare, per dimostrare, con un piccolo gesto di vicinanza, la sua piena compassione e comunione con questa persona. Ma soprattutto Gesù si dà da fare fino a riuscire a liberarlo dalla sua situazione e inserirlo pienamente nella società. Le persone che tutti fuggono, come i pubblicani, le prostitute e i lebbrosi, Lui le frequenta, fino a condividerne la sorte di rifiutati. La parola del vangelo odierno invita ciascuno a prendere coscienza delle attuali concrete situazioni di emarginazione per darvi la nostra effettiva risposta. Il nostro essere comunità cristiana ha da prendere nel suo cammino una direzione molto chiara: essa è per coloro che sono poveri, rifiutati, oppressi, esclusi. Come Gesù: ha amato e accolto tutti, ma se ha avuto una preferenza, l’ha avuta per chi era ai margini, per chi era segnato a dito. Gesù stende la sua mano, come Dio stende la mano per guarire. Come è bello per noi oggi essere la mano di Dio che tocca, che lenisce ferite, che incoraggia, che si fa vicina per portare lo stesso peso!.  

UN MONDO PIÙ FIDUCIOSO 

Arrivata da poco in Italia, mi sto ambientando abbastanza bene, anche se è notevole la diversità tra me, che sono “di colore” e gli italiani: avendo però da tempo superato questo trauma dovuto alla diversità di razza, cultura e usanze, cerco ogni giorno di costruire ponti con tutti. Un giorno vado a Messa e mi siedo dietro ad una coppia di mezza età. Quando ho notato la loro preoccupazione per la loro borsa, sono rimasta di stucco: forse pensavano che gliela potessi rubare. Quasi ridendo tra me, mi sono detta: “Loro non sanno che mi propongo di fare più bello il loro Paese che mi ospita”. Al momento di scambiarci il segno della pace, li ho salutati con un bel sorriso, quasi per dire: “State tranquilli, la pace sia con voi, vi voglio bene!”. Ma poiché non smettevano di custodire la borsa, subito dopo la Comunione sono andata a sedermi in un altro banco: non per paura, ma come un atto di carità verso loro. Sentivo infatti di non doverli giudicare per questo atteggiamento nei miei confronti, ma di essere io la prima ad amarli. Anche così si può costruire un mondo più fiducioso, di pace e di fraternità. 

P. Italia


CAMMINO DELLA MISERICORDIA

Venerdì 9 febbraio 2018 alle ore 20:45 si terrà presso la chiesa di Montegaldella la Testimonianza di Claudia Koll, fondatrice nel 2005 dell’associazione Onlus “Le Opere del Padre”, come risposta concreta all’esperienza dell’amore misericordioso del Pa- dre. Si veda la locandina.


FESTA DELLA PACE

Domenica 4 febbraio a partire dalle 9:00 a Montegalda presso la Stella Maris si svolgerà la festa vicariale della Pace organizzata dall’ACR. Per i genitori ci sarà un momento al mattino che si concluderà verso le 12:00. Chi vuole si può fermare a pranzo (al sacco) assieme ai ragazzi e la giornata si concluderà con la S. Messa delle 15:30. 


CAMMINO DELLA MISERICORDIA

Venerdì 9 febbraio 2018 alle ore 20:45 si terrà presso la chiesa di Montegaldella la Testimonianza di Claudia Koll, fondatrice nel 2005 dell’associazione Onlus “Le Opere del Padre”, come risposta concreta all’esperienza dell’amore miseri- cordioso del Padre. 


V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Guarì molti affetti da varie malattie 

Gesù guarisce un lebbroso, (1180-1190) Mosaici della Cattedrale di Monreale (Palermo). 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

La vita dell’uomo è colma di illusioni e di dolore (1a lettura), ma c’è Qualcuno che può vincere il male, che è capace di guarire, di trascinare alla fiducia: è Gesù. Le sue guarigioni manifestano che è giunto a noi il Regno di Dio, che il tempo della salvezza è arrivato, che Dio in Gesù si è fatto vicino e noi possiamo sperimentare il suo amore. La risposta di Dio al dolore non è una filosofia o un convincente ragionamento: è Gesù che diventa solidale con i poveri, gli ammalati, gli esclusi; è il Cristo impegnato a liberarli dalla loro situazione di dolore e di emarginazione: “guarì molti affetti da varie malattie”. L’atteggiamento di Gesù indica che il male va positivamente affrontato, che può essere vinto e che lo si supera solo nella solidarietà con coloro che lo subiscono. I miracoli che compie manifestano che Dio è presente e agisce nella storia dell’uomo, sostiene la lotta di liberazione e che avrà successo per la potenza salvifica e per l’impegno dell’uomo. Questa buona notizia, che ha spinto san Paolo a farsi “tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” ( 2a lettura) stimola anche oggi ciascuno di noi, che vogliamo dirci ed essere cristiani, alla fiducia, alla solidarietà con chi soffre, ad essere testimoni di speranza, capaci di aver compassione e farsi vicini. Quante volte papa Francesco ci invita ad essere cristiani che si fanno accanto, capaci di toccare: è importante “non vergognarsi della carne, toccare la carne ferita, come ha fatto Gesù: toccò, impose le mani, toccò i lebbrosi, toccò i peccatori. È una vicinanza proprio vicina, vicina… pensiamo a Gesù che vede, chiama, parla, tocca e guarisce” (omelia in Santa Marta 30 ottobre 2017). 

NUOVA LUCE DOPO UN CUPO DOLORE

 Nel 1990 avevo 22 anni e vivevo in un città lombarda con altre ragazze. Ognuna pensava allo studio o al lavoro, c’erano però molti divertimenti, molti incontri, molta leggerezza. La mia amica rimase incinta, decise di abortire e tutto sembrava normale. Quattro mesi più tardi successe a me e ormai tutto era già stato vissuto, nessuno si oppose e neanche io pensai di avere un’alternativa. Ma questa scelta in quel momento così pieno di sogni, di prospettive per il futuro, spezzò di fatto oltre alla vita di mia figlia anche la mia. Ci sono voluti mesi per riprendermi, un dolore cupo è rimasto nel mio cuore, vedevo la nebbia salire nella valle e pensavo che io ero così con la nebbia nel cuore. S va avanti nella vita o almeno si crede, passano gli anni ma il grosso dolore della perdita rimane. Nel 2011 su internet trovo il sito de La Vigna di Rachele, contatto la responsabile e l’anno seguente faccio il ritiro. Finalmente il mio dolore è stato riconosciuto. Oggi faccio anch’io parte dell’equipe; condividere le vicende di altre donne e uomini, tanto dolore sommerso, confidenze, ricerca di perdono e di Dio, mi ha dato speranza per tutti noi. Nei ritiri, come nel lungo percorso di accompagnamento prima e dopo, l’azione dello Spirito è così forte che riesce ad aprire e guarire tanti cuori. Si può finalmente ricominciare a risalire verso la luce.

A.Ma. (da Noi Famiglia&Vita)  


IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Insegnava loro come uno che ha autorità

Duccio di Buoninsegna (1255-1318), Disputa di Gesù con i Dottori del Tempio, Museo dell'Opera del Duomo di Siena. 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il profeta promesso da Dio, che parlerà in suo nome, cui occorrerà dare ascolto e seguire (1a lettura) è il Cristo: insegna in modo autorevole, non appellandosi a maestri umani e si mostra potente e vincitore contro le forze che rendono schiavo l’uomo. Gesù, dice Marco, “insegnava loro come uno che ha autorità”, non come gli scribi che sanno riferirsi ad autorità precedenti e trasmettere delle prescrizioni giudaiche. Gesù propone contenuti forti, si rifà al Padre, mostra competenza, capacità di capire le esigenze dell’uomo e decisione nel denunciare il male. La parola del Maestro rende liberi. La sua parola ci permette di crescere, di maturare in noi quegli atteggiamenti che fanno di noi uomini e donne liberi. Sappiamo che in un’altra pagina del vangelo, Gesù parla della parola di Dio come di un seme e del cuore umano come di un terreno. Seme e terra sono fatti l’un per l’altra. La terra senza seme è un deserto arido e infruttuoso; il seme senza terra è una cosa inutile. Ma quando un seme cade sul terreno buono nasce una pianta che a suo tempo maturerà i frutti. Così è della Parola: quando la ascolti con attenzione, la tieni nel cuore e la metti in pratica… allora la tua vita diventa un “giardino” dove fioriscono le opere, frutto di quella parola ascoltata. Gesù ci dona il suo insegnamento, la sua parola, perché essa porti frutti di opere buone in noi. La vita cristiana si realizza quando rispondiamo alla Parola che Dio ci rivolge con un’adesione credente e obbediente al suo progetto d’amore. Se il suo parlare è donarsi, anche il nostro ascoltare è donarsi.

LIBERI DA PREGIUDIZI   

Con una piccola e viva comunità evangelica metodista della nostra città abbiamo deciso di metterci a servizio dei numerosi immigrati del Nord Africa che vivono nel nostro territorio: tunisini che lavorano come braccianti nella sericoltura, senegalesi e marocchini che lavorano come venditori ambulanti… Molti di loro non hanno un pasto caldo durante la settimana, progettiamo così un servizio di mensa a cui invitiamo gli immigrati che arrivano settimanalmente per la fiera-mercato. A turno facciamo la spesa, cuciniamo, serviamo e consumiamo i pasti con oro. Tra un piatto e l’altro vediamo crollare pregiudizi e luoghi comuni. 

S. F. – Italia 


III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Convertitevi e credete al Vangelo

Cristo chiama i suoi primi Discepoli, Adam Brenner, 1839 Leicester Arts and Museums.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

L’invito alla conversione, a cambiare cioè vita, per la vicinanza del Regno (vangelo), per la transitorietà del mondo attuale (2a lettura), per evitare il giudizio di condanna di Dio (1a lettura), non fu rivolto invano ai Niniviti né a Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni. Ma che significa convertirsi? Fare qualcosa in più e meglio? Significa innanzitutto orientare decisamente il proprio cuore a Dio, alla sua volontà: non si tratta solo di mentalità, di atteggiamento interiore, di un fare questo o quello; ma di un nuovo stile di vita, di un nuovo porsi davanti a Dio (fede), all’uomo (dedizione), alle cose (distacco). “Convertitevi e credete nel vangelo”: ascoltiamo in questa domenica. “Il regno di Dio è vicino”: e quando Gesù parla di regno di Dio, tra l’altro, usa le immagini di un tesoro nascosto e di una perla preziosa. Contadino e mercante vanno e vendono pieni di gioia e in fretta tutto quello che possiedono pur di comprare quel campo col tesoro e quella perla meravigliosa. Ecco la conversione: vivono così bene quello che stanno facendo, cioè il momento presente, che quando si imbattono nel tesoro o nella perla, li sentono come realtà di valore così grande da dare senso e nuove prospettive alla loro vita. La conversione è un dono del Regno di Dio diventato a noi vicino senza nostri meriti. Cerchiamo di vivere con intensità il momento presente e questo ci permette di fare esperienza di Dio e del suo amore.  

OCCHI NUOVI  

Dopo aver sistemato tutto a casa, mio marito mi ha accompagnata in ospedale per essere sottoposta a un intervento. Non si trattava di cosa grave, comunque c’era sempre un po’ di sospensione. Quando ci hanno comunicato la data dell’intervento, venerdì 17, siamo rimasti perplessi e un leggerissimo turbamento ci ha invasi al pensiero della forte carica di superstizione della nostra gente. Ma subito ci abbiamo riso sopra. L’intervento poi non è stato semplice come previsto e il pensiero è corso spontaneamente a quel “venerdì 17”, impregnati come siamo delle nostre tradizioni. Ma è stato solo un attimo: mio marito ed io ci siamo detti che l’amore di Dio ci dà occhi nuovi per guardare a ciò che capita. Così abbiamo riconosciuto proprio quel giorno come provvidenziale: se, infatti, avessimo ritardato, forse – ci è stato detto – sarebbe stato troppo tardi.

M. S. – Italia


SCUOLA DI PREGHIERA

Lunedì 15 gennaio dalle ore 20:00 in Seminario Maggiore a Padova ci sarà l’incontro di preghiera per tutti i giovani della Diocesi.


GRUPPO DI PREGHIERA

Venerdi 19 alle ore 21:00 a Ghizzole ci sarà l’incontro di preghiera del gruppo “Con Maria alla sorgente delle Misericordia”.


GRUPPO MISSIONARIO VICARIALE

Giovedì 18 alle ore 21:00 ad Arlesega ci sarà l’incontro del gruppo Missionario Vicariale sul documento Evangeli Gaudium.


II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La chiave del cuore, che apre anche la porta del Regno, a cura di Ermes Ronchi.

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. [...] Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Le prime parole di Gesù che il Vangelo di Giovanni registra sono sotto forma di domanda. È la pedagogia di quel giovane rabbi, che sembra quasi dimenticare se stesso per mettere in primo piano quei due giovani, quasi dicesse loro: prima venite voi. Amore vero mette sempre il tu prima dell'io. Anche all'alba di Pasqua, nel giardino appena fuori Gerusalemme, Gesù si rivolgerà a Maria di Magdala con le stese parole: Donna, chi cerchi? Le prime parole del Gesù storico e le prime del Cristo risorto, due domande uguali, rivelano che il Maestro dell'esistenza non vuole imporsi, non gli interessa stupire o abbagliare o indottrinare, ma la sua passione è farsi vicino, porsi a fianco, rallentare il passo per farsi compagno di strada di ogni cuore che cerca. Che cosa cercate? Con questa domanda Gesù non si rivolge all'intelligenza, alla cultura o alle competenze dei due discepoli che lasciano Giovanni, non interroga la teologia di Maddalena, ma la sua umanità. Si tratta di un interrogativo al quale tutti sono in grado di rispondere, i colti e gli ignoranti, i laici e i religiosi, i giusti e i peccatori. Perché lui, il maestro del cuore, fa le domande vere, quelle che fanno vivere: si rivolge innanzitutto al desiderio profondo, al tessuto segreto dell'essere. Che cosa cercate? significa: qual è il vostro desiderio più forte? Che cosa desiderate più di tutto dalla vita? Gesù, che è il vero maestro ed esegeta del desiderio, ci insegna a non accontentarci, insegna fame di cielo, «il morso del più» (L. Ciotti), salva la grandezza del desiderio, lo salva dalla depressione, dal rimpicciolimento, dalla banalizzazione. Con questa semplice domanda: che cosa cercate? Gesù fa capire che la nostra identità più umana è di essere creature di ricerca e di desiderio. Perché a tutti manca qualcosa: infatti la ricerca nasce da una assenza, da un vuoto che chiede di essere colmato. Che cosa mi manca? Di che cosa mi sento povero? Gesù non chiede per prima cosa rinunce o penitenze, non impone sacrifici sull'altare del dovere o dello sforzo, chiede prima di tutto di rientrare nel tuo cuore, di comprenderlo, di conoscere che cosa desideri di più, che cosa ti fa felice, che cosa accade nel tuo intimo. Di ascoltare il cuore. E poi di abbracciarlo, «di accostare le labbra alla sorgente del cuore e bere» (San Bernardo). I padri antichi definiscono questo movimento: il ritorno al cuore: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno» (San Giovanni Crisostomo). Che cosa cercate? Per chi camminate? Io lo so: cammino per uno che fa felice il cuore.

fonte Avvenire.it


BATTESIMO DI GESU'

Battesimo di Gesù, Andrea Verrocchio - Leonardo Da Vinci, 1475 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Al servizio di Dio

L’attesa del servo nel contesto dell’esilio
La profezia di Isaia parla di un misterioso e indeterminato “servo del Signore”. Sappiamo che l’orizzonte temporale è quello dell’esilio: il popolo in terra straniera sta sperimentando l’amarezza del fallimento, dovuta all’allontanamento da Dio. I suoi capi sono corresponsabili della catastrofe, perché si sono rivelati incapaci di guidarlo verso il bene.
L’elaborazione profetica della figura del “servo” nasce dunque da una dura esperienza. Riflettendo sul passato diventa possibile ricostruire tutta la catena di inganni che ha portato alla rovina: si è dato ascolto ai falsi profeti, che predicavano sicurezza, pace garantita da Dio, vittoria sui nemici, progresso inarrestabile. Il re e i capi si sono avvalsi della propaganda di seminatori di menzogna, incapaci di annunciare la vera Parola di Dio e portatori di discorsi consolatori, godibili, utili solo a solleticare le vanità e i sentimenti più grossolani del popolo.
Solo dopo la catastrofe l’inganno diventa manifesto, sono smascherati i falsificatori e si comincia a immaginare nella fede un futuro differente. Il popolo si pensa come “servo di Dio”, con una vocazione speciale, che potrà essere confermata e rinnovata. Anche nei confronti dei capi si nutrono aspettative più adeguate: non dovranno essere come quelli “degli altri popoli” (1Sam 8), ma appunto “servi di Dio”.

L’azione silenziosa ma reale
L’annuncio profetico delinea quindi un modo diverso rispetto al passato di mettersi al servizio di Dio e del popolo. Il vero “servo del Signore” non agisce in maniera chiassosa ed eclatante, non fa discorsi roboanti, non parte dai desideri di potenza e di grandezza. Comincia dal risanamento dei cuori infranti, la sua azione è rispettosa e delicata (“non spezzerà una canna incrinata”, Is 42,3), non spegnerà il lume della speranza. Un popolo vanitoso e orgoglioso si rende conto, attraverso la voce del profeta, di essere “uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42,3), che non ha bisogno di azioni grandiose, ma di una trasformazione che potrà essere operata solamente dalla misericordia, dalla tenerezza, da una cura discreta e invisibile, fuori dai riflettori.

Il popolo come servo
Da secoli gli esegeti si interrogano sull’identità del “servo”: è un personaggio storico, una figura poetica del futuro, o riguarda tutto il popolo? La lettura complessiva di tutto il contesto mostra chiaramente che tutto Israele è chiamato “servo di Dio”, ed è invitato a realizzare pienamente la sua vocazione. In esso deve avvenire quella trasformazione per cui i “ciechi” tornano a vedere, i “prigionieri” escono dalla loro reclusione, l’insegnamento di Dio viene portato fino ai confini della terra.

Il Figlio in cui Dio si compiace
L’attesa suscitata dalla parola profetica trova la sua realizzazione in Gesù, secondo una prospettiva inedita e sorprendente. Le parole del Padre al termine del Battesimo suggeriscono il compimento delle antiche promesse; e tuttavia Gesù è chiamato “figlio”, oltrepassando l’antica nozione di “servo”. Al servizio di Israele è mandato il Figlio stesso, in cui Dio “ha posto il suo compiacimento”. L’espressione è tipica dell’Antico Testamento: comporta una scelta, una missione, un incarico di responsabilità; più che l’aspetto funzionale però si sottolinea la piena fiducia e la sintonia profonda. Dio “ha posto il suo compiacimento” in Gesù, ed egli manifesta al mondo la misericordia stessa di Dio.

Gli inizi della missione
Il Battista esprime stupore per l’accesso di Gesù al suo battesimo; Gesù chiede di “lasciar fare”: ciò che sta accadendo corrisponde alla “giustizia”, anzi all’adempimento di “ogni giustizia”. Nel Vangelo di Matteo la “giustizia” è un termine-chiave, che ricorre anche con valore decisivo nelle Beatitudini (Mt 5,6.10): indica la volontà di Dio, ciò che a lui è gradito, per la quale si può essere “affamati” e “assetati”, per la quale si può anche accettare di essere “perseguitati”. Essa sfugge alle semplificazioni umane, esige di uscire dagli schemi rigidi del pensiero mondano. Anche nel momento del Battesimo la ricerca della “giustizia” conduce a un fatto inaspettato: Gesù scende nelle acque insieme ai peccatori, si fa in tutto loro fratello, manifestando proprio nel suo abbassarsi la condiscendenza di Dio, la sua tenerezza verso la fragilità del popolo, la sua volontà di farlo risalire e risorgere.

Ripartire dalla giustizia
Il movimento inaugurato da Gesù continua oggi. Noi, membra del suo corpo, siamo chiamati a conformarci al suo agire. Essere al servizio di Cristo, Servo e Figlio, significa adeguarci al suo modo di fare. Nel Battesimo vediamo che Gesù si immerge profondamente nel destino dell’umanità, pronto a condividerlo fino in fondo: questa è la “giustizia”, per la quale è gradito al Padre. Il Battesimo però è anche un punto di accesso del tutto speciale: richiama la conversione, il rapporto con Dio, la liberazione dal peccato, l’attesa escatologica. Gesù non accede alla storia di Israele sotto il versante politico, né sotto il versante militare, né sotto il versante trionfalistico del Tempio. Il Giordano è il punto di accesso alla Terra Promessa: lì dove è morto Mosè, lì dove era partito Giosuè, Gesù può ricominciare, mettendosi idealmente alla testa del popolo dei poveri di Dio. Partire dalla giustizia significa dunque partire dalla realtà dei fatti, dal punto di vista dei poveri, immergendosi nella concreta esperienza umana.

Ricominciare dalla realtà
Partire dalla giustizia significa anche rinunciare a grandi discorsi ad effetto, con valore solo propagandistico, così come rinunciare a gesti eclatanti, destinati a restare pure dichiarazioni di intenti. Dalla ripartenza di Gesù è escluso ogni aspetto trionfalistico ed esibizionistico. La realtà in cui Gesù vive è la realtà come appare agli occhi del Padre, che bruciano come paglia ogni apparenza, ogni rivestimento falsificante. Perciò la realtà in cui siamo chiamati a vivere è la realtà delle persone nella concretezza della loro esistenza, nell’unicità della loro identità, nei tempi lunghi che occorrono per instaurare relazioni, per maturare decisioni buone, per convertirsi pienamente alla volontà del Padre. La realtà in cui siamo chiamati a vivere è la realtà dei veri poveri: che non sono un’immagine pietistica da far vedere in televisione, né uno slogan buono per accaparrare offerte via sms. Come Gesù, anche noi credenti incontriamo i poveri faccia a faccia, nella faticosa realtà dell’esistenza, in cui la propaganda svanisce e la fragilità grida aiuto. Nessuna finzione pubblicitaria può compensare il reale impegno a favore dei fratelli e delle sorelle, secondo la carità di Cristo.

Dalla finzione pubblicitaria all’assunzione di responsabilità
Sgombriamo il campo dai pregiudizi: non abbiamo nulla contro i creatori di immagine, contro chi si adopera, con indubbio senso artistico e genialità, per far risaltare la bellezza, la qualità, l’efficacia di un prodotto. Comprendiamo bene anche come un simile processo non possa limitarsi al puro e semplice piazzamento dell’oggetto di acquisto: la pubblicità inevitabilmente tende a proporre e incoraggiare uno stile di vita; al di là degli oggetti stanno sempre dei valori.
Tuttavia rileviamo che spesso si fa un uso scorretto di strategie di tipo comunicativo e pubblicitario, anche al di fuori dell’ambito commerciale e di intrattenimento che è loro proprio, arrivando a confondere i livelli dell’esistenza. Dovremmo chiederci per esempio se l’azione politica può diventare soltanto un problema di campagna pubblicitaria, per l’uno o l’altro candidato, per l’uno o l’altro provvedimento. Oppure se il delicatissimo impegno per la giustizia venga davvero servito da una esasperata montatura giornalistica dei casi giudiziari. Se vale di più dichiarare di aver fatto, o dichiarare l’intenzione di fare, rispetto all’agire effettivo, si crea un’enorme distorsione. Non possiamo stupirci se i giovani sono più preoccupati di apparire sui social network, piuttosto che di crescere e maturare come persone vere.

L’ora della testimonianza
Gesù invita i suoi discepoli ad essere e fare, prima ancora che apparire. Egli stesso percorre ostinatamente questa strada, fino alla croce, che è l’equivalente dell’annientamento della sua immagine, ma arrivando alla risurrezione. Anche per noi, se perseguiamo la sua stessa giustizia nel nascondimento, verrà inevitabilmente l’ora della manifestazione e della testimonianza. La Chiesa nata dall’ascolto della Parola, trasfigurata dalla celebrazione liturgica, non sarà tanto preoccupata della propria immagine, ma di custodire e realizzare effettivamente il dono ricevuto

(tratto da www.chiesacattolica.it ).


CAPODANNO A MEDJUGORJE

Il programma completo, dal 30 dicembre 2017 al 2 gennaio 2018, può essere visionato nella locandina in chiesa. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare Alessandro Fraccaro (cell. 342.7378781) o Andrea Schermidori (cell. 338.7922291).


 




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