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Le Iniziative del 2016

BUON NATALE!

“Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell’Amore. Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’albero di natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.
Sei anche luce di natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l’allegria e la generosità. Gli angeli di natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore. La stella di natale sei tu quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore. Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di natale sei tu quando conquisti l’armonia dentro di te. Il regalo di natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani. Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.
Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un natale perenne che stabilisce il regno dentro di te. Un buon natale a tutti coloro che assomigliano al natale”.

(Papa Francesco)


FESTA ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

Giovedi 8 dicembre durante la S. Messa delle 10:30 a Montegaldella ci sarà la festa degli anniversari di matrimonio. Sono invitate tutte le coppie interessate(dal quinto anniversario in poi con cadenza quinquennale).


CONCERTO DI NATALE

Domenica 18 dicembre ore 17:00 in chiesa a Montegaldella ci sarà il Concerto di Natale dei 3 cori parrocchiali.


TEMPO DI AVVENTO

“Il tempo di Avvento ha una duplice caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi” (Norme generali per l'ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, n. 39). Il tema della venuta di Cristo, sia nella carne che alla fine dei tempi come Giudice e Signore, è illustrato dall’eucologia. Preghiamo nel Prefazio di Avvento I: Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana
egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa.
I Vangeli delle domeniche di Avvento si soffermano su temi particolari: l’attesa vigilante del Signore (I domenica); l’invito alla conversione da parte di Giovanni il Battista (II domenica); la testimonianza data dal precursore a Gesù (III domenica); l’annuncio della nascita di Gesù (IV domenica) (cfr. Ordinamento delle letture della messa, n. 93).
Nei giorni prossimi al Natale, dal 17 al 24 dicembre, si leggono brani del Vangelo di Matteo (cap. 1) e di Luca (cap. 1), che propongono gli eventi che precedettero la nascita del Signore (cfr. Ordinamento delle letture della messa, n. 94).
Negli stessi giorni il ricordo della Madre del Signore si fa più frequente. Nel tempo di Avvento, infatti, la liturgia celebra in modo esemplare la beata Vergine, “ricorda alcune donne dell’Antica Alleanza, che erano figura e profezia della sua missione; esalta l’atteggiamento di fede e di umiltà con cui Maria di Nazaret aderì prontamente e totalmente al progetto salvifico di Dio; mette in luce la sua presenza negli avvenimenti di grazia che precedettero la nascita del Salvatore” (Direttorio su pietà popolare e liturgia, n. 101).

(dal Sussidio CEI Avvento-Natale 2016)


FESTA DI S. CECILIA

Santa Cecilia con l’organo portatile, un’altra santa e un putto -Giuseppe Cesar(Arpino 1568 - Roma 1640)


Martedi 22 novembre alle ore 20:30 nella chiesa di Montegaldella ci sarà la S. Messa animata da tutti i cori parrocchiali del vicariato. Tutta la comunità è invitata a partecipare.


FESTA DEL RINGRAZIAMENTO

Domenica 27 novembre ci sarà per entrambe le parrocchie la Festa del Ringraziamento con la celebrazione eucaristica delle ore 10:30 a Ghizzole, la benedizione dei mezzi agricoli. Nei giorni precedenti saranno distribuite le buste a Ghizzole per le offerte (per le adesioni contattare Gino Carli e Franco Gobbo).


AZIONE CATTOLICA

Lunedì 21 novembre alle ore 21:00 in Asilo ci sarà l’assemblea dei soci AC per rinnovare la presidenza.


MESE DEL CREATO

Il Consiglio Permanente della CEI tenutosi a Roma lo scorso 23-26 gennaio 2006 ha istituito la Giornata nazionale per la salvaguardia e la difesa del creato, fissandone la celebrazione il 1° settembre, come si legge al punto 3 del Comunicato Finale: (….) I vescovi hanno, inoltre, approvato l’istituzione di una “Giornata per la salvaguardia e la difesa del creato”, da celebrare, in sintonia con altre Chiese e Comunità ecclesiali europee, il 1° settembre, lasciando al livello locale di sviluppare le relative iniziative lungo tutto il mese. Questa scelta intende riaffermare l’importanza della “questione ecologica”, con le sue implicanze etiche e sociali, e si propone come un gesto concreto sul piano ecumenico, come auspicato nella Carta Ecumenica, testo firmato congiuntamente dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e dalla Conferenza delle Chiese Europee (KEK). In tal modo si evidenzia il comune impegno dei cristiani a promuovere atteggiamenti più maturi e responsabili nel rapporto con il creato, collegando strettamente l’“ecologia dell’ambiente” a quella che Giovanni Paolo II, con sapiente lungimiranza, ha chiamato l’“ecologia umana” (cfr Centesimus annus, nn. 37-39). Infatti – ricordano i vescovi – una nuova e corretta coscienza e consapevolezza circa le problematiche ecologiche richiede di per sé l’apertura verso una nuova coscienza dell’ambiente umano e della vita umana in tutti i suoi aspetti.

La nostra scelta del mese: Novembre

(mese per la salvaguardia del creato e giornata del ringraziamento)
• È un mese pastorale migliore rispetto a settembre dove avviene l’inizio di tutte le attività pastorali;
• si può creare un forte legame con la giornata del ringraziamento che avviene nel mese di novembre;
• si può creare un legame con la giornata di spiritualità della Pastorale Sociale e del Lavoro;
• si possono coinvolgere la fondazione Lanza (per l’impostazione e l’approfondimento delle tematiche da approfondire) e la Coldiretti (per la giornata del ringraziamento).

Scarica la guida-sussidio!


Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita (Lc 21,19)

Gli elogi per il tempio diventano per Gesù un’occasione per annunciarne la fine e per parlare degli ultimi tempi. Pur mettendo in guardia da inopportune paure, Gesù ne rileva l’incertezza dell’ora; da qui la vigilanza contro quanti affermano di conoscere le scadenze precise. La rovina del tempio, le guerre, le calamità naturali, non devono spaventare né ingannare: sono solo segni indicativi del travaglio presente nel mondo, della transitorietà delle cose, anche di quelle che vorremmo credere intramontabili. Sono segni premonitori della fine di questo mondo e della stessa nostra esistenza terrena. L’ora attuale è quella della fede, messa in crisi dalla persecuzione e dalla prova. Le potenze del male ricorreranno ad ogni espediente per scoraggiare i discepoli di Gesù, ma l’assistenza del Signore e la perseveranza nella sua parola saranno sicura garanzia di salvezza. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. La perseveranza cristiana non significa rassegnazione: essa imita la lunga pazienza esercitata da Dio nella vita degli uomini; è frutto della fede ed è libertà; possiede la forza di resistere con pazienza e tenacia nella prova; sa attendere il giorno di Dio lavorando ed edificando l’oggi nell’amore.


CONCERTO IN CHIESA

Sabato 29 ottobre 2016 alle ore 20:45 si terrà nella chiesa parrocchiale di Montegaldella il 20° Concerto del XIX Festival Concertistico Internazionale degli Organi Storici del vicentino.
Il concerto è inserito nella rassegna patrocinata dalla Provincia di Vicenza e sostenuta dalla Fondazione Cariverona, da Asolo Musica e Regione Veneto. Verrà suonato lo splendido organo Zordan del 1896 della parrocchiale recentemente restaurato e inaugurato dal M° Enrico Zanovello. Si esibirà il M° Gerardo Chimini all'organo, e il coro di voci bianche e giovanili "Il Garda in Coro", diretto da Maria Rosa Finotti.

Scarica il programma!


PELLEGRINAGGIO VICARIALE

Sabato 08 ottobre ci sarà il pellegrinaggio a piedi al santuario di Monte Berico di Vicenza (partenza alle ore 03:00 da Montegalda, piazza Mercato). La S. Messa sarà in santuario alle ore 08:00. Per informazioni più dettagliate rivolgersi al parroco.


Se aveste fede quanto un granello di senape... (Lc 17,6)

La fede è l’unica via in grado di dare una risposta alle domande “ultime” della storia e al mistero di Dio. Da qui la pressante richiesta dei discepoli a Gesù: Accresci in noi la fede. Anche la più piccola espressione di fede può compiere ciò che agli uomini sembra impossibile. L’importante è che ci sia: la misura, nella risposta di Gesù, diventa un problema secondario: Se aveste fede quanto un granello di senape... (Lc 17,6).
Alla fede va strettamente collegato il servizio. Si tratta di avere un atteggiamento non interessato, non fondato su prospettive di ricompensa.
Ed anche la più umile fede può fare ciò che per gli uomini è impossibile, perché contiene sempre la forza di Dio. Perché la fede non è un’opinione su qualcosa; è relazione, è incontro, è un modo preciso di essere: vivere, amare, soffrire e morire come Gesù. La fede è guardare alle cose, agli avvenimenti, alle persone con lo sguardo di Dio, alla sua luce. Per questo la fede viene dalla Parola. La parola di Gesù che risuona in questa domenica ci impegna ad un esame di coscienza: su chi poniamo la nostra speranza, di chi ci fidiamo, di che cosa si alimenta la nostra esistenza.


FESTA DELLA ZUCCA - ESTRAZIONE A PREMI

Risultati e numeri vincenti della sottoscrizione a premi Festa della Zucca 2016. Scarica i risultati! Per ulteriori informazioni e il ritiro dei premi contattare la Scuola Materna dalle ore 11:00 alle ore 13:00 allo 0444.737551. Un grande grazie al gruppo di Arsiero!


TERREMOTO: 18 SETTEMBRE, COLLETTA IN TUTTE LE CHIESE


In conseguenza al sisma che questa mattina ha colpito il centro Italia, la Presidenza della CEI dispone l’immediato stanziamento di 1 milione di euro dai fondi dell’otto per mille per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali.
La Chiesa che è in Italia si raccoglie in preghiera per tutte le vittime ed esprime fraterna vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Le diocesi, la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali sono invitate ad alleviare le difficili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere. A tale scopo, la Presidenza della CEI indice una colletta nazionale, da tenersi in tutte le Chiese italiane il 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso Eucaristico Nazionale, come frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite.
Le offerte raccolte dovranno essere inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma, utilizzando:
- il conto corrente postale n. 347013 o
- mediante bonifico bancario su Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 specificando nella causale “Colletta terremoto centro Italia”.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
- on line (sul sito www.caritas.it)
- Banca Prossima, piazza della Libertà 13, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
- Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
- UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119.

Per ulteriori informazioni: www.chiesacattolica.it o www.caritas.it.


Un povero stava alla porta di un uomo ricco… (cf Lc 16,20)

Anche questa domenica, come la precedente, affronta il tema della ricchezza. Il vangelo, con la parabola del ricco epulone sottolinea che non si può essere amici di Dio nell'eternità se oggi si lascia morire il proprio fratello
nella miseria. Il ricco viene condannato perché, senza misericordia, ha escluso gli altri dalla partecipazione ai suoi beni, costringendoli a vivere nella povertà più estrema. Il povero viene premiato perché, nonostante l'indigenza, ha continuato a credere nella vita, è rimasto ugualmente attaccato a Dio. La morale di questo episodio evangelico è semplice: se condividi con gli altri i tuoi beni, ti salvi; se li godi da solo sei destinato alla perdizione. Il tipo di rapporto che abbiamo con i beni terreni dà la misura della nostra solidarietà con gli altri e quindi la disponibilità alla salvezza. Il ricco della parabola non è ingiusto, oppressore, usuraio o truffatore; ma il piacevole approfittarsi delle ricchezze nella mancanza di misericordia è la base della sua rovina. Tutto preso dai suoi beni non si è neppure accorto che davanti aveva una persona in difficoltà. La prima parte della parabola ci invita allora ad un sapiente uso dei beni personali, che non sono solo quelli economici. Siamo amministratori.
San Luca ci dice che i beni mettono in gioco il nostro cuore. Che il nostro cuore sia attento ad ogni “altro”, che è più importante di me e che è simile a Gesù, che pure ha dato tutto per gli altri.


29 SETTEMBRE - GLI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE


I tre Arcangeli - Michele di Ridolfo del Ghirlandaio (1503 -1577), Abbazia di S. Michele Arcangelo a Passignano.

Michele (Chi è come Dio?) è l’arcangelo che insorge contro Satana e i suoi satelliti (Gd 9; Ap 12, 7; cfr Zc 13, 1-2), difensore degli amici di Dio (Dn 10, 13.21), protettore del suo popolo (Dn 12, 1).
Gabriele (Forza di Dio) è uno degli spiriti che stanno davanti a Dio (Lc 1, 19), rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8, 16; 9, 21-22), annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 11-20) e a Maria quella di Gesù (Lc 1, 26-38).
Raffaele (Dio ha guarito), anch’egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; cfr Ap 8, 2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco.
La Chiesa pellegrina sulla terra, specialmente nella liturgia eucaristica, è associata alle schiere degli angeli che nella Gerusalemme celeste cantano la gloria di Dio (cfr Ap 5, 11-14; Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, «Sacrosanctum Concilium», 8).
Il 29 settembre il martirologio geronimiano (sec. VI) ricorda la dedicazione della basilica di san Michele (sec. V) sulla via Salaria a Roma.


Non potete servire Dio e la ricchezza (Lc 16,13)

Quale atteggiamento deve avere il cristiano nei confronti dei beni terreni?
Non bisogna innanzitutto accumulare, frodando o sfruttando il prossimo.
Neppure l'inerzia va bene. Gesù nel vangelo odierno loda l'abilità del fattore, che chiama disonesto, nel trovare, in circostanze avverse, una soluzione decorosa alla propria vita; loda il suo impegno nell'affrontare una situazione nuova, a lui ostile, senza scoraggiarsi. La sua “iniziativa” viene così proposta perché “i figli della luce” si impegnino decisamente e in modo concreto per il Regno di Dio, mettendo nella dovuta posizione di relatività le ricchezze per aderire in modo assoluto a Dio: “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Di fronte al denaro si svela l'essere dell'uomo e si manifesta la sua capacità di resistere ai miti e idoli terreni. Dal suo uso si capisce chi sia il padrone di un individuo, se Dio o il profitto. L'alternativa non sta nel non usare i beni terreni, ma nella condivisione dei medesimi e nella solidarietà con i poveri. I cristiani di tutti i tempi si sono trovati di fronte la problema dell'uso dei beni terreni, del potere e della ricchezza. Non esiste una ricetta per superare questo problema. Il vangelo ci dà alcune linee: vengono sempre richiesti sia il rapporto sapiente con le cose, che la distanza dal mondo. E Gesù ci suggerisce di utilizzare i propri beni per aiutare i poveri. Ci dice anche di avere un atteggiamento di distacco, di diffidenza nei confronti della ricchezza. Questa infatti tende a divenire il tuo padrone che assorbe tempo e cuore, e diventa la tua preoccupazione.


FESTA DELLA ZUCCA

La festa si svolgerà a Ghizzole dal 16 al 19 settembre 2016 e dal 22 al 25 settembre 2016. Chi desidera aiutare nei vari servizi durante la festa è invitato a contattare Ciro (348.0585919) e Simone (348.9318813).


INIZIAZIONE CRISTIANA— FANCIULLI E RAGAZZI

Lunedì 5 settembre alle ore 21:00 in Asilo ci sarà un importante incontro per i genitori del primo percorso della IC (4° e 5°Elementare). L’argomento riguarderà la celebrazione dei sacramenti.
Lunedì 12 settembre alle ore 21:00 in Asilo ci sarà incontro per tutti i genitori dei ragazzi di 3° Media e la Catecumena. L’argomento riguarderà la celebrazione dei sacramenti e le date delle celebrazioni.


SCUOLA MATERNA "G. SORANZO"

L'anno scolastico sta per iniziare!
Per le sezioni primavera e piccoli:
- dal 5 al 7 settembre dalle ore 9:00 alle ore 11:00;
- i giorni 8 e 9 settembre dalle ore 9:00 alle ore 12:30 (pranzo compreso).
Per le sezioni medi e grandi:
- i giorni 8 e 9 settembre dalla ore 8:00 alle ore 12:30 (sono garantiti i
servizi di trasporto e pranzo);
- dal giorno 12 settembre per i bambini medi e grandi la scuola iniziera
con l'orario intero (dalle ore 8:00 alle ore 15:50).


PELLEGRINAGGIO VICARIALE

Come ogni anno viene proposto un pellegrinaggio vicariale che si terrà sabato 24 settembre. Programma: S. Vito al Tagliamento, Trasaghis presso la tomba di Mons. Luigi Pellizzo, Gemona e Venzone. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi al parroco. Il costo del viaggio compreso del pranzo è di 40 euro/persona. Partenza ore 6:30 da Montegalda (piazzale della chiesa).


FACOLTA' TEOLOGICA

La facoltà teologica del Triveneto propone due percorsi di studio di livello accademico per la preparazione di insegnanti di religione e operatori pastorali: in teologia (con la possibilità di conseguire i titoli di laurea, licenza e dottorato) e in scienze religiose (laurea e laurea magistrale), che possono essere seguiti nella sede centrale di Padova e nelle sedi degli istituti teologici collegati in rete. Le iscrizioni per l'anno accademico 2016-2017 sono aperte da maggio a settembre. Info: 049/664116 - www.fttr.it


PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA

Il pellegrinaggio Vicariale in Terra Santa è stato spostato dal 03 al 10 settembre 2016 in Palestina. Per partecipare contattare il parroco.


Scuola Diocesana di Formazione Teologica

FORMARE AL DIALOGO


Si propone un cammino teologico di base per tutti coloro che hanno il
desiderio:
- di approfondire la propria fede;
- di “mettersi alla scuola “ della Sacra Scrittura;
- di riflettere teologicamente;
- di conoscere l’esperienza di fede del passato e del presente.

Non servono titoli di studio particolari: basta la passione!
Ogni anno si propone un percorso base per chi inizia e alcuni percorsi di
approfondimento.
Quando?
Al martedì e al giovedì dalle ore 20:30 alle 22:25 presso la Facoltà Te-
ologica del Triveneto in via del Seminario n. 7 a Padova con possi-
bilità di parcheggio interno.
Iscrizioni: 26-27 settembre 2016 nei giorni di apertura della se-
greteria (martedì e giovedì dalle 20:15 alle 22:30).
Per informazioni telefonare al 333.3946657.

Email: formazioneteologicapd@fttr.it
Visita il sito: www.formazioneteologicapd.diocesipadova.it


Mi alzerò e andrò da mio Padre (Lc 15,18)

Le letture di questa domenica sono incentrate sulla situazione di fragilità
dell'uomo e sulla misericordia di Dio. Nella pagina evangelica possiamo
cogliere come è Dio a perdonare il peccato e a riportarci alla comunione
con sé. L'iniziativa divina appare chiara: è Lui che si mette alla ricerca della
pecora, della moneta perduta, va incontro al figlio; ed è immensa la sua gioia
quando può dare libero corso alla sua misericordia.
Il suo atteggiamento risulta tanto più sconcertante in quanto dimostra
un amore tutto particolare per i lontani, per i peccatori: alla sola condizione
che si lascino amare. Il suo desiderio è di riammetterli nell'ambito dell'intimità
e della festa della famiglia.
Dio ama il peccatore: ed è perché lo ama che lo salva. Questo è il
volto di Dio rivelato da Gesù.
Nella prima parte della parabola del Padre misericordioso e del figlio
prodigo è dominante la figura del figlio minore. Il suo allontanarsi dalla casa
paterna diventa un'illustrazione della sua decadenza morale. La lontananza è
accentuata dallo sperpero del patrimonio che egli aveva ricevuto dal Padre:
l'incapacità di far fruttare i beni ricevuti indica il totale fallimento dell'esperienza
e sembra distruggere il legame familiare. In quella situazione “rientrò
in sé”: è l'inizio della conversione che nasce da una presa di coscienza della
situazione. Poi essa diventa azione: “Mi alzerò e andrò da mio Padre”. Da
quel momento il protagonista diventa il Padre. Riempie tutti i vuoti e li colma
del suo amore sovrabbondante. Appena accennato al primo passo da parte
del figlio, il resto lo fa il Padre.
Il primo passo permette a Dio di essere Dio, misericordia infinita.
Coltiviamo questa certezza.


SE UNO VIENE A ME E NON MI AMA PIU' DELLA PROPRIA VITA

Ultima Cena - Particolare di Gesù e Giovanni, Giotto, Cappela degli Scrovegni - Padova.

In Gesù Dio diventa accessibile, unicamente da accogliere e da seguire. Ma per fare questo è necessario mettere in secondo piano tutto il resto, perfino i sentimenti più cari come l'amore per i propri familiari, l'attaccamento ai propri averi, la stessa vita.
Scriveva nel suo diario Dag Hammarskjold, diplomatico svedese per due mandati segretario generale dell'ONU, nel 1961 premio nobel per la pace alla memoria: “La cosa più meravigliosa che si può raggiungere in questa vita è tacere, lasciar fare e parlare a Dio” (Tracce di cammino, Qiqajon). Cristo era una realtà nella vita di quest'uomo politico. Egli visse dell'unione con Lui: cosciente del proprio dovere, amabile, rassegnato e felice. Realizzò la sequela di Cristo da uomo politico.
Entusiasmo per Cristo e desiderio e impegno a diventare simili a Lui. Vivere nell'unione con Dio, essere servi di tutti, sempre pronti al perdono, dare ogni volta una nuova opportunità a ognuno, abbattere le frontiere e i muri tra gli uomini, percorrere la strada della croce. Queste parole di Gesù non sono rivolte a qualcuno, ma a tutti. Poi ciascuno è chiamato a viverle nella sua condizione e nel suo tempo. Gesù ci chiede un duplice atteggiamento: un grande amore per Lui e una grande capacità di distacco. In questa settimana proviamo a mettere davanti ad ogni azione, da quelle più semplici a quelle più impegnative, un “per te, Gesù”.


INCONTRO DI FORMAZIONE

Scarica la locandina!


CHI SI UMILIA SARA' ESALTATO (Lc 14,11)

 

La partecipazione ad un banchetto offerto da uno dei capi dei farisei, dà modo a Gesù di osservare il comportamento degli invitati, in particolare la loro corsa ai primi posti, con il grosso rischio di essere rimossi all'ultimo per il sopraggiungere di personalità più ragguardevoli. Gesù prende lo spunto per proclamare quello che avrà valore alla fine: Dio umilierà i superbi e innalzerà gli umili.
Gesù ci invita a guardare alla fine perché sa che la meta dà la direzione al cammino. È importante capire e vivere la nostra vita da questo pensiero.
Ma che cosa significa umiliarsi? Innanzitutto riconoscere chi siamo: figli, infinitamente amati da Dio. E il suo amore concreto ci ha dotato di qualità. Ebbene noi siamo chiamati a viverle per gli altri. Nella semplicità e talvolta nella monotonia del quotidiano possiamo vivere "fuori di noi", nell'atteggiamento del servizio, del dono gratuito. Fare bene, con perfezione, la nostra parte. Svolgere con impegno, generosità e modestia i propri lavori.
L'umiltà è l'atteggiamento di chi si sente creato e dipendente da Dio, che sa di non essere nulla con le proprie forze; che è consapevole della propria fragilità, ma anche della sua forza, che gli è donata.
Essere umili significa aprirsi ai fratelli e sorelle, senza condizioni; significa essere accoglienti, perché tutti sono figli dell'unico Padre celeste. Significa sentirsi strumenti ("Matita" diceva Madre Teresa) nelle mani di Dio. Significa dare il primato alla coscienza, vivere in atteggiamento di attenzione e di ascolto, animati da fiducia piena in Dio, che chiama. Come Maria.


E' TEMPO DI GREST!

Questa settimana (dal 14 al 21 agosto) parte il Grest "ALLA RICERCA DI NEMO": i nostri animatori vi aspettano!!


ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Assunzione di Maria, Palma il Vecchio, Gallerie dell'Accademia - Venezia, 1514.

«L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte» (Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen Gentium», 59). L’Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di consolazione e di sicura speranza per la Chiesa pellegrina (ibidem, 68). La «dormitio Virginia» e l’assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e solennemente proclamata con la definizione dommatica di Pio XII nel 1950.

Fonte: Proprio dei Santi (Messale Romano)


QUANDO PREGATE DITE: PADRE (Lc 11,2)


La parola di questa domenica ci invita a riflettere sulla preghiera, quale forza della vita di fede. La preghiera è forza di Dio in noi perché è relazione, è dialogo con Dio. Sappiamo dal vangelo che Gesù si ritirava spesso in prolungata orazione personale e silenziosa. Sollecitato dalla domanda di uno dei suoi discepoli, Gesù insegna il suo “stile” di preghiera. Lo fa insegnando il Padre nostro. Se noi guardiamo i vangeli, troviamo questa preghiera in due versioni differenti. Ma la sua novità non va cercata tanto nelle formule usate, quanto nel fatto che essa presenta un modello di fede vissuta e osservata dal Maestro, un concentrato del suo insegnamento sulla preghiera. Il nome “Padre” che introduce le cinque brevi richieste è come il portale di ingresso di questa straordinaria preghiera. Esso mette, chi la fa propria, in totale libertà, fiducia, confidenza e gioia davanti a Dio, di fronte al quale siamo non come una massa anonima, ma come un popolo di figli. Possiamo chiamare Dio, in cui tutto si fonda, “amato Padre”. Abbà gli possiamo dire; così fiduciosi possiamo essere, tanto è vicino a noi. Noi possiamo rivolgerci a Dio, l'infinito, il mistero dei misteri, con questa confidenza solo perché Gesù ce l'ha detto. Dio mi dice “figlio” e io lo posso chiamare “Padre”, Padre buono, “papi”. Nella preghiera in questa settimana partiamo da questa confidenza.


GLI SI FECE VICINO (Lc 10,34)

La parola di Dio ci fa conoscere un Dio che si è fatto vicino alla sua creatura in molti modi. Prima con la Parola: “questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 3-0,14). Per noi cristiani la parola per eccellenza a noi rivolta è Gesù. Egli si è fatto uno di noi, ha camminato per le nostre strade. Il suo esempio ci mostra in quale direzione noi possiamo camminare per diventare giusti agli occhi di Dio e per poterlo incontrare nella nostra vita. La parabola del Samaritano buono ci propone il centro del vangelo di Gesù: solo nell'amore possiamo incontrare Dio. Ma che cosa significa amare? La descrizione del comportamento del Samaritano è accurata. Si mette in luce sia il movimento interiore (ne ebbe compassione) sia quello concreto esteriore. In fondo il Samaritano ama come Gesù, che rivela l'amore di Dio. Quindi noi che ascoltiamo siamo invitati a diventare imitatori della passione di Dio per la sua creatura, che si manifesta in Gesù. La sua è una passione operosa descritta nella parabola con una “cascata” di verbi che parlano non solo delle sue cure, ma anche della passione che le anima: “gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo, si prese cura di lui”. Cristo è il nostro modello perché Lui è la via dell'amore. Lui si è fatto vicino a ciascuno con tutto se stesso. Anche noi facciamo altrettanto.


PELLEGRINAGGIO A LOURDES - ARS - NEVERS

Il pellegrinaggio avrà luogo dal domenica 21 agosto a venerdì 26 agosto 2016 (6 giorni, con il pullman). Per partecipare e maggiori informazioni contattare Andrea Schermidori (338.7922291).


PREGATE IL SIGNORE DELLA MESSE(Lc 10,2)

Il brano liturgico, tratto dal capitolo 10 del vangelo di Luca, ci fa conoscere l'invio dei discepoli e il loro ritorno da Gesù. Luca, che ha già raccontato l'invio missionario dei dodici, riporta ora un secondo invio, quello di altri settantadue discepoli, per farci comprendere l'importanza della missione. E Luca ci tiene a sottolineare che la missione non è frutto di decisioni o impegni umani. Il primo responsabile è il Padre: a Lui per primo sta a cuore la salvezza degli uomini; è Lui a suscitare gli annunciatori del regno. Per questo la prima regola che Gesù consegna al missionario è una grande fiducia nel “Signore della messe”, che è necessario pregare. A ricordarci che siamo dei mandati. La preghiera e la conseguente fiducia nel Padre celeste ci liberano da ogni presunzione: l'affermarsi e il diffondersi del Regno non dipendono dalla nostra bravura. Ciò che Gesù chiede a noi testimoni è portare la Buona Notizia che Dio in Gesù si è fatto vicino come padre e pastore e si prende a cuore la vita di ciascuno dei suoi figli. La missione è opera innanzitutto divina. Noi siamo i collaboratori. Papa Francesco ci ricorda e ci invita spesso ad essere “Chiesa in uscita”. Cerchiamo in questa settimana di vivere la gioia di essere cristiani e chiediamo al Padre di poter essere testimoni credibili del suo amore.


GIUBILEO DEI GIOVANI

Giornata Diocesana per i giovani nell’anno del Giubileo aperta a tutti i giovani della Diocesi di Padova e ai partecipanti alla GMG di Cracovia 2016.
Sabato 18 giugno - Programma della giornata:

  • Ore 17:00 ritrovo in quattro punti del centro città;
  • Ore 17:30 breve pellegrinaggio verso la porta della Misericordia della Cattedrale;
  • Ore 18:00 raduno in Cattedrale, momento di preghiera con il Vescovo Claudio e consegna del Kit ai partecipanti alla GMG;
  • Ore 19:30 cena al sacco con musica e animazione;
  • Ore 21:15 spettacolo KEY4YOU, realizzato da 4 gruppi di giovani della Diocesi con la partecipazione di Pippo e Gaetano di “Marco e Pippo - l’unico duo che è un trio”.

    Invitiamo i giovani a partecipare!

PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO PER IL GIUBILEO DELLA
MISERICORDIA

Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l'adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa' che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia:
fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch'essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nel l'ignoranza e nell'errore; fa' che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato
da Dio.
Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista.
Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a teche vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.
Amen


CALENDARIO CORI scarica il calendario


CORPUS DOMINI

 

"In quel tempo (...) il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così (...). Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste."

Festa della vita donata, del Corpo e del Sangue dati a noi: partecipare al Corpo e al Sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo (Leone Magno). Dio è in noi: il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola. L'uomo è l'unica creatura che ha Dio nel sangue (Giovanni Vannucci), abbiamo in noi un cromosoma divino. Gesù parlava alle folle del Regno e guariva quanti avevano bisogno di cure. Parlava del Regno, annunciava la buona notizia che Dio è vicino, con amore. E guariva. Il Vangelo trabocca di miracoli. Gesù tocca la carne dei poveri, ed ecco che la carne guarita, occhi nuovi che si incantano di luce, un paralitico che danza nel sole con il suo lettuccio, diventano come il laboratorio del regno di Dio, il collaudo di un mondo nuovo, guarito, liberato, respirante.
E i cinquemila a loro volta si incantano davanti a questo sogno, e devono intervenire i Dodici: Mandali via, tra poco è buio, e siamo in un luogo deserto. Si preoccupano della gente, ma adottano la soluzione più meschina: Mandali via. Gesù non ha mai mandato via nessuno.
Il primo passo verso il miracolo, condivisione piuttosto che moltiplicazione, è una improvvisa inversione che Gesù imprime alla direzione del racconto: Date loro voi stessi da mangiare. Un verbo semplice, asciutto, pratico: date.
Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, fattivo, di mani: dare (Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio (Gv 3,16), non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici (Gv 15,13).
Gli apostoli non possono, non sono in grado, hanno soltanto cinque pani, un pane per ogni mille persone: è poco, quasi niente. Ma la sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso, che passa di mano in mano, diventa sufficiente; che la fine della fame non consiste nel mangiare da solo, voracemente, il proprio pane, ma nel condividerlo, spartendo il poco che hai: due pesci, il bicchiere d'acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po' di tempo e un po' di cuore. La vita vive di vita donata.
Tutti mangiarono a sazietà. Quel tutti è importante. Sono bambini, donne, uomini. Sono santi e peccatori, sinceri o bugiardi, nessuno escluso, donne di Samaria con cinque mariti e altrettanti divorzi. Nessuno escluso. Pura grazia.
È volontà di Dio che la Chiesa sia così: capace di insegnare, guarire, dare, saziare, accogliere senza escludere nessuno, capace come gli apostoli di accettare la sfida di mettere in comune quello che ha, di mettere in gioco i suoi beni. Se facessimo così ci accorgeremmo che il miracolo è già accaduto, è in una prodigiosa moltiplicazione: non del pane ma del cuore.


Da Avvenire, a cura Ermes Ronchi.


FESTIVAL BIBLICO

Tema 2016

«Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.»
(Giovanni Paolo II)


Ogni anno il Festival sceglie un tema significativo del sentire comune, di un’esigenza valoriale e di discussione forte. Ogni edizione è un nuovo viaggio, diverso dai precedenti. Ecco il tema che animerà la XII edizione del Festival Biblico: Giustizia e Pace si baceranno. Il titolo scelto per l’edizione 2016 è estratto dal Salmo 85,11 ‘Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno’. Un tema che, attraverso la figura-icona di San Francesco, patrono dell’ecologia ma anche paladino di sentieri di pace, prosegue idealmente il cammino della scorsa edizione sul tema ambiente e cura, e si inserisce nella riflessione dell’anno giubilare.
La Pace – intesa non solo come assenza di guerra – è la più grande questione del nostro tempo. Essa è anche giustizia e dignità umana e passa attraverso la misericordia, che è amore gratuito offerto a chi ha sbagliato. Da questo parte la riflessione del Festival Biblico sulla pace come bene comune fondamentale: la Pace colta nei suoi paradossi, all’interno delle emergenze contemporanee e delle conflittualità sociali, nelle crisi personali e, infine, attraverso la misericordia, come atteggiamento in grado di suscitare la pace nell’intreccio di giustizia e perdono. Emergono così un polo personale e uno sociale e politico, che definiscono la pace come questione locale e globale, individuale e psicologica, presente e futura con attenzione alla memoria della pace ferita. Lo specifico della pace biblica è l’aspetto personale integrale, ma le pagine della Scrittura fanno emergere anche l’altra polarità fondamentale, cioè la pace come dono di Dio, che l’uomo da sé non può ottenere totalmente. La pace si definisce come un compito sempre a venire. Inoltre le pagine bibliche fanno emergere, soprattutto nelle vicende dei profeti e dello stesso Gesù, il paradosso di una pace per cui bisogna lottare.

Le città

Ognuna delle città partecipanti si distingue per un proprio carattere e approccio al tema: Verona, l’originalità. Dalla mongolfiera adorna di disegni alla Bibbia letta durante una gita in canoa sull’Adige. La Diocesi di Verona declina il tema della rassegna in eventi che riescono a far incontrare le Scritture in modo originale e divertente. Nel cuore della città, durante la manifestazione, alcuni ristoranti ospitano sapori e aromi dell’Antico e Nuovo Testamento, realizzando varianti di "Piatto Biblico”, pietanza preparata secondo le tradizioni culinarie locali.
Padova, il futuro. Bambini, tecnologie e nuovi scenari. La diocesi di Padova privilegia convegni internazionali, nuove tecnologie e eventi per bambini. Un connubio che la pone sempre con uno sguardo avanti a cui sa affiancare grandi eventi di musica e di teatro.
Rovigo, il dialogo. Scienza, fede, ecumenismo, teatro sono alcuni tra i linguaggi attivati a Rovigo, per un'alchimia che privilegia contaminazioni, aggregazione sociale e sorpresa in una città dalle mille potenzialità.
Trento, le arti. Ultima arrivata nel progetto, Trento ha scelto l’esperienza Festival Biblico per allargare i propri confini culturali regionali e lo ha fatto puntando su eventi di qualità che uniscono riflessioni profonde alle arti, cinema e teatro.

Vai al programma degli eventi!


PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA

Domenica 6 marzo alla S. Messa delle ore 10:30 sarà presenta Padre Adriano Contran che parlerà sulla situazione della Terra Santa oggi e sul pellegrinaggio Vicariale dal 18 al 25 giugno 2016 in Palestina (siamo invitati a prendere la Locandina informativa).


SANTISSIMA TRINITA'

Demetrio Alpago, Santissima Trinità (particolare presbiterio) - 1907. Chiesa di Montegaldella.

"In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà".

Verrà lo Spirito e vi annuncerà le cose future. Lo Spirito permette ai miei occhi, chini sul presente, di vedere lontano, di anticipare la rosa che oggi è in boccio, di intuire già colore e profumo là dove ora non c'è che un germoglio.
Lo Spirito è la vedetta sulla prua della mia nave. Annuncia terre che io ancora non vedo. Io gli do ascolto e punto verso di esse il timone, e posso agire certo che ciò che tarda verrà, comportarmi come se la rosa fosse già fiorita, come se il Regno fosse già venuto.
Lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio. In questa scambio di doni cominciamo a intravedere il segreto della Trinità: non un circuito chiuso, ma un flusso aperto che riversa amore, verità, intelligenza oltre sé, effusione ardente di vita divina.
Nel dogma della Trinità c'è racchiuso il sogno per noi. Se Dio è Dio solo in questa comunione, allora anche l'uomo sarà uomo solo in una analoga relazione d'amore.
Quando in principio il Creatore dice: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza» (Gen 1,26), se guardiamo bene, vediamo che Adamo non è fatto a immagine del Dio che crea; non a immagine dello Spirito che si librava sulle acque degli abissi, non a immagine del Verbo che era da principio presso Dio.
Molto di più, Adamo ed Eva sono fatti a immagine della Trinità, a somiglianza quindi di quella comunione, del loro legame d'amore, della condivisione. Qui sta la nostra identità più profonda, il cromosoma divino in noi. In principio, è posta la relazione. In principio a tutto, il legame.
Al termine di una giornata puoi anche non aver mai pensato a Dio, mai pronunciato il suo nome. Ma se hai creato legami, se hai procurato gioia a qualcuno, se hai portato il tuo mattone di comunione, tu hai fatto la più bella professione di fede nella Trinità.
Il vero ateo è chi non lavora a creare legami, comunione, accoglienza. Chi diffonde gelo attorno a sé. Chi non entra nella danza delle relazioni non è ancora entrato in Dio, il Dio che è Trinità, che non è una complicata formula matematica in cui l'uno e il tre dovrebbero coincidere: «Se vedi l'amore, vedi la Trinità» (sant'Agostino).
Allora capisco perché la solitudine mi pesa tanto e mi fa paura: perché è contro la mia natura. Allora capisco perché quando sono con chi mi vuole bene, quando accolgo e sono accolto da qualcuno, sto così bene: perché realizzo la mia vocazione.
Tutto circola nell'universo: pianeti, astri, sangue, fiumi, vento e uccelli migratori... È la legge della vita, che si ammala se si ferma, che si spegne se non si dona. La legge della chiesa che, se si chiude, si ammala (papa Francesco).

Da Avvenire, a cura Ermes Ronchi.


GITA-PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA DELLA CORONA

La consulta della Bella Età con il patrocinio del Comune ha organizzato una
gita-pellegrinaggio alla Madonna della Corona (Lago di Garda—VR) per mercoledì 18 maggio 2016. Quota di iscrizione 40 euro. Partenza alle ore 8:00 davanti al Municipio.
Per iscrizioni e informazioni contattare Rossi Attilio (cel. 335.7351177) o il parroco.


PENTECOSTE

Beato Angelico, Pentecoste 1395 - 1455. Museo di S. Marco. Firenze

Egli vi darà un altro Consolatore
perché rimanga con voi sempre.
(Ant. comunione)

«O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli». È con questa invocazione sulle labbra e nel cuore che la Chiesa celebra il mistero della Pentecoste cinquanta giorni dopo la Pasqua.
Una volta compiuta l’opera che il Padre aveva affidato a Cristo, prima che il giorno di Pentecoste giungesse alla fine, fu inviato alla Chiesa lo Spirito Santo, dono del Risorto, per santificarla e perché i credenti avessero accesso alla vita divina. È lo Spirito del Padre e del Figlio, il Consolatore, che rimane con noi per sempre (cf. Gv 14,16), dono per eccellenza che il Padre fa agli uomini: egli insegnerà ogni cosa e ricorderà le parole del Signore (cf. Gv 14,26). Essi sono perciò resi partecipi, anche con i loro corpi mortali (cf. Rm 8,10), della medesima gloria del corpo risorto di Cristo. Con l’effusione dello Spirito, preannunciata dai profeti e realizzata dal Risorto, viene dunque inaugurato il tempo della Chiesa in cui il Paraclito conduce alla “verità tutta intera”, interiorizza il mistero di Cristo, lo rende presente per i credenti di ogni luogo e di ogni tempo, guida e sostiene la Chiesa nella sua missione di annuncio e di testimonianza del Vangelo.

Come per la festa di Pasqua, anche la festa di Pentecoste ha conosciuto una veglia, nella quale originalmente, come nella veglia di Pasqua, si amministrava il Battesimo. Altro elemento caratteristico della Messa di Pentecoste è la bellissima sequenza Veni Sancte Spiritus. La liturgia attuale la colloca prima del canto del Vangelo e sarebbe opportuno eseguirla in canto o declamata con un sottofondo musicale.

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale


CALENDARIO DEGLI INCONTRI INIZIAZIONE CRISTIANA
3 e 4 ELEMENTARE

1

FINO A NATALE

25/10/2015

domenica

10:30 - 12:00

 

14/11/2015

sabato

15:00 - 16:00

2

29/11/2015

domenica

10:30 - 12:00

 

12/12/2015

sabato

15:00 - 16:00

 

DA NATALE ALLA QUARESIMA

16/01/2015

sabato

15:00 - 16:00

3

24/01/2016

domenica - visita a comunità

da definire

 

31/01/2016

domenica - Festa della Pace

giornata intera

4

14/02/2016

domenica

10:30 - 12:00

 

QUARESIMA

23/02/2016

sabato

15:00 - 16:00

 

05/03/2016

sabato

15:00 - 16:00

5

13/03/2016

domenica

10:30 - 12:00

 

19/03/2016

sabato

15:00 - 16:00

 

DA PASQUA A PENTECOSTE

02/04/2016

sabato

15:00 - 16:00

6

10/04/2016

domenica - USCITA

giornata intera

 

30/04/2016

sabato

15:00 - 16:00

7

15/05/2016

domenica - Festa Finale

giornata intera

Cari genitori,

vi informiamo che in seguito all'incontro dello scorso 23 novembre con Don Giorgio Bezze, direttore dell'Ufficio Catechistico diocesano, è stato deciso di anticipare i sacramenti dei bambini di classe 3a e 4a al prossimo anno catechistico (2016-2017), allo scopo di adattare la catechesi all'età di tutti i ragazzi conivolti. Infatti, secondo il percorso iniziale, i sacramenti sarebbero stati previsti per l'anno 2017-2018.
Di conseguenza i contenuti degli incontri di Iniziazione Cristiana saranno adattati a partire già da quest'anno per preparare i bambini alla prima confessione e successivamente ai sacramenti della Confermazione e dell'Eucarestia (Periodo Pasquale 2017).

Per far sì che questo momento diventi un'esperienza significativa della vita cristiana dei ragazzi, sarebbe bene che la partecipazione agli incontri fosse costante e sentita da tutta la famiglia, consapevole che l'accostarsi ai sacramenti non è un obbligo ma una scelta.

Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci.

Cogliamo l'occasione per augurare alle vostre famiglie un felice 2016.

Catechisti e Accompagnatori del gruppo di 3a e 4e elementare
con Don Gabriele


ASCENSIONE DEL SIGNORE

Giotto, Ascensione di Gesù 1304 - 1306. Cappella degli Scrovegni. Padova.

Nel tuo Figlio asceso al cielo
la nostra umanità è innalzata accanto a te.


L’Ascensione del Signore si celebra al quarantesimo giorno dopo la domenica di Pasqua, ma più comunemente viene trasferita alla VII domenica di Pasqua. Il Signore Gesù, vincitore del peccato e della morte, ci precede nella dimora eterna per darci la serena speranza che, dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi sue membra, uniti nella stessa gloria. Così prega l’orazione Colletta del giorno: «Nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria». Nell’umanità di Gesù presso il Padre, siamo in qualche modo presenti anche noi.
Anche la liturgia è chiamata ad assumere i tratti dell’umanità di Gesù poiché, come ha ricordato papa Francesco al convegno ecclesiale di Firenze: «È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato». La liturgia cristiana, e in particolare l’assemblea eucaristica domenicale, è chiamata ad essere accogliente così come lo è stato il Signore Gesù, attraverso l’umanità del gesto, del linguaggio e dello stile liturgico.

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale


V DOMENICA DI PASQUA

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi

In questa domenica, la liturgia della Parola ci invita a celebrare e vivere il mistero dell’amore di Dio per noi. Così ci fa pregare la Colletta: «O Dio, che nel Cristo tuo Figlio rinnovi gli uomini e le cose, fa' che accogliamo come statuto della nostra vita il comandamento della carità, per amare te e i fratelli come tu ci ami». La comunità eucaristica è chiamata a vivere e a rendere visibili i segni di questo amore, primariamente attraverso una liturgia ospitale ed evangelizzante attraverso la bellezza dei suoi riti, così infatti ci ricorda l’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG 24). In queste domeniche del Tempo pasquale, nelle comunità parrocchiali si celebrano abitualmente la partecipazione alla prima Comunione, la celebrazione di Battesimi e della Confermazione, il sacramento del Matrimonio. Sono momenti in cui la comunità parrocchiale è chiamata ad accogliere e partecipare alle celebrazioni ma, al tempo stesso, essa deve predisporre con attenzione e cura tutto ciò che favorisce una partecipazione liturgica gioiosa e insieme intensa, evitando distrazioni e confusioni che possano distogliere i fedeli dalla ricchezza di ciò che si celebra.

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale


FESTIVAL ORGANISTICO

Il 15 e il 16 aprile prossimo, continuando un appuntamento annuale e in occasione dell'inaugurazione dell'organo storico restaurato, ricorderemo l'amico Luciano Campesato con due concerti per organo in sua memoria.
Quest'anno ricorre anche il 120° anniversario della fondazione dell'organo della nostra chiesa.
L'organo storico, patrimonio della nostra chiesa e opera di pregevole fattura, è stato infatti realizzato nel 1896 dalla ditta organaria Francesco, Alfredo e Antenore Zordan. Lo strumento fa parte integrante dal punto di vista architettonico, estetico e liturgico della nostra Chiesa, la cui origine è molto probabilmente anteriore all'anno Mille. Dai documenti che riferiscono sulle Visite Pastorali, rilevati presso la Curia Vescovile di Padova, risulta che Montegaldella era già parrocchia fin dal 1425 "…con la sua bella Chiesa".

Scarica la locandina e il programma del primo concerto e del secondo concerto.


DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE

Risurrezione di Cristo, Pieter Paul Rubens (1577 - 1640).


"Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea".
(Sequenza pasquale)

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Il volto della misericordia
La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno.

(Papa Francesco, Misericordiae vultus, 12)


Abbi cura di lui
Lo abbiamo desiderato tanto e finalmente, la gioia di accogliere il papa al Parcolido, è arrivata! Appena arrivato ha abbracciato e benedetto Lionella che aspetta un bambino, e abita la prima casetta del parco. Poi ha abbracciato, accarezzato e benedetto tanti bambini. C’è stata tanta commozione.
Patrizia, che da anni vive qui e ha lo stand dello zucchero filato, ha voluto abbracciarlo con le lacrime agli occhi. Fabrizio e Alessia, nel loro piccolo ma meraviglioso giardino, sulla porta della loro casetta, lo hanno salutato commossi. Maria, la più anziana del parco, e anche Ivalda, commossa nel vederlo entrare nella carovana, dove aveva vissuto sua mamma e dove ora viviamo noi, lo aspettavano accanto agli scalini della veranda.
Dalla veranda lui ha guardato con affetto la piccola comunità del lunapark, ha benedetto tutti e ha chiesto una preghiera.
Ciascuno portava nel proprio cuore i cari che dal paradiso ci guardano, che hanno, fino a poco tempo fa, vissuto qui con noi, e gli amici delle giostre di tanti piccoli e grandi parchi, di coloro che viaggiano con tante difficoltà, nei paesi e nelle città d’Italia.
I giornalisti, dopo questa visita a sorpresa di papa Francesco, si sono accorti delle persone delle giostre, ma non tutti comprendono la bellezza di questo lavoro, la dignità di chi viaggia e di coloro che, pur restando fermi, amano continuare a vivere accanto ai propri mestieri… in una carovana o in una casetta, con la luce, l’acqua, tanti fiori, il telefono, internet, tutto ciò che serve… in piccoli spazi, ma vicini gli uni agli altri. È una vita sobria, semplice, dignitosa, anche in questi tempi in cui si fa più fatica nel lavoro. È la vita degli “artigiani della festa”, che vogliono ogni giorno dimenticare se stessi per portare gioia e divertimento sano a giovani, a bambini… a tutti.

(Roma, una Piccola Sorella di Gesù)


CALENDARIO DELLA SETTIMANA SANTA

Lunedi Santo

0re 9:30

S. Messa a Montegaldella. Segue Adorazione fino alle 10:30.

ore 16:00 - 18:45

Adorazione a Ghizzole

Confessioni (Ghizzole)

ore 19:00

S. Messa a Ghizzole

ore 20:00 - 22:00

Adorazione a Montegaldella

Martedi Santo

0re 9:30

S. Messa a Ghizzole. Segue Adorazione fino alle 10:30

ore 16:00 - 19:00

Adorazione a Montegaldella

Confessioni (Montegaldella)

ore 20:00

S. Messa a Montegaldella con processione Santissimo

Triduo Pasquale

Giovedi Santo

ore 20:00

S. Messa "in cena Domini" a Ghizzole

Venerdi Santo

0re 15:30

Via Crucis animata dal Gruppo Giovanissimi a Ghizzole

ore 20:00

Solenne Azione Liturgica a Montegaldella

Sabato Santo

ore 15:30 - 19:00

Confessioni (Montegaldella)

 

ore 21:00

Solenne Veglia Pasquale a Montegaldella

Domenica di Pasqua

ore 9:00

S. Messa a Ghizzole

ore 10:30

S. Messa a Montegaldella

N.B. La messa delle 17:00 del giorno di Pasqua è sospesa e riprenderà domenica 3 aprile.


VIVERE LA QUARESIMA

"Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro"

Vai al sussidio Quaresima 2016!


DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Entrata di Cristo in Gerusalemme, Pietro Lorenzetti (1280-1348).


Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore:
è il Re d'Israele.
Osanna nell'alto dei cieli.
Antifona d’ingresso (Mt 21,9)

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Parola di Dio
Ingresso di Gesù a Gerusalemme: Lc 19,28-40 “Se questi taceranno, grideranno le pietre”. Nella folla avviene il riconoscimento della sintonia profonda che la lega a Gesù. Impossibile fermarlo, anche se poi quella stessa folla si lascerà guidare verso l’odio e la condanna.
Is 50,4-7: “Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi”. Gesù si carica del peso di una umanità che ha smarrito ogni sentimento di pietà e compassione.
Sal 21: “Il Signore lo porti in salvo, se davvero lo ama!”. Compare nel salmo la tentazione di tentare Dio, di dettar legge a lui. Ma la sua salvezza non coincide con un desiderio puramente mondano.
Fil 2,6-11: “Obbediente fino alla morte e a una morte di croce”. L’obbedienza di Gesù è totale sintonia con la misericordia del Padre, pienamente espressa nella sua esistenza umana.
Passione secondo Luca
Lc 22,14-23.56: “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. Pietro è salvato dall’intercessione di Gesù, dalla sua accettazione della Passione, ed è chiamato a ridonarsi ai fratelli nella sua nuova esistenza di persona salvata dall’amore. Gesù si fa incontro a noi come un re umile, che cavalca un puledro, accolto con gioia dai piccoli e dai poveri che hanno veduto le grandi opere di Dio compiute dalle sue mani, disprezzato dai potenti. Nella sua Passione contempliamo la sua mitezza e la sua volontà di perdono. Prima di poterci slanciare nella missione in suo nome, prima di poter combattere per lui, come vorrebbe fare Pietro, siamo invitati ad accogliere la sua grazia, a lasciare che lui stesso preghi per noi, perché siamo confermati nella fede, prima di potere a nostra volta rafforzare i fratelli ed accoglierne di nuovi.
Se manca l’accoglienza della misericordia, sarà inevitabile prodigarsi in uno slancio nobile e generoso, ma dirottato rispetto alla verità dell’uomo nuovo: come avviene a Pietro e ai discepoli, che credono di seguire Gesù, e ricadono nella lotta per la supremazia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore
La Passione secondo Luca mostra Gesù che viene “annoverato tra i malfattori”. Non per diventare malfattore egli stesso, ma per essere totalmente vicino all’umanità, anche nel suo peccato. Di fronte all’abbandono e all’ostilità, risponde unicamente con benevolenza e perdono: prega per Pietro, perché non venga spazzato via dalla prova; prega per i suoi uccisori, invocando il perdono del Padre. Anche noi oggi siamo dentro la sua preghiera…

La rivalità tra i discepoli
Mentre Gesù “desidera” celebrare la Pasqua con i discepoli, “prima della sua Passione”, i discepoli intavolano una “discussione, chi di loro fosse da considerare più grande”. Gesù annuncia che “berrà nuovo” il calice “nel Regno di Dio”, i discepoli da parte loro si spartiscono le poltrone d’onore del Regno. Gesù parla dei “troni” su cui sederanno a giudicare “le dodici tribù di Israele”, essi intendono quei troni come un posto fisico di potere e di predominio.
La lotta per il potere e per i posti di eccellenza distrugge la concordia e la fraternità tra i discepoli, e impedisce di riconoscere nell’agire di Gesù l’attuazione piena della misericordia del Padre.

La dedizione violenta
Anche la disponibilità di Pietro, che si dichiara “pronto ad andare anche in prigione e alla morte” per amore di Gesù, se ha l’apparenza della dedizione eroica e del dono totale di sé, a immagine di ciò che sta per accadere a Gesù, non ne condivide la sostanza: nei suoi bellicosi propositi Pietro è più attratto da un desiderio di gloria, di rivalsa, di vendetta, che da un’autentica condivisione del pensiero di Gesù.
Lo slancio di Pietro non è totalmente isolato rispetto alla tradizione biblica: deriva da una lettura bellicosa e nazionalista delle Scritture, sempre possibile anche oggi. Anche la prima lettura, in cui si presenta il Servo del Signore insultato e deriso, che rende la sua faccia “dura come pietra” potrebbe essere intesa come sopportazione in vista della rivalsa, o come preludio all’esperienza del Servo sofferente, che vedremo nel Venerdì Santo. Anche Pietro è pronto a indurirsi, in vista della vittoria. Mentre Gesù accetta di sprofondarsi ancora più profondamente negli “insulti e negli sputi”, fino al dono totale di sé.

La dolcezza della carità
Nell’agire di Gesù dunque si attua un dinamismo totalmente diverso da ciò che si aspettano sia i suoi amici, sia i suoi avversari. Gesù è innanzitutto preoccupato di proteggere i suoi, più che di distruggere i nemici. Ma anche i nemici sono trattati con la stessa dolcezza dei suoi. In secondo luogo, Gesù è totalmente consegnato alla voolontà del Padre. Il suo agire, contrassegnato dal dono totale, avviene in piena corrispondenza alla verità del Padre, da cui discende la verità sull’uomo.
Così egli si dimostra il nuovo Adamo, che accetta di spogliare se stesso, consegnandosi al limite dell’esistenza umana, in obbedienza al Padre, “fino alla morte di croce”. Solo per questa via può essere poi “esaltato sopra ogni altro nome”.

Vagliati come il grano
La pretesa di Pietro, di poter rovesciare con la forza un ordinamento sbagliato, si ritorce contro di lui. La parola di Gesù gli rivela ciò che gli è nascosto: si tratta infatti di una tentazione diabolica, a cui egli stesso deve essere sottoposto, e a cui dovrebbe soccombere, se non fosse per la preghiera di Gesù.
La parabola del vaglio del grano esprime un’azione che separa istantaneamente il grano buono dalla pula, la farina dalla crusca: ciò che è buono viene tenuto, ciò che non va viene scartato. Pietro il rivoluzionario scoprirà ben presto di essere lui stesso, nel profondo della sua persona, una mescolanza di buoni propositi, velleità orgogliose, nascoste inconsistenze. Se il giudizio dovesse avvenire in quel tempo e a quel livello, certamente sarebbe da scartare anche lui. Ma il giudizio avviene secondo la misericordia divina, che si esprime nella preghiera di Gesù: il tentatore ha cercato Pietro, ma Gesù ha pregato per lui. La via da percorrere non sarà - né per Pietro, né per l’umanità - quella del vaglio violento, ma la via del ravvedimento e della fraternità ritrovata.

La discussione anti-misericordia
La discussione tra Pietro e i discepoli mostra che essi sono totalmente in balia della tentazione maligna: non si vedono più come fratelli, ma come rivali. Oltre che pronti a combattere altri, sono pronti a combattere tra di loro. In essi convivono amore per il Maestro, dedizione eroica, disponibilità ad uccidere e farsi uccidere. Slancio male orientato, dall’apparenza affascinante, di fatto confuso nella spirale dell’odio, delle vendette, della violenza.

La vittoria della misericordia
In tutto il racconto della Passione la misericordia di Gesù si manifesta come mitezza e prontezza al perdono. Prega per i discepoli litigiosi e per Pietro, il loro capo. Li ammonisce dolcemente, attendendo la loro conversione, dopo la risurrezione. Annuncia il Regno di Dio anche quando i fatti sembrano contraddirlo. Si rivolge con bontà alle donne, pensando non a sé, ma al destino dei loro figli. Guarisce il servo ferito dall’irruenza di Pietro, perdona il malfattore pentito, perdona anche ai suoi uccisori.
L’andamento del racconto evangelico mette in evidenza, attraverso i gesti di mitezza e perdono di Gesù, la sua vittoria nascosta. Bisogna che egli patisca la sofferenza per entrare nella sua gloria. La folla vedendo torna a casa battendosi il petto. Comincia un movimento di conversione, che può portare fino a lasciarsi abbracciare da Dio, come da un Padre buono.
Ma noi ci lasciamo perdonare da lui? Siamo pronti davvero a vivere per lui?


NON TI CONDANNO, NON PECCARE PIU'

Cristo e l'adultera, Lorenzo Lotto (1480-1556).


Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa
contro gente senza pietà;
salvami dall'uomo ingiusto e malvagio,
perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.
Antifona d’ingresso (Sal 42,1-2)

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

L’incontro con la persona
Può accadere di moltiplicare i discorsi sulla misericordia e il perdono senza arrivare a toccare la realtà. La liturgia dell’anno C aiuta l’assemblea a compiere un autentico percorso quaresimale di conversione: all’ultimo passaggio sta l’incontro (e anche lo scontro) con un accadimento concreto, con la persona peccatrice e una comunità segnata dal peccato, provocata a reagire di fronte al tradimento che si consuma al suo interno. L’annuncio delle domeniche precedenti ha preparato lungamente l’incontro, che però sembra accadere in maniera quasi casuale: un adulterio, scoperto a caso, la possibilità per i suoi avversari di mettere in difficoltà Gesù. Egli però non viene colto di sorpresa: come il padre della parabola, si rivela pronto a farsi incontro alla situazione trasformandola in occasione di rivelazione della misericordia divina.

Un fatto non indifferente
Ci dovrebbe far riflettere il fatto che il peccato di adulterio non viene minimizzato né da Gesù, né dall’esposizione dell’evangelista. Il contrario avviene nei nostri tempi: la maggior parte dei comportamenti che riguardano la sfera sessuale sono largamente depenalizzati, salvo la pedofilia e la violenza. Il senso del brano viene in effetti largamente sviato se manca la percezione di trovarsi di fronte a qualcosa di grave, che provoca una effettiva lacerazione nella relazione con Dio e nella rete di legami che costituisce la comunità. Il senso profondo della legge mosaica era appunto questo: attraverso la gravità della punizione, manifestare la gravità della colpa, proteggere la comunità da un fattore altamente disgregante. Il nodo che si pone di fronte a Gesù è però un altro: come mettersi di fronte alla persona peccatrice?

Di chi avere cura
Diventa difficile in un caso simile armonizzare tutte le preoccupazioni che entrano in gioco, capire di chi si deve aver cura: della legge di Mosè infranta? Dell’armonia sociale compromessa? Delle relazioni tra marito e moglie, che potrebbero essere irrimediabilmente lese? Della persona del marito, ingiustamente offeso? E si dovrà rinunciare ad interessarsi anche dell’adultera e del suo complice? E quale esempio viene dato ai giovani? Quale segnale per le altre coppie? Per la mentalità legalista non è possibile tenere uniti tutti questi fili. Ma cosa potrà fare Gesù?

Una nuova scrittura
Gesù si china a scrivere per terra. Narrativamente, può sembrare un espediente per prendere tempo. Ma l’atto di scrivere nella terra potrebbe alludere alla novità che Gesù sta portando. Il confronto con la prima lettura ci aiuta: Dio attraverso la parola profetica promette una “cosa nuova”, una novità che dovrà germogliare per il suo popolo. Gesù scrive parole nuove, una storia nuova, sulla superficie della terra che calpesta. Apparentemente ignora coloro che lo circondano e la loro richiesta. In realtà dichiara sorpassata la loro esigenza, e il modo in cui era delineata la risposta nell’antica legge. È insufficiente badare a proteggere la società da individui socialmente pericolosi. È parimenti insufficiente limitarsi a ignorare, restare indifferenti al peccato.
Così pure sarebbe ipocrita limitarsi a scaricare tutto su un unico colpevole, guarda caso la parte più debole e fragile, secondo i costumi dell’epoca. Serve qualcosa di radicalmente nuovo, e Gesù è pronto a mostrarlo, mettendo in azione la forza sorprendente del perdono.

La profondità del peccato
“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. A coloro che stanno usando l’adultera come un oggetto, come un’arma impropria per mettere in difficoltà Gesù, egli risponde riportandoli alla dimensione profonda e personale del peccato, che coinvolge anche loro. Da parte di Gesù, vediamo un gesto di enorme fiducia nella coscienza e nell’onestà morale dei suoi interlocutori. Gli accusatori si sentono accusati, e condannano se stessi, lasciando la scena. Il loro gesto mostra indubbiamente un inizio del percorso di conversione. La parola di Gesù ha avuto effetto su di loro, anche se, almeno per il momento, il cammino di conversione non prosegue. Si sono scoperti peccatori, ma non sono ancora entrati nella pienezza del perdono.

L’incontro con la persona che ha peccato
La fuga degli insinuatori malevoli e della folla lascia uno spazio intimo di dialogo tra Gesù e la donna. A partire dalla Quaresima, sfruttando l’impatto dell’anno giubilare, la Chiesa è invitata a custodire tempi e spazi di incontro personale con la Parola di Dio, con i preti incaricati della confessione, con altri fratelli e sorelle capaci di indirizzare nel cammino spirituale. In molti casi custodire vorrà dire lottare, opporsi risolutamente alla tendenza a esibire tutto davanti alle telecamere, riscoprire i tempi reali, non virtuali, dell’esistenza, della comunicazione, del dialogo, con tutte le loro fatiche. Gesù crea una situazione di colloquio profondo innanzitutto chiamando “donna” la sconosciuta, con rispetto, restituendole la sua dignità; in secondo luogo le fa constatare lo scampato pericolo. Nessuno l’ha condannata. Ciò serve per metterla di fronte al vero giudizio, di fronte al vero giudice, mite e misericordioso.

Non ti condanno - non peccare più
Nelle parole conclusive di Gesù sta il non detto, scomodo, presupposto, taciuto per delicatezza. Si tratta della realtà del peccato e del perdono. La donna ha peccato, e Gesù lo riconosce, ma non lo dice: dice “non ti condanno”. Gesù la sta perdonando, ma non lo dice; però dice “non peccare più”. La realtà del peccato è interamente avvolta dall’azione misericordiosa, per la quale la condanna è tolta, ed è data l’opportunità di vivere senza più la schiavitù del peccato. Una simile possibilità è comprensibile però solo nella prospettiva dell’evento pasquale: l’abolizione della condanna e l’apertura di una vita nuova sono realizzati solo a partire dalla croce e dalla risurrezione di Cristo. Il termine del percorso di conversione della Quaresima ci conduce alle soglie del mistero.

Una comunità perdonante
Che ne è stato di quella donna? Il finale resta aperto; ma non solo per la donna. Dovremmo chiederci anche che ne sia stato degli accusatori accusati, che hanno deposto le pietre della lapidazione, ma forse sono rimasti con il cuore di pietra… oppure si sono avviati sulla via della conversione? Non è possibile una risposta univoca. Forse per qualcuno di loro la furia di condanna, che non ha potuto sfogarsi sulla donna, si ritorcerà contro Gesù stesso. Ma forse per qualcuno di loro si è aperta la via della conversione, del ritorno a Dio, dell’accoglienza e della comprensione per i fratelli.
La pienezza del perdono si ha quando la persona è restituita ad una piena comunione. Quando può vivere da perdonata in una comunità di altri che si sentono salvati da Cristo, e che si aiutano nella lotta per la conversione. Forse si è persa in molti credenti e in molte comunità l’attenzione alla dimensione comunitaria del perdono. L’anno giubilare, e per la Chiesa italiana il Congresso Eucaristico, sono occasioni per ritrovare e imparare ad esprimere in maniera permanente la propria identità di comunità dove regna il perdono.


ATTENDERE CON PAZIENZA, ACCOGLIERE IN FRETTA

Guercino, il ritorno del figliuol prodigo, 1654-1655.

Rallégrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l'amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell'abbondanza
della vostra consolazione.
Antifona di ingresso (cf. Is 66,10-11)

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Il pasto della misericordia
La quarta domenica nell’anno C celebra l’eucaristia come pasto della misericordia. La supplica paolina della seconda lettura («lasciatevi riconciliare con Dio») trova nella prima lettura la memoria dell’affidabilità divina nel cammino attraverso il deserto e nel vangelo una fortissima immagine nella predicazione di Gesù.
Dedicata un tempo al miracolo dei pani, questa domenica individua nel cibo il segno della prossimità di Dio per il popolo, in tutta la storia della salvezza. La manna cessa quando i frutti della Terra promessa sono accessibili, al figlio che non ha per sé neppure il mangime per i porci viene offerto un sontuoso banchetto, al maggiore che non dispone di un capretto da consumare in disparte con pochi amici, viene dischiusa la porta del pranzo della famiglia riconciliata.

La domenica Laetare
Prima che l’inizio della Quaresima fosse anticipato al mercoledì delle ceneri, questa domenica segnava la metà esatta dei giorni di penitenza. Per questo, vivacizzata un tempo da riti piuttosto suggestivi, come la benedizione papale della rosa e la messa stazionale in s. Croce in Gerusalemme, aveva un carattere peculiare di letizia. La Chiesa si rallegra del tempo di purificazione che sta vivendo e della misericordia di Dio. Il programma musicale non interromperà la sobrietà del tempo ma potrà permettersi testi e brani che richiamano alla gioia, nelle parole e nel tono. Il colore rosaceo espliciterà subito la particolare occasione. Sempre «la differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con i mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati e il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell’anno liturgico» (OGMR 345).

Anticipo della gioia pasquale
I testi delle orazioni presidenziali propri della domenica ne mettono in luce la dimensione pasquale, “ormai vicina”. La vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato risuona nel passo affrettato e generoso evocato nella Colletta, nella gioia della preghiera sulle offerte e nella luce dell’orazione dopo la comunione. Il Signore invita la sua Sposa al banchetto pasquale, e la Chiesa risponde con questa lieta liturgia.


DIO CI SALVA SENZA DI NOI

Cristo Pantocratore, Cattedrale di Monreale, XII secolo.

«Quando manifesterò in voi la mia santità,
vi raccoglierò da tutta la terra;
vi aspergerò con acqua pura
e sarete purificati da tutte le vostre sozzure
e io vi darò uno spirito nuovo», dice il Signore.
Antifona d’ingresso (Ez 36, 23-26)


Due fatti di cronaca (alcuni morti in una rivolta contro i Romani, l’improvviso cedere di una torre che seppellisce alcuni cittadini) offrono a Gesù l’occasione per un appello a conversione. Il contesto immediato del brano evangelico (a partire da Lc 12,35) insiste sul tema della vigilanza e sulla lettura dei segni dei tempi, per cui vi è logica connessione tematica. Gesù da una parte vuole sfatare il pregiudizio che lega la sventura terrena a colpe personali o collettive, dall’altra dichiara che la vera disgrazia è l’impenitenza, il rifiuto della conversione.
I fatti della vita, compresa la morte, sono un linguaggio di Dio che bisogna saper interpretare, un provvidenziale avvertimento a rinnovare l’esistenza in questo tempo che è il tempo della pazienza divina. «L’anno di attesa (cf vangelo) è l’intera vita dell’uomo prima del giudizio. Dio ce la dà come il nostro tempo di conversione. Ma non intende dire: c’è sempre tempo per convertirsi; vuol ricordare invece: ogni giorno dell’anno è tempo di conversione» (Il catechismo degli adulti, p. 57).

La conversione: atto libero dell’uomo
L’urgenza di conversione per l’approssimarsi del giudizio di Dio che i segni dei tempi continuamente ci richiamano è la nostra risposta all’esperienza di un Dio che viene per farci uscire dall’Egitto, che viene ad aiutarci a ritrovare la nostra identità di uomini. Egli sente il grido del suo popolo e manda Mosè a «liberarlo dalla mano dell’Egitto e farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso» (prima lettura). Un popolo liberato è un popolo in conversione. Una conversione continua. Come al popolo d’Israele non fu sufficiente passare il Mar Rosso, cibarsi della manna e dissetarsi all’acqua della roccia per essere fedele a Dio (insorsero infatti contro di lui e furono castigati), così al nuovo popolo di Dio, a noi, non basta essere battezzati e aver partecipato alla mensa del corpo e sangue di Cristo per entrare nel regno della promessa (seconda lettura). La vita del popolo nel deserto al tempo di Mosè, ammonisce Paolo, è scritta a nostra correzione.
La parola di Dio vuol provocarci pertanto alla conversione e l’urgenza di questo appello assume in Cristo una tonalità particolare: egli è la misericordia del Padre: ancora una occasione offerta all’uomo per fare penitenza. Il tempo di Cristo è il tempo della pazienza del Padre. Dio non impone scadenze fisse. Un lungo passato di sterilità non impedisce quindi a Dio di dare possibilità di riuscita at fico. Non si tratta di debolezza, ma di amore.

La conversione: atto impegnativo
Il rischio è di sottovalutare le esigenze di tale atto e di confinarlo in gesti che solo superficialmente ci toccano, ma in realtà lasciano intatto il fondo della nostra vita. Conversione è una profonda verifica di se e della direzione che ha assunto la propria vita. Implica un «cambio di direzione». Conversione è un passaggio da una fede accettata passivamente, fede-eredità, a una fede attivamente conquistata, come risposta at dono di Dio e all’intervento dello Spirito nella nostra vita. Conversione è rottura di una mentalità orientata verso il peccato, verso valori puramente umani, verso l’autosufficienza e l’orgoglio, per aderire ai segni di penitenza che non siano soltanto rituali. Conversione è adesione al Regno che viene e impegno per esso; è atteggiamento di povero, di piccolo, di servo, di figlio; è autenticità di comportamento contro ogni dissociazione tra fede e vita (cf il catechismo degli adulti, pp. 55-58). Dio ci attende a questo istante decisivo. Aspetta dalla nostra fede un atto coraggioso; e nessuno può farlo at nostro posto, neppure Dio.

La conversione: atto che costa
Il cammino di conversione può portare a scelte strazianti e sconvolgenti. Ci sono situazioni in cui non è facile agire o da cui è ormai impossibile tornare indietro: scelte come quella di chi ha divorziato, di chi ha rotto con la Chiesa, con la vita religiosa..., non si possono facilmente modificare; un concubinaggio con figli che non può risolversi col matrimonio; una improvvisa e non voluta maternità; una impreparazione psicologica ad accettare un figlio; un drogato «assuefatto»; una forte ingiustizia patita; un comportamento abituale di diffidenza tra marito e moglie, tra genitori e figli; la lotta che coinvolge famiglie, una vendetta che è andata oltre i propri intenti. Eppure per tutto è valido sempre l’appello alla conversione. E’ un cammino lungo e difficile. Un cammino che strazia la carne e che esige il rispetto e l’aiuto di tutta la comunità. Esige la comprensione di chi sa che certe scelte non sempre dipendono dalle persone, e che certe situazioni possono verificarsi per ognuno di noi. Cristo non ha permesso di sradicare una pianta a prima vista improduttiva. Un germe di vita nuova è possibile ad ogni primavera.

Tratto da www.maranatha.it


PELLEGRINAGGI

Pellegrinaggio a Roma a livello Vicariale dal 25 al 28 febbraio. Per il programma e le informazioni contattare il parroco.


GIUBILEO VICARIALE A PADOVA

Domenica 21 febbraio alle ore 15:30 in Cattedrale a Padova si svolgerà il Giubileo del Vicariato di Montegalda. Partenza prevista verso le 14:00. Per le adesioni contattare il parroco.


EGLI MI INVOCHERA' E IO LO ESAUDIRO' (Sal 90,15-16)

Gesù Cristo tentato da Satana, Ambito veronese, sec. XVIII-XIX

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale


Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita.
Antifona d’ingresso (Sal 90,15-16)

Un combattimento vigoroso
L’antifona d’ingresso invita la comunità che celebra ad assumere un tono fiducioso. La quaresima non è un tempo dai colori smorti e di lutto, quanto una pratica vitale di purificazione. Il salmo parla di sazietà, di salvezza e gloria per chi invoca Dio che intende esaudire la preghiera. Tutto parte dalla disponibilità a lasciarsi salvare, a non vivere come se fossimo divini, esseri che possono dare la salvezza. La misericordia è prima di tutto dono ricevuto da chi ne ha bisogno.

Forti contro la tentazione, come il Cristo
La prima domenica di Quaresima è sempre dedicata alla celebrazione del mistero delle tentazioni di Gesù nel deserto. Il prefazio proprio invita la comunità orante a rendere lode al Padre dei quaranta giorni di prova vissuti dal Cristo, atto che fu l’inizio del sacramento quaresimale che iniziamo:
Egli consacrò l'istituzione del tempo penitenziale con il digiuno di quaranta giorni, e vincendo le insidie dell'antico tentatore ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato, perché celebrando con spirito rinnovato il mistero pasquale possiamo giungere alla Pasqua eterna.
Le risposte di Gesù al diavolo sono segno di misericordia: forte contro la tentazione, Egli può essere segno di speranza per chi lo segue. Nel tempo del Giubileo, per vivere la misericordia è prepararsi alla tentazione, invocare fortezza per combatterla con lo Spirito.
Tutto il corpo delle orazioni maggiori del giorno presenta il Tempo forte quaresimale come un reale sacramento di conversione. La simbologia è resa in modo efficace: la dura prova della libertà rende necessario l’allenamento, la forza ed il nutrimento indispensabile.


LASCIARONO TUTTO E LO SEGUIRONO (Lc 5,11)

ll primo episodio che oggi Luca ci racconta è la pesca miracolosa cui segue la chiamata dei primi discepoli durante il loro lavoro di pescatori. Quasi a dirci che per incontrare Dio non occorre “uscire” dalla vita quotidiana con le sue occupazioni. Dio si può incontrare dappertutto: importante è avere un cuore attento. Il discepolo di Gesù, inoltre, è colui che diffonde dappertutto la Parola, che ha effetti straordinari: il frutto abbondante della pesca aiuta Simone e i suoi amici a trasferire la propria attività professionale sul piano del servizio e dà loro la prontezza di una decisione coraggiosa, che li mette da vicino al seguito di Gesù. Da quel momento la loro vita ha un nuovo inizio e un respiro nuovo. Questa Parola, che oggi noi ascoltiamo, contiene per ciascuno un invito a lasciare e a seguire, come per i primi discepoli. Nelle nostre giornate facciamo tante azioni: facciamole a partire dal nostro amore a Dio e per la sua gloria. Siano azioni “intere”, fatte sempre con maggiore perfezione.


QUANDO IL VENTO DELLA PROFEZIA SCUOTE LA NOSTRA POLVERE

Gesù insegna nella sinagoga di Nazareth, pannello ligneo policromo del soffitto dipinto, seconda metà del XII secolo, chiesa di San Martino, Zillis, Svizzera

IV domenica del Tempo Ordinario, a cura di Ermes Ronchi


In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria (...)

In un primo momento la sinagoga è rimasta incantata: tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati! Ma il cuore di Nazaret, e di ogni uomo, è un groviglio contorto, trascinato in fretta dalla meraviglia alla delusione, dallo stupore a una sorta di furore omicida: lo spinsero sul ciglio del monte per gettarlo giù. Che cosa è accaduto? Non è facile accogliere un profeta e le sue parole di fuoco e di luce. Soprattutto quando varcano la soglia di casa come «un vento che non lascia dormire la polvere» (Turoldo) e smuove la vita, invece di risuonare astratte e lontane sul monte o nel deserto. I compaesani di Gesù si difendono da lui: lo guardano ma non lo vedono, è solo il figlio di Giuseppe, uno come noi. Odono ma non riconoscono le sue parole d'altrove: come pensare che sia lui, il figlio del falegname, il racconto di Dio? E poi, di quale Dio?
Questo è il secondo motivo del rifiuto di Gesù, il suo messaggio dirompente, che rivela il loro errore più drammatico: si sono sbagliati su Dio. Fai anche qui, a casa tua, i miracoli di Cafarnao, chiedono. È la storia di sempre, immiserire Dio a distributore di grazie, impoverire la fede a baratto: «io credo in Dio se mi da i segni che gli chiedo; lo amo se mi concede la grazia di cui ho bisogno». Amore mercenario. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui. Non ci bastano belle parole, vogliamo un Dio a nostra disposizione; uno che ci stupisca, non uno che ci cambi il cuore. E Gesù risponde raccontando un Dio che ha come casa ogni terra straniera, protettore a Zarepta di vedove straniere e senza meriti, guaritore di lebbrosi siriani nemici d'Israele, senza diritti da vantare. Un Dio che non ha patria se non il mondo, che non ha casa se non il dolore e il bisogno di ogni uomo. Adorano un Dio sbagliato e la loro fede sbagliata genera un istinto di morte: vogliono eliminare Gesù. Mentre il Dio di Gesù è l'amante della vita, il loro è amico della morte. Ma egli passando in mezzo a loro si mise in cammino. Come sempre negli interventi di Dio, c'è un punto bianco, una sospensione, un ma. Ma Gesù passando in mezzo se ne andò. Va ad accendere il suo roveto alla prossima svolta della strada. Appena oltre ci sono altri villaggi ed altri cuori con fame e sete di vita.
Un finale a sorpresa. Non fugge, non si nasconde, passa in mezzo a loro, alla portata delle loro mani, in mezzo alla violenza, va tranquillo in tutta la sua statura in mezzo ai solchi di quelle persone come un seminatore, mostrando che si può ostacolare la profezia, ma non bloccarla, che la sua vitalità è incontenibile, che il vento dello Spirito riempie la casa e passa oltre.

...fonte Avvenire.it


DA NAZARET ARRIVA L'ANNUNCIO DELLA VERA LIBERAZIONE

Gesù insegna nella sinagoga di Nazareth, pannello ligneo policromo del soffitto dipinto, seconda metà del XII secolo, chiesa di San Martino, Zillis, Svizzera

III domenica del Tempo Ordinario, a cura di Ermes Ronchi

(...) In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l'anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Luca, il migliore scrittore del Nuovo Testamento, sa creare una tensione, una aspettativa con questo magistrale racconto che si dipana come al rallentatore: Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. E seguono le prime parole ufficiali di Gesù: oggi l'antica profezia si fa storia. Gesù si inserisce nel solco dei profeti, li prende e li incarna in sé. E i profeti illuminano la sua vocazione, ispirano le sue scelte: Lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi. Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo. Da subito Gesù sgombra tutti i dubbi su ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall'uomo tutto ciò che ne impedisce la fioritura, perché sia chiaro a tutti che cosa è il regno di Dio: vita in pienezza, qualcosa che porta gioia, che libera e dà luce, che rende la storia un luogo senza più disperati. E si schiera, non è imparziale il nostro Dio: sta dalla parte degli ultimi, mai con gli oppressori; viene come fonte di libere vite e mai causa di asservimenti. Gesù non è venuto per riportare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani, a uomini e donne senza speranza, per aprirli a tutte le loro immense potenzialità di vita, di lavoro, di creatività, di relazione, di intelligenza, di amore. Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona, il suo primo sguardo va sempre sulla povertà e sul bisogno dell'uomo. Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri, che non la parola peccatori. Non è moralista il Vangelo, ma creatore di uomini liberi, veggenti, gioiosi, non più oppressi. Scriveva padre Giovanni Vannucci: «Il cristianesimo non è una morale ma una sconvolgente liberazione». La lieta notizia del Vangelo non è l'offerta di una nuova morale, fosse pure la migliore, la più nobile o la più benefica per la storia. La buona notizia di Gesù non è neppure il perdono dei peccati. La buona notizia è che Dio è per l'uomo, mette la creatura al centro, e dimentica se stesso per lui. E schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi “altra” da quello che è. Un Dio sempre in favore dell'uomo e mai contro l'uomo. Infatti la parola chiave è “libertà-liberazione”. E senti dentro l'esplosione di potenzialità prima negate, energia che spinge in avanti, che sa di vento, di futuro e di spazi aperti. Nella sinagoga di Nazaret è allora l'umanità che si rialza e riprende il suo cammino verso il cuore della vita, il cui nome è gioia, libertà e pienezza (M. Marcolini). Nomi di Dio.

...fonte Avvenire.it


GMG CRACOVIA 2016 - INCONTRO DI PRESENTAZIONE

Venerdì 22 gennaio alle ore 21:00 in Asilo ci sarà un incontro di presentazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia. La serata è aperta a tutti in particolare ai giovani e alle loro famiglie. Per ulteriori informazioni vedere la locandina.


NELLA FESTA DI NOZZE IL PRINCIPE DEI SEGNI, IL CAPOSTIPITE

Nozze di Cana - Luca Giordano (1634-1705), Pinacoteca dei Musei Civici di Vicenza

II domenica del Tempo Ordinario, a cura di Ermes Ronchi

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù (...) Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (....). E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo. Disse di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto» (...). Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto (...) chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono..» (...).

L'intero Israele risuonava del lamento di schiavi e lebbrosi, e Gesù sembra ignorarli e inizia il suo ministero ma da una festa di nozze. Anziché asciugare lacrime, colma le coppe di vino.
Sembra indifferenza davanti al dolore dei poveri, la scelta di qualcosa di secondario di fronte al dramma del mondo, eppure il vangelo chiama questo il "principe dei segni", il capostipite di tutti.
Gesù vuole trasmettere a Cana il principio decisivo della relazione che unisce Dio e l'umanità. Tra uomo e Dio corre un rapporto nuziale, con tutta la sua tavolozza di emozioni forti e buone: amore, festa, dono, eccesso, gioia. Un legame sponsale, non un rapporto giudiziario o penitenziale, lega Dio e noi, un vino di festa.
A Cana Gesù partecipando a una festa di nozze proclama il suo atto di fede nell'amore umano. Lui crede nell'amore, lo benedice, lo rilancia con il suo primo prodigio, lo collega a Dio. Perché l'amore è il primo segnale indicatore da seguire sulle strade del mondo, un evento sempre decretato dal cielo.
Gesù prende l'amore umano e lo fa simbolo e messaggio del nostro rapporto con Dio. Anche credere in Dio è una festa, anche l'incontro con Dio genera vita, porta fioriture di coraggio, una primavera ripetuta.
A lungo abbiamo pensato che Dio fosse amico del sacrificio e della gravità, e così abbiamo ricoperto il vangelo con un velo di tristezza. Invece no, a Cana ci sorprende un Dio che gode della gioia degli uomini e se ne prende cura. «Dobbiamo amare e trovare Dio precisamente nella nostra vita e nel bene che ci dà. Trovarlo e ringraziarlo nella nostra felicità terrena» (Bonhoeffer).
Ma ecco che «viene a mancare il vino». Il vino, in tutta la Bibbia, è il simbolo dell'amore felice tra uomo e donna, tra uomo e Dio. Felice e sempre minacciato. Non hanno più vino, esperienza che tutti abbiamo fatto, quando stanchezza e ripetizione prendono il sopravvento. Quando ci assalgono mille dubbi, quando gli amori sono senza gioia, le case senza festa, la fede senza passione.
Ma c'è il punto di svolta del racconto. Maria, la donna attenta a ciò che accade nel suo spazio vitale, sapiente della sapienza del Magnificat (sa che Dio ha sazia gli affamati di vita) indica la strada: «Qualunque cosa vi dica, fatela».
Fate ciò che dice, fate il suo Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne. E si riempiranno le anfore vuote del cuore.
Fate il vangelo, e si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta a felice. Più vangelo è uguale a più vita. Più Dio equivale a più io. Viene come un di più sorprendente, come vino immeritato e senza misura, un seme di luce. Ho tanta fiducia in Lui, perché non dei miei meriti tiene conto, ma solo del mio bisogno.

...fonte Avvenire.it


IL BATTESIMO DEL SIGNORE

Dal Sussidio CEI - Avvento-Natale 2015, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Isaia 40,1-5.9-11: “Consolate, consolate il mio popolo”.
Misericordia come consolazione. Missione profetica come mandato a esercitare il ministero della consolazione.

Salmo 103: “Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo a tempo opportuno”.
La tenerezza di Dio si manifesta come attenzione al bisogno di ciascuno. L’annuncio della salvezza inserisce i credenti nel grande fiume della tenerezza di Dio, e li rende a loro volta attenti e solleciti per i fratelli.

Tito 2,11-14;3,4-7: “È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”.
La misericordia è per tutti gli uomini. L’annuncio trova le sue radici nell’ampiezza del progetto di Dio.

Luca 3,15-16.21-22: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
La misericordia ha le sue radici inesauribili nella relazione trinitaria tra il Padre e il Figlio. Facendosi battezzare insieme ai peccatori, Gesù estende la stessa possibilità di essere amati ad ogni uomo. Il Padre stesso è il primo annunciatore del Figlio.

Lo spazio della misericordia: la fraternità
Lo spazio della misericordia non è uno spazio fisico, ma un ambiente relazionale. Il senso originario del termine è riferito alla relazione madre-figlio, ma per estensione possiamo ampliarlo a tutti i rapporti familiari di base: quello di paternità, quello di fraternità e sorellanza (con tutte le varie combinazioni possibili), quello più generico di parentela. Alla base occorre riconoscere una sorta di istinto viscerale, che è chiamato a divenire pienamente consapevole, identificato razionalmente, integrato nella totalità della persona, guidato dalla coscienza. Un ambiente relazionale ha una sua diversità da uno spazio fisico, o da un sistema di costrizioni legali. Se teniamo presente questo, possiamo comprendere meglio l’appello del Papa a non estenuarsi nella difesa di spazi, territori, confini puramente materiali, troppo commisti con la ricerca del potere (cf. EG 222 “Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce”). Il potere è inevitabilmente dispotico: ha bisogno di essere purificato e tenuto a bada attraverso l’umiliazione e il servizio. Più che rinserrarsi in spazi di dominio, occorre custodire ambiti di fraternità.

Vie per un’umanità nuova: Annunciare
L’ambito della fraternità è esattamente il contesto teologico-spirituale del capitolo 40 del libro di Isaia. A un popolo schiavo e umiliato, privato della sua terra, viene proclamata la consolazione di Dio. L’annuncio della consolazione precede l’effettivo ritorno, l’effettivo possesso della terra promessa. La via per ritornare a Sion non è tanto quella di una riconquista violenta, ma di una ritrovata accoglienza della presenza di Dio. A partire dall’annuncio si generano possibilità nuove. “Sali su un alto monte... alza la voce con forza...”: il brano profetico si compone di un continuo invito a portare un lieto messaggio. La situazione che si configura è quella di un annunciatore che cerca di coinvolgere altri annunciatori. Fin dall’inizio egli grida, a nome di Dio, “consolate, consolate il mio popolo”. Al termine viene consegnato un messaggio a colui che porta liete notizie a Sion, perché lo estenda a tutte le città di Giuda. Nella sezione centrale abbiamo invece una “voce” che grida, e che invita a preparare la via al Signore. Questa voce non identificata con un profeta è simile alla voce del Padre nel Vangelo, che invita a riconoscere e ad ascoltare il Figlio. La voce di Dio è in cerca di annunciatori che facciano da eco, che la riportino, la ripetano, la diffondano.

Battezzati ed evangelizzatori
Tutti i battezzati sono per ciò stesso annunciatori. Divenuti figli di Dio, in maniera esplicita e consapevole, sono chiamati a mostrare la loro appartenenza a Cristo. In passato si è spesso insistito sulla dimensione personale della testimonianza; sull’importanza per ogni individuo di riappropriarsi dell’evento del battesimo ricevuto, con tutte le sue conseguenze; sarebbe tuttavia fuorviante concentrarsi unicamente su se stessi, come se da soli si fosse effettivamente capaci di testimoniare la grazia di Cristo, l’eroismo delle proprie virtù, la forza che deriva dallo Spirito. Il pieno risveglio dell’identità battesimale, con tutto il suo potenziale esplosivo di annuncio, di testimonianza, di trasformazione delle strutture di ingiustizia presenti nel mondo, si ha quando si avverte anche la sua dimensione comunitaria. Lo Spirito che nel Battesimo ci restituisce all’originaria amicizia con Dio, nello stesso tempo ci lega alla comunione con i fratelli. Solo insieme a loro è possibile dare una testimonianza completa. Tanto più in un contesto storico-sociale in cui, sotto la maschera e il trucco dell’individualismo, si nasconde la massima rete di interdipendenza che sia mai stata presente nella storia.

Il contesto della fraternità
Se guardiamo al brano evangelico, Gesù nel Battesimo costituisce un ambito di fraternità. Nella narrazione lucana si specifica che “tutto il popolo era stato battezzato”. Il battesimo di Gesù avviene in un contesto specificamente comunitario. La voce del Padre e la presenza dello Spirito confermano Gesù come Figlio amato, che è in grado di abbracciare una moltitudine di fratelli. Tutto lo sforzo evangelizzatore di Gesù a partire dal Battesimo è mirato a risvegliare anche una consapevolezza comunitaria, che partendo dai suoi discepoli coinvolge tutto Israele, anche i peccatori, attraverso l’annuncio scandaloso della misericordia.

Un popolo puro che gli appartenga
La seconda lettura conferma il quadro evangelico: lo scopo del dono di amore di Cristo è “costituire un popolo puro che gli appartenga”. Esso si distingue per lo “zelo nelle opere buone”. Ma si noti bene che un simile zelo è un frutto, non una radice. La costituzione di una comunità credente non è il risultato di sforzi troppo umani, di espedienti psico-sociologici, di trame politiche. Dio ci salva e ci costituisce in una comunità di fratelli e sorelle “non per opere giuste da noi compiute”, ma “per la sua misericordia”. Con gli strumenti solo umani si può costituire un club, un’associazione, una setta, eventualmente una nazione o anche un movimento rivoluzionario, si possono manipolare i pensieri di milioni di consumatori… ma non si può costituire la fraternità dei credenti.

Battezzati nello Spirito
Anche l’annuncio del Battista mette in evidenza la differenza qualitativa tra il “battesimo d’acqua” e il “battesimo in Spirito Santo e fuoco”, tra il segno di conversione che egli pone e la radicale novità portata da colui che è “più forte” di lui. C’è una relazione di anticipazione, di preparazione tra le due realtà; ma è necessario anche che il Precursore si tiri indietro di fronte al Salvatore. Allo stesso modo anche noi saremo ben disponibili ad essere, a modo nostro, precursori di Cristo e della sua grazia; ma sapremo anche tirarci indietro, per lasciare che le persone possano arrivare a Cristo.


EPIFANIA DEL SIGNORE

Adorazione dei Magi di Andrea Mantegna (1497-1500).

Una stella ha guidato i Magi fino a Betlemme perché là scoprissero “il re dei Giudei che è nato” e lo adorassero. Matteo aggiunge nel suo Vangelo: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Il viaggio dall’Oriente, la ricerca, la stella apparsa ai Magi, la vista del Salvatore e la sua adorazione costituiscono le tappe che i popoli e gli individui dovevano percorrere nel loro andare incontro al Salvatore del mondo. La luce e il suo richiamo non sono cose passate, poiché ad esse si richiama la storia della fede di ognuno di noi. Perché potessero provare la gioia del vedere Cristo, dell’adorarlo e dell’offrirgli i loro doni, i Magi sono passati per situazioni in cui hanno dovuto sempre chiedere, sempre seguire il segno inviato loro da Dio. La fermezza, la costanza, soprattutto nella fede, è impossibile senza sacrifici, ma è proprio da qui che nasce la gioia indicibile della contemplazione di Dio che si rivela a noi, così come la gioia di dare o di darsi a Dio. “Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia”.
Noi possiamo vedere la stella nella dottrina e nei sacramenti della Chiesa, nei segni dei tempi, nelle parole sagge e nei buoni consigli che, insieme, costituiscono la risposta alle nostre domande sulla salvezza e sul Salvatore.
Rallegriamoci, anche noi, per il fatto che Dio, vegliando sempre, nella sua misericordia, su chi cammina guidato da una stella ci rivela in tanti modi la vera luce, il Cristo, il Re Salvatore.


TOMBOLONE DELLA BEFANA

Martedì 5 gennaio dalle ore 19:30 in palestra a Montegaldella ci sarà il TOMBOLONE DELLA BEFANA. Il ricavato sarà donato alla Scuola Materna.



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