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I DOMENICA DI QUARESIMA

Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto (Mc 1,12)   

La tentazione di Gesù Cristo nel Deserto, (1872-1874)  I. N. Kramskoij - Galleria Tretjakov (Mosca). 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».  

Il messaggio che ci viene dalla parola di Dio nella prima domenica di quaresima di quest’anno, sembra nuovo, tanto è diverso dal solito. Non vi figurano in primo piano le “tre grandi tentazioni” di Gesù nel deserto. Lo stesso deserto, più che come luogo della tentazione, viene presentato come luogo della preghiera e dell’incontro con Dio. Marco, nel vangelo odierno, vede la tentazione, che pure è una realtà scomoda, in una prospettiva provvidenziale: è infatti lo Spirito a sospingere Gesù nel deserto. Gesù ha da poco ricevuto il battesimo dal Battista. Marco ci racconta la scena con queste parole “e subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui” (Mc 1,10). Lo Spirito di Dio, che è solidarietà, amore, umiltà e servizio in Gesù è ormai presente anche tra di noi. Ed egli fa nuove tutte le cose: dà un cuore nuovo. Quello Spirito ora conduce Gesù nel deserto e lo rende vittorioso. E sappiamo che in Gesù vittorioso, tutta l’umanità ha già vinto il male. Il cristiano, unito a Gesù nel battesimo, vive la stessa scelta e la stessa difficoltà a mantenerla. Ha il suo medesimo Spirito di solidarietà, amore, umiltà e servizio e vi resta fedele nonostante gli inganni del nemico. Quando ci lasciamo guidare dallo Spirito, come Gesù, sappiamo superare le tentazioni e rimanere fedeli al dono ricevuto. Perché è lo Spirito che realizza in noi l’essere immagine viva di Cristo e la porta a pienezza fino al “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Non sono tanto i nostri sforzi, che pure sono necessari, a farci come Gesù. È lo Spirito di cui conosciamo i divini effetti nelle persone e nelle comunità: amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé.   

IL CESTINO

Non siamo ricchi e per le vacanze avevano affittato una casetta a modico prezzo. Mentre Helen cucinava, io andavo a fare la spesa con i ragazzi. Nei negozi c’erano molte tentazioni per loro, ma i soldi erano contati. Presto, alle mie obiezioni, cominciarono a manifestare il loro disappunto, mettendo su il muso. Che fare? Quella domenica  a Messa il Vangelo diceva: “Cercate prima il regno di Dio…”. Che voleva dire? Intanto, in quel momento, significava essere pazienti, non reagire con parole poco gentili e coinvolgere i nostri figli nella responsabilità dell’economia familiare. A casa abbiamo messo tutti i soldi in un cestino sul tavolo e con loro abbiamo deciso come spenderli per il tempo rimanente. Cominciavano così a fare i conti anche loro. Il cestino è rimasto sempre disponibile a tutti, ma a questo punto ognuno dimenticava le sue voglie per far spazio all’altro. È tornata la pace in famiglia, i ragazzi hanno iniziato a dare una mano in cucina nelle pulizie. Cantavamo, giocavamo. L’armonia è continuata anche dopo, al ritorno da quella vacanza.

H.G.S. – Austria P. Italia


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